Buoni propositi



- Mauro, perché non fai il pagellone di fine anno? 
- Ma non ci penso proprio. 

Tra i buoni propositi per il nuovo anno, con effetto retroattivo per questo scorcio di 2016, mi sono imposto di evitare i soliti pezzi da, appunto, fine anno con la lista del meglio di: dai ristoranti, passando per i cornetti, fino alle bollicine. Neanche ho voluto pensare al tentativo di capovolgere le classifiche ricordando il peggio. Forse mi sarei potuto divertire con una cosa tipo i 10 vini così e così, le 5 pizze ‘na mezza botta, i 10 primi piatti che potete anche mangiare, ma che non vi cambieranno nulla nella vita: ma sarebbe stata utile? 
Ho promesso a me stesso che non avrei commesso impurità, tenendo a bada il machismo Hemingwayano, esibendo prove fotografiche sui social di bottiglie vuote e scolate durante le feste, evitando misurazioni e constatazioni di peso, lunghezze, e/o particolarità biodinamiche varie. È facile intuire che mi sto mantenendo nel piccolo orticello del vino, la mia lista dei buoni propositi è ben più lunga - e difficile da rispettare - ma vagliando il mio lavoro, anche quello di assaggiatore, ho preso appunti durante le feste in compagnia di un Tarlant Zero che sì, non è questa grande scoperta, ma è pur sempre buono. 

Una prima lista per migliorare cose di me che non mi piacciono del tutto l’ho intitolata degustatori che non vorrei essere, tracciandone un sommario e vago profilo che riporto di seguito. 

Il guerrigliero Cordoba: il degustatore infrattato nella boscaglia come fosse un paramilitare sudamericano pronto all’agguato rivoluzionario. Degusta vagliando, cercando l’inganno, la polverina, il raggiro del complotto capitalista. Indossa il passamontagna e inneggiando alla rivoluzione comunista, leninista o marxista, forse maoista, biodinamica e naturista, ma poi sto vino è buono? Compagni, allineati e compatti, il sogno si realizzerà. Viva la revolucion, viva il popolo e lo Champagne. 

Procolo Speranza: alla prima olfazione alza il viso dal calice e già un pallido rossore lo colora. Neanche ha deglutito o sputacchiato che ha gli occhi sbarrati e gli angoli delle labbra si alzano come un sipario mostrando una maschera di gomma con surreale sorriso di meraviglia. Ha appena assaggiato un’autentica perla di semplicità e immediatezza o complessità spesso caleidoscopica. Che brillava già nel colore, così nitido, loquace e variegato nei profumi o così timido nelle sue ritrose riduzioni, giovanili e sbarazzine puzzette per cui sorride bonario: parliamone tra vent’anni. Per il suo spessore, ma anche la sua fluidità, energia o se vuoi peso, per la luminosità o per i chiaroscuri, per il sale o la saporosa acidità. No, non è l’alcol, è proprio Procolo che è così. Ogni vino è un’autentica scoperta, molto probabilmente sua, su ogni vino scommetterebbe ingenti quantità di denaro. Per fortuna ha una moglie a cui sono intestati tutti i conticorrenti e tutti i beni. 

Giovanni Pascoli: un guizzo chiama, un pulpito risponde. Ecco, sospira il vino, alita il vento, e via così di metafore quando apparentemente si descrive un vino, oratorie che si chiudono come molti dei vini descritti: aprendosi come la coda di un pavone. Tom Waits diceva una cosa che suonava vagamente così: le cose hanno un nome non c'è bisogno di farne delle metafore; la luna è la luna, non è una arancia, un pompelmo, una palla, ecc. ecc. (tenerlo a mente). 

