Tengo Famiglia

Leo Longanesi


Dopo le ultime polemicuccie del nostro settore sugli accordi di Slowine e le consulenze di Luca Maroni, avevo preso a battere sui tasti selvaggiamente. D’altronde scrivere è innanzittutto un bisogno. Anche solo per chiarire i concetti nella propria testa. 
Poi mi sono reso conto che il pezzo non era efficace, incazzato si, ma anche con un velo di frustrazione e, ancor peggio, finiva con il calzarmi addosso il mantello dello stupido Don Chisciotte che lotta contro i mulini a vento. Del duro e puro e cose di questo genere. Cose che con l’avanzare dell’età mi provocano un certo imbarazzo e toccano il mio senso del pudore. 
Quale sia la realtà che abbiamo attorno, nel nostro settore come nel nostro paese, è sotto gli occhi di tutti. A maggior ragione nel campo dell’informazione. 

Alla fine ho pensato che sia molto più efficace riportare la frase di Leo Longanesi, colui che ha coniato un termine entrato, ahinoi con significati ben specifici, nel linguaggio comune. 

La nostra bandiera nazionale dovrebbe recare una grande scritta: Ho famiglia* 

Di quel pezzo inefficace riporto invece il finale. Che serve a me come promemoria.

Poi mi ricordo che una famiglia la tengo pure io e che se mai un giorno dovessi avere un figlio, lo stato italiano mi riconosce ancora la patria potestà per impartirgli qualche lezioncina. Pare che si possa ancora fare. Ho pensato tante volte a come potrei spiegare a mio figlio questa storia atavica tutta italiana del Tengo Famiglia. E ogni discorso provato non mi è mai parso ragionevole. Allo stesso tempo, peccare di viltà, far finta di niente, lasciare che il mio figlioletto lo scopra da solo vivendo e diventando adulto è una cosa che non mi fa dormire la notte quando ci penso. Diciamocela tutta: è una carognata. E quindi mi sa che alla fine gli dirò che onestà, indipendenza e dignità sono valori senza prezzo. Che qualche volta non bisogna solo dare il buon esempio, ma anche alzare la voce e farsi sentire. Gli dirò che non sarà solo, che forse sarà in minoranza, ma in buona compagnia, con i figli di camerieri, cuochi, enotecari, giornalisti che ogni giorno fanno il loro dovere. Insieme ad altri, figli di commesse, vigili urbani, architetti, di qualche disoccupato e tanti precari. 
E anche loro avranno una famiglia. 
Di persone perbene. 

 *26 novembre 1945, tratto da Parliamo dell’elefante

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Greco di Tufo 1992, Vadiaperti

Raffaele Troisi - foto di Salvatore Di Carluccio

Che senso può avere scrivere di un vino della veneranda età di 21 anni, ovviamente non in commercio? 
Innanzittutto testimoniale perchè il vino non aveva alcun cedimento ossidativo. Cosa non affatto scontata per un bianco, per di più italico, fatto con il greco che soffre proprio di questi problemi. 
Poi per ringraziare Paolo De Cristofaro che ha propiziato la bevuta visto che, io, questa celebre bottiglia di Vadiaperti l'avevo terminata da un po'. In perfetta sintonia con il detto che insegna che dopo un certo numero di anni non esistono più grandi annate, ma grandi bottiglie, c'è da dire che non è la migliore che ho avuto la fortuna di bere, ma che era meglio di tante altre sì: in una fase di quieta e tenera beatitudine tanto al naso (tutto giocato su morbide note di pasticceria e frutta secca, impreziosito di ricami di erbe aromatiche e di resine) quanto al palato dove si assottiglia leggermente sul finale imprimendo il suo timbro salato/salmastro. 
Un vecchio grande classico della denominazione.

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Chianti Classico Le Trame 2008, Podere Le Boncie

Giovanna a Napoli nel 2008 per una 
verticale organizzata insieme


Visto che siamo ancora in campagna elettorale abuso di un vecchio slogan e abbandonando qualsiasi tentazione relativistica affermo, "senza se e senza ma", che questo 2008 di Giovanna Morganti è uno dei più buoni sangiovese che si abbia la fortuna di bere. Alla bocca non gli manca proprio nulla. Se non avete il tempo di farlo ossigenare lentamente, scaraffatelo e godetene.

