Napoli 8 aprile: Circolo Pickwick dei bevitori: il Taurasi di Michele Perillo in 7 annate

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Chateau de Pibarnon, verticale in rosso di 8 annate: istruzioni per l’uso

Chateau de Pibarnon, veduta aerea delle vigne

1) In una verticale di 8 annate di questo celebre rosso provenzale - Bandol, mourvèdre 90% e grenache 10% - dalla 2004 alla 2012, e ad eccezione della 2007 non degustata, come si casca si casca bene. Tutte ampiamente sopra la sufficienza. Mettendo in fila interpretazione, disegno, godibilità, capacità d’invecchiamento e prezzo*, è uno dei grandi rossi mondiali ad un costo invitante. 

2) È un vino di media-lunga gittata pur non essendo inavvicinabile nei primi anni: caravaggesco, chiaroscurale, terroso, fitto di spezie, balena lampi di balsami, resine e fiori blu, una nota salmastra che può essere acciugosa, erbe aromatiche - origano e timo soprattutto - che sembra Provenza. 

3) Più bocca che naso, che in alcune annate risulta severo e poco concessivo, richiedendo tempo: non manca di corpo, né di spalla alcolica, ma è grazie al contrasto sapido e tannico, tannino presente ma di bella grana ed accuratissima estrazione, che il vino acquisisce prospettiva e profondità gustativa. Doti che lo esaltano a tavola. 

4) In ordine di preferenza: 2005: risolto, compiuto, luminoso, finale disteso. 2006: proporzionato, agile, aromaticamente articolato, appena amaro nl finale. 2004: potente, energico, finale leggermente sotto spirito. 2008 e 2009 ex aequo: entrambi più piccoli nella stazza, lo sono in maniera differente. Più austero e asciutto il primo, più agile e luminoso il secondo. 2010: sembra una gran bella interpretazione. Si farà. 2011: il più grosso e potente della batteria. Tende a rinfrescarsi nelle note aromatiche con l’ossigeno. Tannino un po’ fermo. 2012: troppo presto, ha proporzione, ma anche qualche nota vegetale. 

* Distribuito in Italia da Terroirs Ceretto: intorno ai 45 euro in enoteca, poi via via si sale andando indietro nel tempo.

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Napoli 18 marzo, Circolo Pickwick dei Bevitori: il rosso di Chateau de Pibarnon in 8 annate

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Estetica Sciamanica (o del Corollario di Osho)

La reazione di M.F. - della celebre enoteca Educating Archie di Abbey road, Londra

Secondo molti pensatori cinesi e giapponesi, l'impulso e la volontà di teorizzare rappresentano una malattia infantile dello spirito. Per questo, l'estetica orientale non ha prodotto teorie, e questa assenza non è percepita coma mancanza ma come ricchezza. È una pragmatica delle esperienze che non si sistematizzano ciò con cui abbiamo a che fare. L'"estetica sciamanica" ed esplorativa su cui si basa Epistenologia, che cerca di dissuadere della necessità del giudizio per apprezzare l'esperienza col vino, va proprio in questa direzione. "Quando i sentimenti di giudizio della coscienza intellettuale terminano, solo allora potete vedere fino in fondo. E quando vedrete, allora, il cielo è cielo, la terra è terra, le montagne sono montagne, i fiumi sono fiumi." E i fiori sono fiori, il vino è vino. Forse.

Nicola Perullo, professore associato di Estetica 
all'Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.

Marty risponde: Cosa c'è in un nome? Ciò che chiamiamo rosa anche con un altro nome conserva sempre il suo profumo. William Shakespeare.

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Diario di bordo



È stato un mese di quelli tirati tirati: senza fermarsi un momento. 
Un attimo: coincide con gli ultimi 5 risultati interlocutori del Napoli. 
Un caso? 
Buttiamo giù due appunti: 

Giovanna Morganti, Podere Le Boncie: nel tormentato rapporto amoroso con il suo Chianti Classico Le Trame (Toscana/Chianti Classico, sangiovese, euro 25/30 ca.) sono in una fase di luna di miele. E non solo io: l’altro giorno l’amico Fabio Cimmino mi diceva entusiasta della 2004. Io posso raccontare di un sontuoso 2006, ritroso come al solito per la prima mezz’oretta, con l’ossigenazione si è liberato delle solite impuntature e riduzioni olfattive per esprimersi vigoroso. Pazienza ne occorre, ma dopo un po’ di anni e con altrettanto ossigeno i vini di Giovanna hanno sempre quel quid in più di polpa. Un paio di mesi fa stappai una ’97. Era il suo momento. Delicatissimo. 