Gennaro Rumiz: no, non basta assaggiare il vino, con calma, più e più volte anche in diversi momenti e situazioni, bisogna camminare le vigne, a piedi, rigorosamente a piedi andare da ogni singolo produttore, stringergli la mano callosa e sporca di terra, visitare la sua bottaia o barricaia, che è completamente diversa dalla precedente, e da quella prima ancora ché queste botti, che buffo, sono triangolari. E adesso sì, posso dire di aver visto con i miei occhi e allora ciao. (E al calar della notte, mentre Gennaro Rumiz si allontana con il suo zaino in spalla lungo il sentiero da dove è venuto, si staglia all’orizzonte, illuminata dalla luce della luna in un cielo stellato, un'autocisterna). 

[continua…]

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Champagne a Natale: Fiorentina - Napoli



Vincerle tutte per accontentare le nostre ambizioni non è facile, non dipende solo dal gioco, è questione anche di una certa mentalità, pure di un poco di fortuna. Se ad esempio Zielinski (5 e mezzo), su una ripartenza ben gestita da Reina (s.v.), poi Insigne (8), Hamsik (6 e ½), con assist di Callejon (7), tirasse di prima di destro, invece di scegliere di andare sul sinistro per un tiro sporco ribattuto in rete da Mertens in fuorigioco, parleremmo probabilmente di un’altra partita, chiusa al primo tempo sul 2 a 0. Parleremmo di un’altra partita se Chiriches (6 ½) non si fosse infortunato, lasciando il posto ad un impacciato Maksimovic che non ci permette uscite in tranquillità in palleggio, fa salire la pressione della Viola, abbassa il nostro baricentro. Parleremmo di un’altra partita se Callejon non deviasse in rete la punizione di Bernardeschi. E ovviamente parleremmo di un’altra partita se la squadra non peccasse di sufficienza, i nostri giovani (e meno giovani) non sbagliassero. Bernardeschi non può fare 50 metri di campo da solo incontrastato. Ghoulam deve stringere su Zarate, Maksimovic andare ad aiutare il compagno. Infine 3 a Tagliavento, capace di condizionare nel bene e nel male una partita con un arbitraggio pessimo tra gol in fuorigioco ed espulsioni mancate. Complimenti alla Fiorentina, che come il Napoli cerca di proporre un gioco divertente. Anche se Brera non avrebbe apprezzato la partita. Chiosa su Gabbiadini (7), un fuori contesto anche nei comportamenti fuori dal campo con la sua normalità, che ieri ha mostrato qualcosa delle sue qualità, peccato che molte siano poco utili al Napoli. Se era un saluto, grazie assai, e buona fortuna.

Diciottesima di campionato. Fiorentina - Napoli 3 a 3

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Siamo un'altra cosa o di Napoli - Torino



Sette gol in sette giorni e due partite sono un dato non trascurabile. L’ultimo con una deliziosa palombella da posizione laterale, ripetendo, partendo spalle alla porta stavolta, quella fatta in nazionale con l’Estonia un mesetto fa: una giocata che rimarrà nei nostri occhi per molto tempo. Nove a lettere per Mertens nell’anno che lo sta consacrando come giocatore incisivo e decisivo, facendolo rinascere a nuova vita calcistica in un altro ruolo, ma per ora basta così. Si rischia di non vedere il resto così come quando consacravamo Higuain a record man della classifica cannonieri. Di confonderci. Di non dar merito al mister Sarri (8 ½), comandante in sella che ben conosce capacità e limiti dei nostri giovani, capace di tenerli sulla corda, calmarne gli eccesivi entusiasmi, tenere vivi gli stimoli, riuscire a migliorare nonostante la mancanza, molto spesso, di adeguati sparring partner che possano metterci realmente in difficoltà. Il gioco del Napoli è una meraviglia, uno spettacolo che raramente in Italia si ha avuto la fortuna di vedere: esempio di rinascita coniugando ottimi risultati ad un gioco europeo. I cali di tensione detestabili. In altre competizioni non ci saranno perdonati, come abbiamo già visto. Avere fame, sempre e per tutti i 90 minuti, essere lucidi, presenti a se stessi, e dimostrarlo già dalla prossima trasferta. 