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Yves Ruffin, Champagne 1er cru brut

foto tratta dal web

Una delle serate più interessanti a cui abbia partecipato (ed in questo caso organizzato) è stata quella con Samuel Cogliati, autore che apprezzo particolarmente e i cui testi sullo Champagne consiglio vivamente (vedi qui). 

Come al solito in questi casi la presentazione del libro, l'altra sera all'Hotel Ramada a Napoli, è stata accompagnata dalla degustazione di alcuni Champagne (qui la lista) tra cui quello di Yves Ruffin, piccolo vigneron di cui ho già scritto altre volte.

Da un Yves all'altro mi è venuta alla mente una frase che si attribuisce a Yves Saint Laurent, il profumo è il fratello del respiro, che spiega, meglio della solita notarella del fruttivendolo o del fioraio, la bellezza di questo vin de Champagne, la sua capacità di farsi cosa viva, di evolvere e mutare nel bicchiere, di parlare attraverso i suoi profumi o, appunto, attraverso il suo respiro.

E complimenti a Dario Pepino de L'etiquette di Torino che da qualche anno importa in Italia questi Champagne.

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Il critico

foto di Riccardo Carbone (Napoli, 1897 - 1973)

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Kallstadter Saumagen riesling kabinett trocken 2007, Koehler Ruprecht

foto di repertorio tratta dal web

Per la gran parte dei consumatori italiani quello dei riesling tedeschi è un mondo oscuro. Per diverse ragioni. 
Perché già è difficile scrivere e pronunciare correttamente le diciture in etichetta: paese, vigna e poi la tipologia che, in caso di "predicato", si suddivide in varie classi a seconda del grado zuccherino. Quest'ultimo è un ulteriore deterrente. Innanzitutto perché si ha sempre l'idea, dalle nostre parti, che un vino dolce sia quasi un sottoprodotto. In secondo luogo perchè la sensazione di dolcezza, a seconda dei "predicati" (kabinett, spatlese, auslese, berenauslese, tba e esiwein) può avere molteplici sfumature che ne condizionano l'utilizzo finale, e riuscire ad abbinare un riesling tedesco ad un pasto salato è soprattutto divertissement cerebrale. 
Poi ci sono i secchi. I trocken. E a questo punto i conoscitori della materia staranno storcendo il naso, a ragione, perchè se riesling teutonico adda essere, che sia dolce, please. 
Vero, ma esistono pur sempre le eccezioni: Emrich Schonleber nella Nahe, Karthäuserhof nella Ruwer e Koehler Ruprecht* nel Palatinato ne producono di squisiti. Come questo 2007 austero, saldo, asciutto e dal profilo terroso. Che a tavola, con polpette fritte e "panzarotti", se l'è cavata alla grande.

*Non vorrei sbagliare, ma mi è giunta notizia di un recente cambio nella proprietà e nello stile dei vini.

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Borgogna 2011


La piccola danzatrice - Edgar Degas

Qualcuno inizia a chiedermi come è la 2011 in Borgogna. Ancora pochi si sbilanciano ed è, oggettivamente, presto, ma tanto per lasciare una primaria impressione, sulla base degli assaggi dell'anno scorso in loco e dopo qualche bottiglia che ha iniziato a girare, l'idea che mi sono fatto è che sia un'annata più "piccolina" in termini di peso e dimensioni e per questo, se l'anno scorso ho scelto L'urlo di Munch (e chi se li scorda i listini) per accompagnare le prime note sul tema, quest'anno è il turno della piccola danzatrice di Degas.
Rossi con un fruttino in evidenza accogliente e una certa facilità di approccio, bianchi più o meno sulla stessa impostazione. Tanto per ridurla proprio ai minimi termini.
Quanto ai prezzi, sicuro non scendono.
Per il resto spero nei commenti degli amici frequentatori della zona per leggere le loro impressioni. E nel tempo e con nuovi assaggi avremo modo di correggere il tiro.

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Il vino della domenica

La stanza sul mare, Edward Hopper, olio su tela, 1952

Fin quando il clima sarà così incerto gli incontri della domenica con gli amici saranno ancora ben affollati, poi ci trasferiremo direttamente su una spiaggia si spera. Quindi bando alle ciance e grazie a Giovanni, Enrico, Silvio, Maurizio, Salvatore, Lucio, Teresa, Rosa, Lucia, Fulvio e Gaetano e passiamo ai vini (bevuti come sempre a bottiglie coperte).

