Cirò Rosso Classico Superiore 2009 - 'A Vita/Francesco De Franco

Francesco De Franco, il produttore

Torno, dopo le polemiche di quest’estate circa il cambio di disciplinare, a scrivere di Cirò e di Gaglioppo approfittando dell’uscita da qui a un mese del nuovo vino di Francesco De Franco dell’azienda ‘A Vita, che al suo esordio con l’annata 2008 aveva mietuto non pochi successi.
Sono convinto che il gaglioppo sia capace di regalare, quando giustamente vinificato e affinato, emozioni come pochi altri vitigni: dotato di una naturale finezza ed eleganza degli aromi così come di una capacità di farsi bere con pochi eguali.
Purtroppo ne sappiamo ancora poco e quel che sappiamo, da un punto di vista strettamente scientifico, lo dobbiamo all’impegno ed il lavoro della famiglia Librandi. Il gaglioppo è vitigno di grande identità capace di raccontare come pochi l’annata in cui è stato prodotto e il territorio cirotano.
Vitigno difficile dal grappolo serrato motivo di una non sempre perfetta maturazione fenolica corre il rischio, così come accaduto nel 2009, quando inaspettatamente per Cirò la pioggia non si è interrotta dal 20 settembre al 1 ottobre, di essere attaccato dalle muffe.
L’ex architetto Francesco De Franco, dopo la laurea in enologia a Conegliano, è tornato nella sua terra richiamato dalle origini per dedicarsi al vino. Due annate prodotte, completamente differenti e capaci di raccontare il vitigno ed il territorio in maniera esemplare. Se il 2008 era figlio delle vecchie piante messe a dimora nel ’67 esposte a Nord lungo la valle del Lipuda (la fiumara che nasce dall Sila greca e sfocia nel mare passando per Cirò Marina), il 2009, per i problemi che abbiamo detto, è figlio di giovani piante di 7 anni che giacciono sull’altro versante esposto a Sud.
Quanto alle note di questo vino, tanto emozionante da ricevere il riconoscimento di vino Slow dalla nuova guida Slowine, le lascio all’ispirata penna di Armando Castagno. Curiosando per internet le ho rubate e le ripropongo per la beltà pari al vino.

Cirò Rosso Classico Superiore 2009 - 'A Vita/Francesco De Franco

Doppio assaggio a distanza di una settimana, note coerenti; emozione profonda.

Inclino il bicchiere: è una lente rossa di perfetta trasparenza. Avvicino il naso; annuso; lo ritraggo; guardo per aria; lo riavvicino; mi sale l'ansia; annuso; mi si placa. CHE CA**O E'? Che Cirò erano quelli che ho bevuto fino a ieri? Questo è definito come un bassorilievo, profuma di genziana e glicine, menta e china, questo vento balsamico scopre a tratti un fruttino rosso di bosco che scintilla "rugiadoso", una vena speziata complessa; un'ombra minerale. In bocca scorre e fodera tutto, gradualmente, come sorridendo, in un nitore mattutino. Il finale è tutto sui fiori; sfuma lasciando una bocca perfetta per baciare.
Cirò/il Cirò è platealmente uno spartito per viola d'amore, o per arpa, o per lira, che abbiamo sempre ascoltato in una grave esecuzione per contrabbasso, o per controfagotto.
C'è tempo per cambiare idea, anzi, il tempo per farsi un'idea di dove qui si possa arrivare incomincia adesso, ed è in questa bottiglia: il tempo scatta per ciascuno al momento dello stappo di questo, che a me pare un capolavoro; e di nuovo, è solo la più semplice, la più infantile delle verità che può stupire più di una scenografica menzogna.
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posted by Mauro Erro @ 10:45,

2 Comments:

At 4 novembre 2010 12:02, Anonymous Armando Castagno said...

E' veramente un magnifico vino, e quel che più conta un vino che può rappresentare l'ariete che sfonda un colossale portone di pigrizia e fatalismo, nella sua zona, con poche e ben note eccezioni. Ci tengo a precisare che la "molla" che mi ha portato ad assaggiarlo e di conseguenza a raccontarlo nel modo fors'anche troppo emotivo che hai visto, l'hai caricata tu, caro Mauro, e te ne ringrazio tanto.

 
At 4 novembre 2010 15:09, Blogger Mauro Erro said...

Grazie a te ;-)

 

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