Diciassettesima di campionato. Napoli - Torino 5 a 3

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I sogni o di Cagliari - Napoli

Dries Mertens (Panorama - Gavazzi)

Abbiamo ancora un’oretta per sognare di giocare con il Real Madrid o sfidare Cavani a Parigi, poi l’urna ci dirà. È questo l’effetto prodotto dalle sfavillanti vittorie con il Benfica e il Cagliari, diversi per la caratura dell’avversario, simili per l’atteggiamento mentale della squadra, per il gioco espresso, per il divertimento e la gioia prodotta: risultato, questi giovani ragazzi (8) meriterebbero di giocarsela con avversari del peso di Cristiano Ronaldo, noi di sognare di giocare il nostro calcio al Santiago Bernabeu prendendoci una rivincita o di incontrare Guardiola sul suo campo di battaglia. Aumentano le ambizioni, sorrette dalla lucida follia di cui ha parlato anche Sarri (8). Il resto è la cronaca di una partita senza storia sin dall’inizio, con il Cagliari che viene preso a pallonate da qualsiasi giocatore del Napoli si trovi al tiro: impressionante la precisione, la velocità, i tempi di esecuzione, il palleggio. Spiccano Mertens (8) con la tripletta - e la concretezza arrivata nella maturità - e Hamsik (9 meno un quarto) che non accontentandosi scrive una storia indelebile in un’altra: tra le più importanti da quando il Calcio Napoli esiste. Poco altro da aggiungere, hanno detto tutto loro e a noi non rimane che godercela.

Sedicesima di campionato. Cagliari - Napoli 0 a 5

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Applausi: Benfica - Napoli



Il Napoli approda per la terza volta nella sua storia agli ottavi di finale della massima competizione per club europea, per la prima volta alla testa del proprio girone. In fondo, il pezzo sarebbe finito qui, in calce bisognerebbe aggiungere solo gli applausi. Per tutti. Vale l’antichissima regola secondo cui contano solo i risultati, e a guardar quelli si compila la lista dei ringraziamenti. Dal presidente (7 ½) che in dodici anni ha costruito in una città non facile, vorace e bollente, un progetto fino a oggi vincente: che passa non solo dall’essere un attento imprenditore, ma dall’essere un produttore cinematografico di pedigree nobile: lui i soldi li fa dando spettacolo: e il suo Napoli è molto più divertente dei suoi film di Natale. A Sarri (8), un anno e mezzo entusiasmante, che ne rappresenta l’ultima fase, senza dubbio la migliore per i risultati conseguiti: punti in campionato, gol fatti, record di miglior marcatore del campionato, gol subiti, qualificazione Champions. Di indicatori per misurare il nostro successo se ne potrebbero prendere tantissimi, ognuno bastevole al buon umore. Ad esempio le dichiarazioni nella conferenza successiva alla partita di Rui Vittoria, l’allenatore del Benfica: Abbiamo affrontato una grande squadra, voi non conoscete il valore di questa squadra come noi allenatori che la studiamo. Il Napoli è difficile da affrontare! Si aggiungono ai tanti complimenti arrivati durante il periodo di Sarri, da Guardiola a Piqué, buoni non per lucidarsi l’ego, ma per far conoscere il Napoli a cui quasi tutti nel mondo sono capaci di associare Diego Armando Maradona e poco altro. È pubblicità, lo sa bene De Laurentiis che passa all’incasso, con un occhio alla classifica Uefa che ci vede sempre più stabilmente tra le grandi d’Europa. Un gruppo giovane (7 ½) che può migliorare complessivamente e individualmente, con una filosofia positiva e propositiva che nel gioco ha dominato il girone mettendo sotto tutti in casa e fuori, che si è complicato la vita con degli errori individuali da iscrivere alla voce: cazzate di gioventù. 
A voi decidere se è poco o molto, sicuramente non basta ma, nello sport di squadra più seguito in Europa e in buona parte del mondo, siamo un modello in Italia, sostenuto da tutti in tv, dove Arrigo Sacchi si complimenta e predica e il fumantino Allegri s’incazza, e sempre più apprezzati in Europa.