Sangiovese mood

Chianti Classico 2009, Ormanni ***
Cupo, terroso, violetta e balsami, non ha chissà quali profondità da sondare, ma è cordiale, armonico e saporito. Lo si beve con piacere.

Chianti Classico Le Trame 2006, Podere Le Boncie ***(*)
Inconfondibile. In queste "sveltine" è abbastanza penalizzato perchè prima che si ricomponga nel bicchiere deve passare un po' di tempo e prendere aria. Grande energia al palato, ma un po' di peso in più non sarebbe guastato.

Picnic (servire freschi freschi)

Asylia (Melissa doc) 2011, Librandi **+
Torre Melissa è il paesino contiguo a Cirò Marina; il vitigno è sempre il gaglioppo, l'interpretazione leggiadra con appena un paio di giorni di macerazione; il vino popolare (6 euro) e con un filo di tannino in più quest'anno, oltre il tripudio di frutta al naso e il giusto succo e sale.

Ciliegiolo 2010, Sassotondo **1/2
Avesse un frutto più compiuto arriverebbe anche più in alto nell'indice di gradimento. Perchè al palato ha succo ed energia. Per bocchisti.

Bourgogne pinot noir 2010, Domaine Fourrier ***+
Al momento un filo di legno, che non toglie nulla, ma aggiunge peso. In piena estate si presenterà al meglio. 

Esotismi

Bouzeron 2008 De Villaine ***
Un bianco da aligotè che sa di roccia e mare (più frutto di mare con la ponderata spruzzata di limone). Un filo di vegetale non finissimo aggiunge che è tempo di bere.

Beaune 1er cru Chouacheux 2009, Fanny Sabre **1/2
Certo dalle prime annate che ricordo di aver assaggiato (2003), quel marchio "naturale" e quei rimandi alla Ferrochina Bisleri sono del tutto scomparsi. Esuberante e molto intenso aromaticamente è più pinot nero che territorio al momento. Un filo di residuo zuccherino forse al palato. Un vino piacevole, ma "mediterraneo".

Chateau Lilian Ladouys (Saint Estèphe) 1990 ***+
Be', un jolly niente male considerata l'età. Non un mostro di finezza ma avercene così al prezzo pagato.

Campania white

Fiano di Avellino Aipierti 2009, Vadiaperti **(*)
Classico marchio di fabbrica: austero, particolareggiato più che intenso, ma l'annata si sente tutta, perchè è un peso welter.

Greco di Tufo Selvetelle 2012, Carlo Centrella ***1/2
vedi qui.

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Gianni Sassi e La Gola

Franco Battiato, Milano 1971

Era il 1971 quando Milano venne invasa dai cartelloni pubblicitari che ritraevano Franco Battiato seduto su un divano per una reclame che fece scalpore.
Con il caldo delle luci sul set durante le fotografie, la pittura bianca che ricopriva il viso di Battiato (all'epoca durante i suoi concerti con gli Osage Tribe Battiato si dipingeva di bianco il viso) si indurì e le crepe che si crearono furono la ciliegina sulla torta provocando questo strano effetto Frankestein.
L'ideatore di questa pubblicità fu Gianni Sassi (Varese 1938 - Milano 1993), nome da molti sconosciuto, uno dei protagonisti più eclettici del panorama culturale italiano dagli anni '60 fino agli anni '90. 
Art director, ideologo, discografico, collaboratore ed ispiratore di artisti italiani come Battiato, il gruppo Area, Finardi e gli Skiantos, Gianni Sassi fu anche editore: nel '79, lavorando tra gli altri con Nanni Balestrini e Umberto Eco, di Alfabeta, rivista culturale, nel '82 creando La Gola, mensile del cibo e delle tecniche di vita materiale, di carattere interdisciplinare, che fu pubblicata fino al 1988.
Per Mondadori e con Piccinardi firmò anche i libri Berealto. I cento vini italiani scelti da ‘La Gola’, Champagne e Spumanti. 100 Champenois, scelti per la ‘La Gola’ e Il libro degli spiriti. Cocktail, liquori e altro”, scelti per ‘La Gola’
La Gola, n.1 1982, editore Intrapresa - foto tratta da paperogiallo

