POLIPHEMO 2009 LUIGI TECCE

Che il millesimo 2009 non sia stato facile per nessuno, a Taurasi, lo dimostra il fatto stesso che alcuni produttori (a dir il vero non poi tantissimi) abbiano deciso di non produrlo.
Che i vini di Luigi Tecce non siano particolarmente adatti agli assaggi in batteria, consumati nell'arco di pochi minuti (quando non addirittura secondi...) è pure cosa nota, sono la stragrande maggioranza dei giornalisti a dirlo. 
Eppure sabato scorso a Serino, in occasione di Vendemmia Taurasi, dove si presentavano i campioni, appunto, dell'annata 2009, con chiunque, o quasi, abbia avuto modo di scambiare due parole sul vino di Luigi mi sentivo ripetere sempre le stesse parole. "Hai visto come era strano (?) il vino di Tecce, ma a te è piaciuto ?!", altri in maniera più diretta e secca, direi categorica, si spingevano oltre con affermazioni del tipo "quest'anno il vino di Luigi non mi ha proprio convinto !", i cauti, invece, si limitavano ad un decisamente più diplomatico "quest'anno il Poliphemo non l'ho capito..." . 
Fin qui la cronaca, o almeno un tentativo di raccontare gli umori raccolti intorno a questo vino subito dopo la sessione di degustazione. Adesso mi domando e dico: queste sono reazioni che potrei aspettarmi e mi aspetterei da dei semplici appassionati non troppo smaliziati ma sicuramente non da operatori della stampa specializzati attenti, preparati e "quotati", come la maggior parte dei presenti alla manifestazione. 
Il commento più interessante l'ho ascoltato al buffet dove un produttore irpino (al 90% bianchista), seduto al mio tavolo, mi faceva notare: "il vino di Luigi l'ho già assaggiato tre volte ed ogni volta l'ho trovato diverso, o meglio, ci ho trovato ogni volta qualcosa di diverso...". Ecco un prima vera illuminazione che mi vede finalmente concorde e convinto di non essere, forse, un pazzo folle né il solito bastian contrario per partito preso o, tantomeno, l'unico presuntuoso che crede di capirci qualcosa, nel pensare che il 2009 Taurasi Poliphemo di Luigi Tecce sia un grandissimo vino, ennesima prova riuscita di un genio sensibile e ribelle. "Diverso dai precedenti ?" 
Certo ! 
Ma non è quello che un qualunque vino che rispetti la diversità d'ogni vendemmia dovrebbe sempre essere e non è quello che qualunque degustatore che si rispetti dovrebbe sempre pretendere. E, poi, diciamocela tutta, non è vero che sia così "diverso" dai precedenti. 
I vini di Luigi, tutti, non sono mai leggibili e decifrabili quando ancora freschi d'imbottigliamento ed a mala pena pronti per andare in commercio. Lo stile è quello, strabordante e un po’ arruffato, riservato e sfacciato, contraddittorio, di sempre. I suoi vini hanno bisogno di vetro e di tempo per affinarsi e ritrovare il dettaglio e gli equilibri necessari. Nel Poliphemo, nomen omen, c'è di tutto di più, tantissima roba, forse troppa (?)... La stratificazione è schiacciata al punto tale da risultare confusa e disordinata. 
Ed è questa bagarre anarchica di profumi ed aromi a disorientare più d'ogni altra cosa chi si avvicina a quel bicchiere. Gli strati (nel mio caso le emozioni) si sovrappongo e si comprimono fino a diventare, in questo momento, difficilmente separabili e, soprattutto, distinguibili. I fiori scuri, così fitti fino a risultare carnosi, masticabili, il frutto, ciliegia e amarena, sotto spirito, le ondate balsamiche (veri e propri cavalloni), le sottili infiltrazioni minerali e gli stordimenti speziati. 
Certo qualcuno si starà chiedendo a me chi me lo dice che il tempo rimetterà tutto a posto, in ordine, e se così non fosse ?! Beh allora vorrà dire che almeno Luigi ci avrà provato, avrà avuto ancora una volta il coraggio di osare e di sfidare l'ovvio, lo scontato, il convenzionale, cosa che non possiamo dire, ahimè, di molti suoi colleghi... E, se non altro, avrà avuto il merito (o il demerito.. ) di far muovere d'istinto, almeno al sottoscritto, ancora una volta, la penna e l'immaginazione !

Foto di Mauro Erro

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