Un po' bitter


All’inizio le Pale Ale non erano per niente luppolate e per questo motivo si distinguevano dalle beer. Poi vennero i mercati esteri, le colonie e la Compagnia delle Indie. La birra doveva reggere un viaggio marittimo di 4-6 mesi per raggiungere il mercato indiano. Ed ecco nascere le India Pale Ale (IPA), abbastanza luppolate perché la differenza categoriale tra beer ed ale finisse nel dimenticatoio. Le Pale Ale di stampo Inglese finirono per indicare un certo gusto bitter. Tanto bitter da finire in etichetta.
Nel frattempo ci furono i Padri Pellegrini e Wall Street: le Pale Ale prodotte negli Stati Uniti, lungo la via della madre inglese, aggiunsero corpo e luppoli americani, dagli aromi più potenti e dall’amaro più aggressivo. Nasce un nuovo stile, le American Pale Ale (APA) che stanno a indicare un certo gusto un po’ più bitter. Talmente bitter da scomparire dall’etichetta. Si equivalgono, in termini di grado d’amaro, alle IPA inglesi, ma non a quelle americane, con cui condividono invece il profilo aromatico. Merito dei luppoli americani, che esaltano ai massimi livelli, le caratteristiche organolettiche delle piante inglesi. C’è il boom (o la moda?) delle birre ultra-hopped, della APA che si confondono con le IPA, purché dentro ci sia Cascade e Amarillo, e alle birre inglesi resta l’anima del gusto bitter, l’eleganza dei suoi luppoli, la leggiadria del suo amaro.
Le APA/IPA conquistano i mercati europei e in un certo modo monopolizzano la produzione e i consumi dei bevitori di birra artigianale. La deriva modaiola sfiora il fanatismo, le AiPiei (spelling alla romana per IPA) sbancano. E le EiPiEi (spelling alla romana per APA) non sono da meno, tant’è che Opperbacco - birrificio teramano di cui ho parlato qui- ne produce una e la chiama proprio così, EiPiEi: la birra non mi convince, l’amaro troppo sulle righe, aggressivo, sovverte la scia di beva, apparendo caotico, disordinato, fuori posto. Mi rifaccio la bocca con la Bitter di Ridgeway - Camra says this is a Real Ale - malto Maris Otter e luppoli Challenger e Boadicea che donano raffinatezza ed eleganza. Mi convinco, forse preferisco le inglesi.
Poi bevo Yakima Red di Meantime. Luppoli dello stato di Washington per una birra inglese. C’è scritto in etichetta ovvero c’è scritto Yakima e io dovrei sapere che la Yakima Valley si trova nello stato di Washington, che da lì vengono i 5 luppoli utilizzati e qual è il loro profilo aromatico per non rimanere spiazzato dalla birra. Mi dovrei aspettare una sorta di APA, ma il grado alcolico è basso (4,4 % alc) e i malti sono quelli inglesi. E alla beva infatti non è un’APA, ma neanche una bitter inglese. Ed ora come la chiamo? American bitter?
E la Double Dog (Double Pale Ale) di Flying Dog - birrificio statunitense dalle mille colorate etichette - che cos’è? Una APA o già è un’IPA?
Sono un po’ confuso: sarà che tu vuò fa l’americano, come diceva Carosone, che gli americani sanno vendersi e che hanno puntato sulla potenza (come successe nel boom enologico di qualche anno fa) e che poi nessuno sa davvero una Pale Ale inglese o una IPA a cosa debba corrispondere?
Sugli stili birrai mi piace citare l’intervento di Marco Tyrser Pion sul suo blog: penso di non essere in grado di aggiungere altro.
Su queste parole chiudo e brindo.
Con una Summer Lightning di Hop Back Brewery.
Ecchissenefrega di quanto sia bitter.

Roberto Erro

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posted by Mauro Erro @ 00:20,

3 Comments:

At 21 luglio 2011 08:20, Blogger Salvatore LANDOLFO said...

Bene, bel post, non mi ero mai spiegato tanta differenza al gusto nelle Pale Ale, ma adesso faccio una domanda quali sono le famiglie, Pale Ale intendo, oggi reperibili sul mercato italiano?
ciao e Grazie

 
At 21 luglio 2011 13:58, Anonymous Roberto Erro said...

grazie.
beh, per quanto riguarda le "famiglie" credo che si possa dire: "dimmi da dove vieni e ti dirò chi sei".
- Inghilterra: basso grado alcolico (4-5%) e corpo debole, con un gusto bitter (mo ce vò) certamente presente ma non aggressivo.
- America: più corpo, alcool e amaro ed una potenza aromatica non indifferente.
- Belgio (anche se tecnicamente, le Pale Ale sono uno stile anglosassone, in etichetta potresti trovare Blond o Belgian ale) alcool relativamente contenuto (6-7 almeno), equilibrio tra malto e luppolo, ma soprattutto sentori da lievito e da rifermentazione.

Il problema è se viene prodotta al di fuori di questi tre paesi. In generale la produzione Italiana ( e non solo) per lo più ha rincorso gli zii d'America , salvo eccezioni. Se poi trovi i prefissi double, imperial, extra, il tutto (sentori dolci da malto e amaro/aromatici da luppolo, nonché l'alcool) viene potenziato.
ma qualcuno ci ammoniva, la potenza è nulla senza controllo ;)

 
At 26 luglio 2011 15:30, Blogger Salvatore LANDOLFO said...

Grazie per semplici ma efficaci delucidazioni. ;-)
Salvatore

 

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