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Vulture in bianco


Tenuta i Gelsi - Agricola Ofanto
Quando parliamo di Vulture la nostra mente corre immediatamente all'aglianico e ai rossi che si producono in prossimità del vulcano lucano, ma, in realtà, esiste anche una piccola e tradizionale produzione bianchista che riguarda il moscato, vinificato secco, dolce e spumante. In questo caso, pur trattandosi di vitigno aromatico, nel calice c'è una malvasia di una giovane azienda che da un paio di anni a questa parte ha cambiato consulenze, impostazione di lavoro nelle vigne e interpretazioni dei vini ottenendo dei primi miglioramenti evidenti nei rossi. La strada intrapresa sembra quella giusta. Quanto a questo bianco ha il merito di essere espansivo senza ridondanze, di porsi con garbo al palato chiudendo asciutto. Circa 8 euro in enoteca, con un formaggio erborinato non eccessivamente intenso. 

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Consigli per gli acquisti

Domaine Buisson Battault

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Reclame: Samuel Cogliati e lo Champagne a Napoli

Per il percorso degustativo che ho creato e curo per l'Ais delegazione di Napoli questa volta, dopo il doppio appuntamento con Alessandro Masnaghetti per parlare di Bordeaux e Sauternes, dopo la visita di Armando Castagno per raccontare Sancerre e di Giampaolo Gravina per chiacchierare di Borgogna, è la volta di Samuel Cogliati venire a parlarci di Champagne.
Sarà l'occasione per presentare il suo nuovo libro Champagne, il sogno fragile, (appena pubblicato per possibilia editore, la casa editirice da lui fondata) che viene dopo il suo meraviglioso testo Champagne, il sacrificio di un terroir (Porthos Edizioni).

Un testo che cerca di affrontare il mondo della Champagne nei suoi molteplici aspetti, dalle origini storiche alle tecniche di vinificazione, dalle contraddizioni fino ai consigli di servizio, oltre un piccola antologia di produttori consigliati, in 330 pagine veramente dense e ben scritte, con la collaborazione di Jean-Marc Gatteron e un contributo del professor Gérard Liger-Belair.

Ci vediamo il 24 maggio, all'Hotel Ramada di Napoli, alle ore 20, in compagnia di Samuel e dei cinque Champagne che vedete di seguito che accompagneranno questa piacevole chiacchierata. 
Il costo della serata è di 65 € e comprende anche una copia del libro - prezzo di copertina € 25 - 
(per info e prenotazioni: adeluccia@gmail.com)

Champagne Brut Resérve, Billecart–Salmon
Champagne Extra Brut Grand Cru, Marie-Noëlle Ledru
Champagne Brut Resérve, Pol Roger
Champagne Brut Blanc de Blancs Cuvée Marie Etienne 2004, Jacques Copinet
Champagne Brut Premier Cru, Yves Ruffin

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Energy drink


Nonostante una bellissima giornata ed un sole splendente anche domenica scorsa ci siamo visti con gli amici per il consueto incontro a bottiglie coperte, mentre altri indossavano i braccioli e si bagnavano in acque salate. 
Bella bevuta, belle bottiglie, tutte accomunate, indipendemente da tipologia, colore e peso specifico, da una preziosa energia che le rendeva squisite (e difatti son finite in un niente) e che hanno indotto una riflessione: ogni bottiglia fa testo a se (ollapeppa che scoperta). Chè la conservazione è un elemento imprescindibile da considerare quando si valuta un vino e si esprimono giudizi in merito (caso vuole che di questi vini ne abbia assaggiati un po').
Il tempo di ringraziare i pusher Lucio, Gaetano, Salvatore e Maurizio ed è il momento di passare ai vini.

Auxey Duresses 2010 Alain Gras ***1/2
sono sempre più convinto che la 2010 in Borgogna sia proprio una bella annata. Molto nelle mie corde, più dell'altrettanto buona, ma più scura 2009. Vino su cui non c'è da scervellarsi. Pinot nero di apertura, fragrante e saporito.

Piedirosso dei Campi Flegrei Vigna delle Volpi 2007, Agnanum Moccia ****
Quanti ricordi? Quante ne avrò bevute?
Questa tra le migliori di sempre. Dritta e saporita.