Barbacarlo e Montebuono 2011: non ricordavo dei vini cosi franchi e immediati da non so quanto tempo. Anzi, trovare immediati e franchi il Barbacarlo (Lombardia/Pavia, croatina, uva rara e vespolina, € 35 ca.) e il Montebuono (croatina, uva rara e ughetta, € 30 ca.) in gioventù è quasi come prendere una quaterna al banco lotto. Eppure, sarà la 2011, a ogni fetta di pane e salame ti viene voglia di stapparne una: potenti e goduriosi, appena frizzanti e asciutti sul finale: luminosi per usare un altro termine poco utilizzato per questi vini chiaroscurali: meno arioso e un po’ più tannico il Montebuono. (è talmente un’eccezione che i due punti ci volevano per ben tre volte) 

È da un po’ che cerco il tempo per scrivere qualcosa in onore di Nady Foucault, il maggiore dei fratelli di Clos Rougeard, scomparso a dicembre. Una specie di ringraziamento per le tante gioie che mi hanno regalato i loro cabernet franc stappati nel tempo. L’ultimo è stato il Le Bourg 2008 (Loira/Saumur-Champigny, cabernet franc, sopra i 100 euro). Dei grandi vini al mondo, e questo con buone probabilità è il più grande tra i cabernet franc, si possono distinguere due categorie, tra le tante: quelli contemplativi, che miri e rimiri per ore, annusandone i profumi e centellinando i sorsi, e quelli che pure vorresti contemplare ma che, dotati di una specie di magnetismo di beva, non ti permettono di farlo, perché non te ne sei reso conto e l’hai già bevuto. Il Le Bourg 2008 appartiene a questa seconda categoria, per cui più che il giusto calice bisognerebbe dare indicazione della giusta pompa da attaccare direttamente alle vasche o dei secchi della opportuna capienza. 

Tra le nuove proposte, e non parlo di Sanremo, il trebbiano spoletino merita una menzione. Lo scrivo ogni volta che assaggio il 2014 di Perticaia (Umbria/Spoleto, trebbiano spoletino, 12 € ca.) che, visto anche il prezzo, mi pare una buonissima occasione per il bevitore. La cosa che mi colpisce è la sua duplice anima fibrosa/ossidativa da un lato e giovanil-agrumata-resinosa dall’altro. Come mettere in pratica la Bizona di Oronzo Canà e occupare tutti gli spazi. 

A proposito di vini occasione per i bevitori, fossi un supermercato mi attaccherei al collo il cartello best price recando in mano bottiglie di Capoposto di Alberto Longo annata 2013 (Puglia/Lucera, negroamaro, 12 € ca.): a memoria non ricordo negroamaro pugliesi che sanno così evidentemente di tarocco. E non mi riferisco al pacco e doppiopacco alla Nanni Loy, ma all’arancia rossa. Altrettanto inusuale è la finezza e l’eleganza che si ritrova in questo vino, e a 12 euro prezzo enoteca, o giù di lì, mi sembra una gran bel bere. 

Ho comprato un po’ di bottiglie di Dom Perignon 2002 a 175 euro cadauno (Francia/Champagne, chardonnay e pinot nero, 175 ca.). Stappata la prima, speravo fosse amore e invece manco il calesse. A questo punto tocca sperare che si tratti di una bottiglia storta. Seguiranno aggiornamenti. 

Sempre bevendo in Francia, scendendo molto più a sud, fino alla Provenza della denominazione Palette, il bianco di Chateau Simone 2012 (Provenza/Palette, clairette in prevalenza, grenache blanc, ugni blanc, borboulenc e muscat, € 55 ca.), è un vino che va oltre le tre dimensioni. Potenza, grasso, energia e un sorso che lascia la bocca imperlata di sale. C’è da aspettare un bel po’, ma io l’ho comprato e messo da parte: ne vale la pena. 

Mettere da parte invece non mi riesce con il Boca 2010 dei Barbaglia (Piemonte/Boca, nebbiolo, € 30 ca.). Non so quante bottiglie ho già stappato. Un nebbiolo dal porfido rosa di Boca purissimo che sembra sgorgare dalla fonte come fosse acqua di montagna. Elettrizzante la spinta che innerva la bevuta. Devo chiedere a qualcuno di interrarle in una località segreta. 

Se il 2005 del Taurasi di Perillo (Campania/Taurasi, aglianico € 30 ca.) era durezze e finezze, con corollario retrolfattivo fatto di sfumature di erbe aromatiche (direbbe il sommelier ubriaco), il 2006 è potenza e mediterraneità vellutata. Che vino! Di bella estrazione tannica e di grande eleganza, con l’aggiunta di tanto sapore e polpa. Eppur è aglianico. 

Parlando di polpa e frutta, ne ha a quantità l’SP 68 di Arianna Occhipinti 2014 (Sicilia/Vittoria, frappato e nero d’avola, € 15 ca.). Anche qualche ruvidezza iniziale, ma basta farlo scaldare per vederlo muoversi agile, elastico e saporito. 

(continua…

[Note a margine; prove tecniche di rubrica]

posted by Mauro Erro @ 12:07, , links to this post






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