P.S. Ieri sera dopo un ottimo primo tempo, siamo stati avvantaggiati dal poter giocare a mente sgombra grazie al risultato acquisito di Kiev e nel secondo Mertens (8) ha fatto la differenza. Tutti ampiamente sopra la sufficienza, menzione per Callejon (7 e un quarto), Ghoulam, Hysaj e Allan (che in 3 fanno 21).

Sesta di Champions. Benfica - Napoli 1 a 2

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Ce la siamo cavata: Napoli - Inter

Piotr Zielinski

Per evitare che la sbornia di gioia dopo il perentorio 3 a 0 di ieri sera offuschi la vista, si potrebbe raccontarla in un altro modo. Aprile 2015, il Napoli gioca ad Empoli per il posticipo serale, viene dalla vittoria straripante con il Wolfsburg e affronta la squadra di Sarri al Castellani. Dopo il primo tempo, 3 a 0 per loro. Tatticamente il 4 2 3 1 di Benitez, lo stesso di de Boer e dell’Inter di ieri di Pioli, soffre maledettamente l’inserimento delle mezze ale. Ci si infilano da tutte le parti, attaccano furiosamente e in superiorità numerica la nostra area. Ciò che abbiamo fatto ieri dopo averlo preparato in settimana, con Hamsik spesso dietro le linee, debolucce, avversarie, a guidare l’attacco del Napoli. Il capitano, con Dzeko, è senza dubbio oggi il giocator più forte del campionato. Per distacco. Otto è il suo voto senza parentesi e in lettere: non alla prestazione, ma allo sportivo. Potrebbe tranquillamente starsene al Bayern, invece, rimane al Villaggio Coppola: mistero della fede.

Si potrebbe raccontarla anche così la partita di ieri: mai, neanche con la Juve o il Benfica, abbiamo offerto tante occasioni agli avversari, e dobbiamo ringraziare Reina (8) se l’Inter non ha riaperto la partita con Icardi due volte, tralasciando il reattivo intervento su Candreva del secondo tempo. In altre partite, un tiro, un gol. Figlio spesso di incidenti personali, rocamboleschi assist, involontari errori. La vita e il gioco sono pure tema di fortuna o jella nera.
Il miglior augurio che possiamo fare - non il massimo per i destinatari - è che invecchino presto i nostri Zielinski (7 e un quarto). Perché diano continuità alle loro prestazioni. Il polacco potrebbe prendere tra qualche anno lo scettro del capitano a centrocampo. Basterebbe vedere assist e gol per sottolineare nuovamente la comunanza: Hamsik, di destro, taglia il campo per Callejon (6 e mezzo) che di testa appoggia a Zielinski che, di interno destro, di controbalzo e di precisione la mette alle spalle di Handanovic. Sul secondo entrambi cambiano piede e giocano con il sinistro.
Finalmente sopra gli standard di questo campionato Hysaj e Gabbiadini (fanno 13 diviso due): il primo sempre attento, spesso in anticipo sulla palla o le caviglie di Perisic, l’altro più partecipativo, vivo e dentro la manovra. 

Rimane una bella prestazione, un Napoli divertente e concreto, contro un avversario certo in difficoltà, ma che ha dalla sua ottime individualità. Rispetto all’anno scorso abbiamo 3 punti in meno, un gol fatto in meno, 27 contro 28, ma ne abbiamo presi tre di più. Sintesi numerica molto efficace. Certo speravamo di averne 3 in più rispetto allo scorso campionato, ma molti dimenticano il clima di mesta e malinconica speranza di inizio stagione che accompagnava molti: sulla scommessa del giovane Napoli dopo il tradimento. E con tutto ciò che ci è capitato poi, infortuni e Champions compresi, credo che ce la siamo cavata benino. 

Quindicesima di campionato. Napoli - Inter 3 a 0

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