Falerno del Massico 2006 Etichetta Bronzo Masseria Felicia ****+
M'ha fatto, ho pensato quando l'amico che l'ha portata, gli ha tolto il cappuccio che la copriva. 
Pubblicità progresso: ricevuto l'ultimo numero di Enogea, il 48, vista la bottiglia in un'enoteca, tra l'altro ad un prezzo vantaggioso, l'amico abbonato si è fidato e l'ha comprata. Per il resto, abbonatevi pure a voi ad Enogea ;-)

Verdicchio dei Castelli di Jesi 2011 Villa Bucci ***+
E' ancora indietro nello sviluppo aromatico per cui aspetterei a stapparla, ma ha già equilibrio e misura. Come sempre produttore molto affidabile.

Fiano di Avellino 2006 Ciro Picariello ****1/2
Gesù, Giuseppe e Maria. 
Non volevo essere blasfemo, ma ho pensato proprio questo.

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Quei favolosi anni '80



Difficile resistere alla tentazione: se Martino Manetti e sua moglie Liviana di Montevertine sono così gentili da invitarti alla degustazione verticale di un vino che non c'è più, il Sodaccio, dalla sua prima annata, 1981, ci si alza prima che lo faccia il sole e si parte spediti alla volta di San Miniato per affrontare un duro weekend di lavoro (:-).
Campo di gioco, Piazza del Popolo, localino delizioso di cui ho già avuto modo di scrivere e che consiglio vivamente all'avventore che si trovi da quelle parti.
Non sarà questa le sede per un racconto più approfondito, ma, anche questo, è il luogo per un piccolo gesto di riconoscenza nei confronti di coloro i cui nomi sono riportati sull'etichetta di questo vino da sangiovese: Sergio Manetti, Giulio Gambelli e Bruno Bini, il capocantiniere, "le mani" di Montevertine per tanti anni, recentemente scomparso.

E adesso, il mio podio personale, allargato a quattro.

1981: il classico vino "zitto e bevi". La dimostrazione che davanti alla bellezza ogni tentativo di misurazione quantitativa s'infrange nel non-sense. Non ci sarà mai una definitiva spiegazione al fatto che preferiamo i Beatles ai Rolling Stones o Van Gogh a Picasso o che, nel corso della vita, cambieremo idea altre cento volte. E' più "piccolo" di altri eppure meraviglioso, armonico e compiuto. Per cui, zitto e bevi.

1985: alla fine dei 12 round è quello che vince ai punti, anche se alla fine a te "giudice" ti stava più simpatico l'altro pugile. Ma tant'è, nel complesso, occhio-naso-bocca, finisce per spuntarla. Ha proprio quel profilo di molti '85 di Toscana: ingessato, algido. Se ne sta per conto suo e non riesce a coinvolgerti del tutto.

1988: che bocca. Dall'ingresso alla fine ha ritmo, polpa, guizzo, capacità infiltrante del sapore e grande allungo. Avesse al naso lo stesso passo, sarebbe di un'altra dimensione.

1986: che naso. Di quelli che vorresti essere sotto quelle campane di vetro souvenir, perchè nessun odore estraneo disturbi e nessun aroma del vino si perda, immaginando che, ogni tanto, arrivi qualcuno a capovolgerti per fare cadere nuovamente la neve. 
Mi dovrò accontentare di serbare il ricordo di quei profumi per tutto il tempo che riuscirò. 
Avesse alla bocca lo stesso passo, sarebbe di un'altra dimensione anche lui.

Ovviamente, di vini "buoni" ce ne erano altri. Ma avremo modo di parlarne con calma.

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Greco di Tufo Selvetelle 2012, Centrella


Ogni volta che vedo Andrea Centrella è una bella boccata d'aria fresca. Perchè la sua è una passione pura e finanche ingenua in alcuni tratti, che lo porta, pur facendo altro nella vita, a curare e vinificare la vecchia vigna di famiglia e produrre tremila bottiglie. Mi ha appena portato la sua nuova annata di Greco di Tufo che, già so, sarà gratificante indipendentemente da quello che potrà essere il risultato organolettico. Al netto della solita solfa un po' retorica e demagogica che spesso si utilizza quando si scrive, il suo vino ha il sapore delle cose di un tempo, se vuoi imperfette, ma autentiche, perfettamente calate nella propria dimensione, anche temporale. Realmente autentiche; ben diverse da quello che spesso mi capita di vedere oggi quando giro per vigne, quando qualcuno si affanna goffamente nel tentativo di vendere qualcosa per quello che non è. Quando si abusa delle parole, rendendole vuote, senza significato, come quelle stuprate dai politici che vediamo alla televisione. Ma forse è meglio che mi fermi anche io, per non abusare delle parole e della vostra pazienza. Vado, la stappo e se ho sbagliato io, amen. Nessuno è perfetto. Se ha sbagliato lui, idem, tanto il suo vino mi ha già riempito di allegria: è come con i vecchi amici, per quanto "imperfetti" non vediamo l'ora di rivederli. Allora grazie Andrea, salutami papà, Carlo, e scusami se è tanto, troppo, che non passo da voi. 

