Que viva el Barocco


Una delle cose che più mi mette a disagio quando sono a tavola è incrociare le forchette con i sostenitori del gusto unico, che non hanno mai il buon gusto di starsene in silenzio quando si mangia. Anch’io ho un mio gusto, ovviamente, e una sua parte è interamente dedicata alla ricerca del gioco, della trasgressione, dell’altro da me. Cioè tanto per intendersi: d’accordo i vini in sottrazione, d’accordo i finto-semplice, d’accordo l’essenzialismo, ma il Barocco che vi ha fatto? Da quando l’inutile non è più utile? Perché dovrei sentirmi in colpa se di tanto in tanto indugio sull’orpello, mi perdo nello svolazzo, smarrisco le papille gustative in sapori a sbuffo, vado appresso ai ricami di pizzo?
Per dirla semplicemente uno dei più buoni abbinamenti degli ultimi tempi è stato il Sauternes 2005 di Chateau de Malle e un erborinato trentino affinato in fave di cacao e fieno (se non ricordo male). Ci ho fatto un paio di cene lussuriose.

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Diario degli errori*

Ennio Flaiano

[1]
L'altro giorno, per l'ennesima volta, un produttore mi ha strigliato al telefono dicendomi che non potevo capire il suo vino fin quando non fossi andato a trovarlo, fin quando con i miei occhi non avessi visto dove e con le mie orecchie avessi sentito come. Solo allora avrei potuto capire, ha aggiunto.
L'ho trovato ragionevole, in fondo. Gli ho subito detto quindi che l'avrei inserito nella lista delle visite da fare, dopo Franz. Franz Kafka, a cui un paio di domande vorrei fare volentieri.
Ok, ti aspetto, mi ha detto concitato e contento. Poi, ha aggiunto: è un produttore?
Chi?
Questo Franz?
Ah, si, i suoi gruner veltliner sono buonissimi, gli ho detto.

*Ennio Flaiano, ed. Adelphi

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