Sulle birre campane, riflessioni e degustazione
giovedì 1 marzo 2012
A margine del percorso di approfondimento sui territori tradizionali della birra (Birroir ©) condotto in collaborazione con l’AIS Napoli, la serata dedicata alla birre campane caduta durante la Settimana della Birra Artigianale, offre lo spunto per alcune riflessioni.Amber Doll del Birrificio Karma. Già il nome evoca morbidezza e rotondità, per una birra ad alta fermentazione che si caratterizza per l’aggiunta di miele di castagno. Bottiglia sfortunata (con una nota acida come da contaminazione) per una birra che altre volte abbiamo trovato discreta, pur nella sua semplicità.
Gairloch del Birrificio dell’Aspide. Ottima prova per questa birra del giovane Vincenzo Serra, che insieme alle sorelle forma un ottimo parco di produzione, assolutamente da seguire nel tempo. Una scotch ale centrata, in stile e con buona caratterizzazione personale. I malti sono ben declinati: l’ingresso morbido e caramellato viene contrastato efficacemente dall’amaro dei luppoli. La chiusura è nuovamente dominata dai malti, con note tostate che ritornano in retrolfattivo a concludere un sorso molto piacevole.
Mirone del Birrificio Sorrento. Campione di botte e giudizio finale da rimandare a quando la birra sarà pronta. L’anteprima comunque promette bene. Il colore ambrato è lucente e striato da sfumature ramate. Se dapprima il naso è dominato da evidenti note da legno, man mano queste si affievoliscono e lasciano campo a sensazioni agrumate e note da ossidazione nobile. Al palato c’è buona tensione e discreta materia, ma il sorso deve ancora trovare la corretta progressione, non aiutato dall’effervescenza, decisamente bassa. Il tempo ulteriore di maturazione (e una rifermentazione?) potranno completare l’evoluzione di questa birra intrigante e dal sorso impegnativo.
Noscia del Birrificio Maltovivo. Anche questa volta in splendida forma, la birra di Luigi Serpe colpisce in termini di bevibilità, eleganza ed equilibrio. Il naso è intenso e dominato dalle sensazioni dei luppoli aromatici, con note agrumate, floreali, resinose e balsamiche. Buona corrispondenza col palato, dove si aggiungono anche note tostate dei malti caratterizzanti. Ce la ricordavamo più amara e cazzuta, ma in queste ultime interpretazioni non rinuncia comunque nulla in termini di aroma e complessità.
Birra con la sorba del Birrificio Il Chiostro. Primo esempio di birra a fermentazione mista prodotta in Campania, con l’aggiunta di un frutto reietto del territorio: la sorba. La pratica di fermentare la sorba con il grano per produrre cerevisiae veniva già descritta da Virgilio e Simone Della Porta riprende questa antica usanza, centrando il colpo. L’acidità e le sensazioni da bret dominano il quadro: il sorso scorre via veloce, grazie ad una acidità citrica sottile e tagliente. Egregia interpretazione dello stile.
Pubblicato in contemporanea su AisNapoli.it
Etichette: Roberto Erro
posted by Mauro Erro @ 09:25,
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Pubblicità progresso: Enogea 41 e il Vulture
mercoledì 29 febbraio 2012
Per acquistare il numero 41 o, perché no, abbonarsi ad Enogea (6 numeri costano solo 58 euro) basta contattare il buon Masnaghetti al suo indirizzo mail: almasnag@tin.it
Oltre il Vulture, in questo numero trovate:
- Un aggiornamento sulla Valtellina e le verticali del Rocce Rosse di Arpepe e dei vini di Rainoldi e Prevostini
- Uno speciale Molise
- Un pezzo di Gianni Mura
- Un ulteriore tappa sugli importatori: Terroirs Ceretto
- Un aggiornamento sul Trento
- La prima parte di una retrospettiva sui Barolo 2001
- L’intervista a Domenico Clerico
- Un articolo sulla Borgogna
Ed infine l’immancabile On The Road del masna.