Aggiornamento dopo lo stappo: giallo oro come suo solito, naso di mirtilli e lampone (già, in un bianco), roccia, fiori, una spruzzata di erbe aromatiche e balsami. Palato voluminoso, fodera la bocca di sale e chiude asciutto in leggera derapata alcolica. Ritorni aromatici presenti anche se un po' confusi.

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AAA cercasi...

L'Etichetta, di Luigi Veronelli, 1991

In occasione dell'articolo che racconta la verticale del celebre vino di Lino Maga, il Barbacarlo, scritto da Francesco Falcone su Enogea 48, alla ricerca di scritti del passato è spuntato fuori dall'archivio del masna questo reperto storico che vedete in foto. Anno domini 1991, nella celebre rubrica I vini del privilegio, Masnaghetti firmava un reportage sul Barbacarlo*. (Fate voi i conti a mente di quanto tempo sia passato).
Si tratta de L'Etichetta, guida alla vita materiale, rivista che Veronelli creò nel 1983. 

All'epoca avevo cinque anni e la "vita materiale" per me voleva dire altro.
E' proprio uno dei problemi di questo settore (che troppo spesso, ciclicamente, rinnova e rigurgita gli stessi argomenti per mancanza di consapevolezza e conoscenza di ciò che l'ha preceduto, di ciò che è stato già scritto) l'incapacità di conservare, custodire e trasmettere.

Quindi, sarei grato se qualcuno potesse aiutarmi nel recuperare questa vecchia rivista, alcuni (non dico tutti) dei suoi numeri a partire dalla sua fondazione. 
Chi avesse qualche informazione o chi volesse liberarsi di queste "carte", prima di gettarle nel camino mi contatti (vedi colonnina a sinistra).
E come si dice in questi casi, no perditempo. (e neanche speculatori).

*L'articolo scritto, anche per il suo valore storico di testimonianza, è stato pubblicato nuovamente sul numero 47 di Enogea.

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Messaggio promozionale: Enogea 48



Visto che ho fatto riferimento all'impegno con Enogea tra i motivi che mi hanno tenuto lontano da qui, allego di seguito il messaggio promozionale che accompagna il nuovo numero in distribuzione e che in parte racconta, a chi non la conoscesse, cosa è Enogea. Se amate il vino, se volete saperne di più, se cercate una pubblicazione scevra da condizionamenti e al cui interno trovate tra le migliori firme del settore, una rivista che si sostiene solo con l'affetto e gli abbonamenti dei propri lettori, allora vi consiglio di farvi un giro tra le pagine di Enogea. Non aggiungo altro, il resto tanto lo trovate qui di seguito. (me)

Il nuovo numero di Enogea che adesso è in distribuzione, il 48, è per noi un numero particolare perchè coincide con l'ottavo compleanno della seconda serie. Era il 2005, difatti, più o meno di questi tempi, che Alessandro Masnaghetti, dopo la parentesi dedicata alla realizzazione del nuova guida ai vini dell'Espresso, diede nuovamente vita a questa newsletter nata nel 1997 sull'esperienza di Ex Vinis, la newsletter di Veronelli di cui era stato direttore. Oggi, da allora, alcune cose sono cambiate; le firme ad esempio, oltre al Masna, oggi Enogea è anche Francesco Falcone, Giampaolo Gravina e Mauro Erro, ma non è cambiata la voglia di offrire un giornalismo indipendente, scevro da ogni tipo di condizionamento, che anzittutto descriva e racconti ai propri lettori ciò che tocca con mano. Le tante novità che abbiamo presentato in quest'ultimo anno, soprattutto nell'ambito digitale, non sono che alcuni dei progetti che stiamo portando avanti e che godono solo ed esclusivamente del vostro sostegno e non di altre forme di finanziamento, soprattutto di natura pubblicitaria. Per questo vi vogliamo ringraziare dell'affetto mostrato ad oggi sperando che continuerete a sostenerci in futuro. 
E a proposito di novità, in questo numero si chiama Fabio Rizzari. 
Buone letture. 

