Il vino (e il referendum) ai tempi di internet

tratta da Repubblica.it

Che sia stato un voto di pancia, v’è poco dubbio.
Poco meno di 30 milioni di Italiani sono andati alle urne. Dicono sia poco meno del 57%, ma in realtà il dato è concretamente più alto: ci sono gli infermi, gli invalidi, il sommerso degli abbandonati a se stessi, tutti quelli dove il digitale è un’illusione e il tg1 è un monopolio, i barboni.
Circa 30 milioni sono andati a votare.
Dopo Fukushima.
Dopo un silenzio assordante dei media tradizionali. Dopo che il web, divinità delle piccole cose, alfa e omega di una democrazia intellettuale tutta da rifondare, ha nei giorni precedenti la tornata referendaria, innescato un effetto domino delle coscienze. Tutti a votare sì. O almeno il 95% e oltre.
Un 95% a cui, secondo le stime fornite dallo speciale di Mentana su La7, ha contribuito una fetta consistente dell’elettorato di centro-destra, circa il 40%. Ha ragione Di Pietro quando afferma che questa del referendum non è una vittoria del centro-sinistra, ma degli Italiani tutti.
Italiani che hanno ascoltato (poco) le ragioni del sì e del no, ma che - soprattutto - hanno scelto canali di informazione altri. È finito il Berlusconismo perché è finita la televisione. Tra una Rai sull’orlo di una crisi di nervi ed una Mediaset asservita alle logiche del bunga bunga, l’unico vincitore è Dio Internet, senza limiti e senza fili.
Ma internet è un contenitore e gli Italiani di contenitori sbrilluccicanti ma privi di contenuti, ne hanno fin sopra i capelli. È passato il tempo del Drive-in e anche Striscia ha iniziato a stancare. Cosa è accaduto quindi?
Che gli Italiani hanno percepito i contenuti, hanno dato autorevolezza alle voci del web e alle informazioni condivise dal basso, screditando il Minzolini di turno.
Ci vogliono anni per costruire un impero e 5 minuti per distruggerlo.
La velocità con cui lo tsunami internet si sta abbattendo sulle nostre teste è impressionante.
Ma venendo ai fatti nostri, sta succedendo la stessa cosa per il mondo del vino?
Dico la mia.
Se per la birra artigianale la
partita in corso si gioca tutta sul web, essendo i canali tradizionali adoperati solo per la massiccia pubblicità dei colossi industriali, per il vino siamo indietro di molti pixel. Dopo la neo-rivoluzione 2.0 della critica enogastronomica, che forse ha portato sul web tanti contenuti quanto gossip, le guide continuano a farla da padrone, le riviste pure, i produttori appresso a loro, e i consumatori - eterni confusi tra un click e l’altro - che in fondo in fondo venerano la Dea Carta, perché ciò che è stampato su essa ha più valore di mille parole che scorrono a ritmo di mouse.
Parola di Maroni. Il guru, non il ministro che ha espresso 2 sì.
Ma poi, si domandavano i tipi di Intravino, c’è ancora qualcuno disposto a leggerlo?
Così è, se vi pare.
E quorum fu.

Roberto Erro

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posted by Mauro Erro @ 01:29,

6 Comments:

At 14 giugno 2011 09:47, Anonymous Francesco Annibali said...

? Le guide continuano a farla da padrone? Ho l'impressione che la loro risonanza rispetto a 10 anni fa sia più che dimezzata.
(E non intendo in alcun modo dire che non servono, ecc.: servono eccome, ma il loro impatto è nulla rispetto a inizio millennio)

 
At 14 giugno 2011 11:01, Anonymous Roberto Erro said...

40 mila copie in tre mesi (slow wine) è un numero impressionante rispetto alle briciole del wine blog system, non credi??
quale sito fa 40 mila contatti unici in tre mesi????

 
At 14 giugno 2011 12:34, Blogger Mauro Erro said...

La verità, come si suol dire, sta nel mezzo...

 
At 14 giugno 2011 17:41, Anonymous Anonimo said...

un briciolo di dignità, di coscienza politica, di sano anarchismo.
"tanto non vado contro il mio padrone" hanno pensato in molti mentre segnavano sì.
la botta c'è stata cmq.
ma il padrone, proprio perchè non è stato toccato se la ride.

 
At 14 giugno 2011 18:26, Blogger Mauro Erro said...

ehm, mi pare ci sia un pizzico di ossessione per Mister B. nel commento sopraesposto.

Il "Padrone" è bello che finito per due ragione di motivi. Per sopraggiunti limiti d'età, innanzitutto. E, in secondo luogo, perchè come molti, all'apice del gonfiore del suo ego, Berlusconi è caduto nell'equivoco che fossero gli italiani a seguirlo, quando in realtà è sempre stato lui a inseguire gli italiani come fanno, appunto, i populisti e i venditori. Berlusconi ha smarrito quel dono, se così lo vogliamo chiamare, d'intercettare le voglie dei suoi concittadini.

Le persone hanno semplicemente votato in massa, indipendentemente dal credo politico e senza pensare al Padrone, sul nucleare sullo spauracchio di Fukushima e sui quesiti dell'acqua che facile presa hanno e sono andati, in buona parte, a votare male informati (difatti, i referendum sull'acqua non erano due, ma uno a voler essere pignoli).

Infine, ho più da pensare dal Berlusconismo, e dall'Anti-Berlusconismo che spesso contraddistingue persone che, nel loro quotidiano, sono più Berlusconisti dei Berlusconisti stessi.

 
At 14 giugno 2011 22:51, Anonymous Francesco Annibali said...

Roberto non mi riferivo alle copie vendute/"infilate" agli abbonati ecc..., ma all'impatto sociale.

Quello è crollato.
Forse sei troppo giovane "enoicamente parlando", ma io ricordo gli scaffali delle enoteche con il numero di bicchieri che il vino aveva beccato, una cosa impensabile oggi

 

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