Appassionato avvisato…
posted by Mauro Erro @ 10:43,
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Miseria e Nobiltà nella cucina partenopea
sabato 25 febbraio 2012
Una leggenda lega una ricetta partenopea, gli spaghetti con le vongole fujute, ad Eduardo De Filippo e a un simpatico aneddoto che stamane ho raccontato sullo spazio Enogea del sabato mattino dove editiamo una ricetta gustosa.Ovviamente si tratta di una delle tante storielle che s’accompagnano alla cucina partenopea perché, come è facile immaginare, degli spaghetti conditi con pomodorini e prezzemolo (e sassolini di mare a ricordare il sapore delle vongole) risalgono a ben prima dello stesso Eduardo.
Uno degli aspetti della cucina partenopea è il continuo contrasto tra ricco e povero o miseria e nobiltà: da un lato la ricchezza di alcune preparazioni arrivate dalle corti francesi e dai monzù e trasmigrate nella cultura popolare come il ragout, dall’altro piatti essenziali propri del popolino: ma nell’uno e nell’altro caso c’è un aspetto antropologico che fa da sfondo.
Perché anche la ricchezza degli ingredienti, delle preparazioni, delle ricca tavolata domenicale e delle infinite portate dei giorni di festa (sempre a proposito di Eduardo penso al magnifico Sabato, Domenica e Lunedì) non sono altro che un modo per esorcizzare la miseria e la povertà e scacciarla e fanno il paio con le pizze a credito e il caffè sospeso.
Così come allo stesso tempo, tanti piatti della cucina “povera” partenopea s’accompagnano a numerosi aneddoti e storie che divengono ingredienti stessi delle preparazioni arricchendole: senza di esse, si perderebbe gran parte del sapore.
Come giustamente osservò Monelli negli anni trenta sul suo Ghiottone errante: “I napoletani sono sobri, perché sono meridionali, poveri e filosofi razionali. Ma per loro il mangiare e il bere è pretesto di svago di vita, di spettacolo colorito”.
È per questo che in nessun posto come Napoli la distinzione tra cultura materiale e immateriale è priva di alcun senso, ed è per questo che Napoli è una delle principali piazze gastronomiche: perché una parte sostanziale delle sue storie si racconta e accade in cucina, davanti a luci fioche e fuochi accessi si sussurrano peccati pagani e indicibili e si svelano i suoi drammi proprio come in Sabato, Domenica e Lunedì.
Ed ovviamente senza questi contrasti in cui vale tutto e il contrario di tutto Napoli, non sarebbe, semplicemente, quel che è: Napoli.
posted by Mauro Erro @ 11:21,
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Avviso ai naviganti campani: 12 marzo serata da non perdere all'Ottavonano
venerdì 24 febbraio 2012
Mail inviatemi da uno dei viandanti, Gianluca Polini, che vi giro prontamente. Per chi ama le birre: non perdetevi questa serata gustosa. (me)
Il 12 Marzo ci sarà una serata molto speciale all'Ottavonano, 5 chef campani cucineranno piatti in abbinamento a 5 birre della nostra linea esclusiva Claustrum, inoltre avremo la presenza di due tra i più importanti conoscitori e degustatori di birra, l'inglese Roger Protz autore di varie guide del Camra, e il belga Joris Pattyn, uno dei massimi esponenti della cultura birraria belga e americana.
Il menù
Entrée
Birra Transport for London , spillata a pompa
Chef Antonio Petrillo, Patron La corte dei Filangieri , Candida
Piatto Hamburger di baccalà , pane croccante, pomodoro del piennolo confint e riduzione di birra
Antipasto
Birra Sorba, birra a fermentazione mista con sorbe in macerazione
Chef Mirko Balzano, chef Villa Assunta Mirabella Eclano
Piatto Zuppa di castagne,patate e funghi porcini secchi con salsiccia scottata.
Primo
Birra Solaris , belgian quadruppel
Chef Paolo Barrale , ristorante Marenna dei Feudi di San Gregorio
Piatto Arancini... alla genovese.
Secondo
Birra Once upon a time, Imperial russian stout
Chef Giovanni Mariconda, Patron e chef Taberna Vulgi Santo Stefano del Sole
Piatto Reale di maiale cotto a bassa temperatura con mele ubriache
Dolce
Birra Memento Mori barley wine 2007 e 2008
Chef Giuseppe Stanzione, chef Le Trabe Capaccio
Piatto Ripercorrendo la degustazione , Il castagnaccio declinato.