[Enogea è una newsletter bimestrale di degustazione spedita in abbonamento, se vuoi saperne di più scrivi a masna@enogea.it] 

In questo numero il Masna firma la consueta ricognizione su Bordeaux, un lungo reportage sull'annata 2012 e la traduzione di una bella intervista a Jean-Luc Thunevin di Chateau Valandraud apparsa sulla rivista francese Skopeo.
Falco si è dedicato, invece, ad uno storico vino, il Barbacarlo, raccontato in una verticale densa di significati. Oltre il vino di Lino Maga, a sua firma trovate una ricognizione sui vini della Nuova Zelanda, una retrospettiva sui Barbaresco 1996, una panoramica completa sul Teroldego Rotaliano, un aggiornamento sulla Vernaccia di San Gimignano e la seconda parte, nella sua rubrica sugli importatori, della racconto di Teatro del Vino di Firenze. A Giampaolo Gravina, per il suo spazio Borgognone, è toccato il racconto della manifestazionione Eccopinò, sui Pinot Nero Toscani. Infine, oltre la mia verticale a due voci con Maria Felicia Brini di cui ho scritto nel post precedente, Fabio Rizzari firma il pezzo Razionale e Irrazionale.
In coda la rubrica corale Le Soste di Enogea (I Tigli di San Bonifacio, Le Ghiaine di Cervia e L'Osteria Donna Teresa di Napoli) e l'immancabile On the road di Persichetti.
Lettore avvisato...

posted by Mauro Erro @ 10:06, , links to this post


Chi è il prossimo?

Who's next, The Who - 1971

"Il mestiere del giornalista è difficile, carico di responsabilità, con orari lunghi, anche notturni e festivi, ma è sempre meglio che lavorare".
Figurarsi, poi, se si scrive di vino e si fa l'assaggiatore, aggiungo al virgolettato che viene attribuito a Luigi Barzini Jr. (1908 - 1984) che fu inviato speciale del Corriere delle Sera.

Nonostante ciò, come altri hanno già avuto modo di scrivere, può succedere, considerato l'elevato numero di assaggi che si fanno durante l'anno, che davanti ad una batteria di vini rossi, magari anche tannici e alcolici, in una giornata in cui splende il sole e quasi ti arriva al naso l'odore del mare, si possa perdere un filo di entusiasmo.

Così non è stato nella mia ultima degustazione, il cui racconto trovate pubblicato sul prossimo numero di Enogea in distribuzione, il 48, dedicata alla verticale del Falerno del Massico Etichetta Bronzo di Masseria Felicia che, invece, mi ha divertito moltissimo.
Innanzitutto per la forma che ho deciso di dare allo scritto: riprendendo una vecchia idea del masna, la degustazione è a due voci. Da un lato il degustatore, dall'altro la produttrice Maria Felicia Brini che racconta i suoi vini. Sincera e divertente, mi ha aiutato a rendere un servizio migliore al lettore che voglia approfondire. Poi perchè, come al solito, nel vino nulla è assodato e tutto cambia ad ogni vendemmia. Perchè c'erano almeno tre vini che avrei bevuto e non semplicemente degustato, e uno di questi è il 2010 che vedremo prossimamente sulle scene: a volersi sbilanciare mi sembra uno dei migliori di sempre. 
Se ne volte sapere di più basta leggere Enogea 48. Se non la conoscete e volete qualche info su cosa è e come abbonarsi potete scrivere al sottoscritto (mauro@enogea.it) o direttamente al manovratore (masna@enogea.it).

Finita la degustazione ero così carico di entusiasmo e voglia che di verticali così ne avrei fatte altre tre. In auto avevo il meraviglioso album ritratto in foto che mi sono sparato a tutto volume chiedendomi: chi è il prossimo?

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Torna, sta casa aspetta a te

La costiera amalfitana vista da Casa Angelina, Praiano. I due puntini in fondo sono i celebri faraglioni capresi.

Uno degli aspetti dello scrivere, nel mio caso, è di non conoscere gran parte dei miei interlocutori. E' una cosa che mi ha fatto sempre un certo effetto, anzi, uno strano imbarazzo, quella di trovarmi in giro per vigne o manifestazioni e scoprire un mio lettore. L'ultima volta mi è successo un paio di settimane fa, alla consueta giornata annuale che l'importatore Teatro del Vino fa in costiera amalfitana, questa volta nei meravigliosi spazi di Casa Angelina a Praiano, a cui vengo invitato dal sempre gentile Gaetano Marrone. Stavolta era una ri-scoperta, visto che si trattava del sommelier di Nonna Rosa, ristorante a Vico Equense, che non vedevo da un po' e che cito proprio per ringraziarlo del suo saluto affettuoso. Ad un certo punto, nonostante sia anche un abbonato Enogea, riferendosi alla mia latitanza su questo spazio mi dice: "ma non ci abbandonare".
Perbacco. Ecco come ammutolire uno che con le parole ci lavora.

Allora eccomi di nuovo qua.
Visti i tempi (e non aggiungo altro) non credo ci sia periodo migliore per ricominciare. Ho visto fin troppe facce stanche e spiriti depressi ultimamente.
Inizio ringraziando innanzittutto tutti coloro che, con pazienza, continuano ad affacciarsi qui e che riprenderanno a farlo. Nell'ultimo anno e mezzo sono stato molto assorbito dal mio nuovo impegno con Enogea - sulle cui novità prometto di scrivere a breve - e da una cosa che chiamiamo "vita" (una delle cose più perfide che si possa augurare al proprio peggior nemico è un trasloco). Proseguo ringraziando tutti gli amici che hanno contribuito a questo spazio con i loro scritti catalogati nell'elenco di fianco. Se e quando vorranno farlo ancora, ne sarò felicissimo. E concludo, senza tirarla troppo per le lunghe, passando a qualche ragione di servizio.

Ieri, come di consueto, solito incontro con gli amici per il "domenicale", un appuntamento diventato un classico in cui ognuno è tenuto a portare una bottiglia di vino rigorosamente alla cieca da condividere con gli altri al motto "perculatio non petita, ma perculatio manifesta".

Tre bottiglie hanno destato, per motivi diversi, il mio interesse e ringrazio Maurizio e Salvatore, i pusher delle soluzioni idroalcoliche.

Rosso di Valtellina 1999, Balgera: vino e produttore che non conoscevo, distribuito da Les Caves de Pyrene. Ha qualche difettuccio - nell'effluvio di volatile leggermente sopra le righe, in un profilo olfattivo non proprio composto e in un palato deficitario nella seconda parte di bocca con quel tocco metallico in chiusura che sottolinea l'età - ma buona naturalezza d'espressione: non è risultato impossibile riconoscere il suo essere nebbiolo. Guardando il listino del distributore ho notato sia il prezzo molto accessibile sia che, anche per le altre etichette ad eccezione dell'Inferno, i vini prodotti escono sul mercato in annate non recenti (2000 e 2001). Quello che non capisco però, è che senso possa avere proporre un vino "base" dopo 13 anni. Può darsi che il bravo Christian Bucci intervenga e ci aiuti a capire.

Bourgogne Aligotè 2007, Pierre Morey: niente, non riesco a farmi piacere questo vino di questo produttore distribuito da Velier di Genova che, invece, rafforza la convinzione che naturalità di approccio in vigna (per chi non lo sapesse Velier è un distributore di vini naturali) non si traduce necessariamente in naturalezza espressiva del vino. In questo caso un senso di freddezza, di congelamento del vino e l'assenza di una qualsiasi nota di evoluzione mi hanno lasciato abbastanza perplesso.

Gavi Minaia 2009, Nicola Bergaglio: era da un po' che non lo assaggiavo e mi ha lasciato a bocca aperta. A parte un po' di calore in chiusura, questo cortese di Gavi è squisito e non sono mancati paragoni nobili con altre celebri denominazioni accomunate dalla matrice minerale. E' ancora indietro nello sviluppo del profilo olfattivo per cui crescerà ancora. Il prezzo piccolo piccolo è sicuramente un plus non da poco per il consumatore.

ps. per il sommo gaudio del "fuoco amico" degli uffici stampa, ho finalmente scritto un profilo più "istituzionale" comprensivo di contatti. Lo trovate alla vostra sinistra.


posted by Mauro Erro @ 13:33, , links to this post






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