Per info e prenotazioni Gianluca 366 5332032 Info@ottavonano.com
Il costo della serata è di 35 € a persona.
Ottavonano Pub
via salita palazzo 13
Atripalda (AV)
posted by Mauro Erro @ 11:59,
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Quelli che scrivono di vino
giovedì 23 febbraio 2012
Ora, il discorso si è spostato dai vitigni minori o piccoli allo scrivere di vino e ho come l’impressione che si confrontino due schieramenti più o meno nutriti. Da un lato quelli che hanno un approccio più giornalistico, dall’altro quelli che hanno un approccio più letterario. Tenendo sempre a mente le mille sfumature che ci sono in mezzo.
È ovvio che entrambi gli approcci hanno, se volete, dei limiti e dei meriti. Quello giornalistico nell’essere eccessivamente classificatorio (vedi le tanto bistrate guide), quello letterario di utilizzare la scrittura più come fine che come strumento, laddove è espressione e reinterpretazione della realtà filtrata dal proprio io, con il rischio di un relativismo in cui vale tutto e il contrario di tutto a patto che sia scritto da una penna ispirata (vedi il limite di molti “blogger”).
E alla fine credo che molto dipenda dall’immensa eredità che ci ha lasciato il buon Veronelli e all’interpretazione del suo lavoro, a come si guarda il suo operato: i cataloghi bolaffi o la sensibile penna e la profonda cultura?
Credo che molto passerà di qui, da quale “modello” si affermerà in futuro nella critica e da quale sarà la domanda del consumatore o appassionato che dir si voglia. (punteggi o meno).
E non è proprio cosa da poco.
posted by Mauro Erro @ 11:31,
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L'agricoltura in crisi: segnalazioni
mercoledì 22 febbraio 2012
A guardare il nostro mondo da internet sembrerebbe che la crisi non lo tocchi. Bevute, bottiglie che si stappano, fiere e eventi vari, il nostro carrozzone tira dritto e tra poco ci ritroveremo tutti al Vinitaly.Eppure le cose non stanno propriamente così, tra ristoranti che chiudono, aziende che hanno le cantine piene di vino che declassano o svendono al primo speculatore in cerca d’affari e l’uva che rimane sui tralci perché pagata talmente poco da non coprire neanche i costi di raccolta: ettari su ettari che rimangono e rimarranno incolti e abbandonati.
A questo proposito, anche se non si parla d’uva ma di altri prodotti agricoli, vorrei segnalare questo video di Giulia Bosetti che riguarda l’agro Pontino apparso sulla pagina di Servizio Pubblico e questo reportage apparso, invece, sulla pagina Inchieste de La Repubblica che racconta la situazione di Vittoria, in Sicilia, un tempo zona “d’oro” per l’olio locale e non solo.
Appena avete un attimo dategli uno sguardo.
posted by Mauro Erro @ 09:22,
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Diversità
martedì 21 febbraio 2012
(post pubblicato stamane sulla pagina Facebook di Enogea - vedi qui - dove c'è, nel caso non lo sappiate, tanta altra roba non male da leggere, vedere, ascoltare e commentare. m.e.)E a proposito di riforme e controriforme, ecco un altro leit motiv degli ultimi anni: la ricerca spasmodica di vitigni sottovalutati da riproporre come autentici fuoriclasse (cosa per altro non nuova… vedi fine anni ’80 [masna]).
Troppo spesso nelle mie note di degustazione di questi vini, come in quelle di altri, ricorrono espressioni come “nebbioleggia” o “rimanda la memoria al vino x o alla zona y”, dimostrando così che questi vini da vitigni “minori” invece di distinguersi per un particolare e inconfondibile carattere si differenziano soltanto per il nome del vitigno da cui derivano.
Insomma, per dirla con Gianni Mura, c’è un po’ la tendenza a far diventare campioni anche i peggiori brocchi.
A discapito del consumatore, ovviamente.
E con le dovute eccezioni, altrettanto ovviamente.
posted by Mauro Erro @ 10:57,
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