Note di degustazione con segnalazione: La Maggiorina, Azienda Le Piane, Boca

Riporto di seguito un mio vecchio scritto pubblicato su un altro spazio tempo fa. Al di là delle vetuste note di degustazione, l’indicazione dell’azienda e, soprattutto, della zona di produzione è quanto mai attuale e mi permette di segnalarvi il bellissimo reportage, Boca, la memoria e la rinascita, scritto da Armando Castagno e pubblicato sull’ultimo numero della scintillante e patinata rivista Bibenda. Armando “Aramis” Castagno è uno dei più bravi, competenti e capaci degustatori di vino italiani (nonché di una squisita umiltà e riservatezza) e sarà a Napoli ad Aprile, su mio invito, per il secondo appuntamento della Cantina dei Sogni, per raccontare proprio delle Denominazioni “minori” piemontesi di nebbiolesca declinazione (intanto, domani sera, s’inizia con Giancarlo Marino e la Borgogna: beato chi ha trovato posto!).
Bravo Armando. Bravo, bravissimo, bis.


All’età di ottant’anni Antonio Cerri decise di andare in pensione. Così offrì la propria proprietà, le sue vigne a Boca e la sua cantina a Christoph Künzli, esportatore di vini, e Alexander Trolf, enologo, entrambi innamorati di quei luoghi dell’est Piemonte.
Il paese tra le colline novaresi, di poco al di sotto dei quattrocento metri, situato tra la Valesesia ed il Lago d’Orta a cui fanno da sfondo le Alpi Pennine e le Prealpi, è luogo ove dimora da sempre il nebbiolo, uva rossa per antonomasia, la croatina, la bonarda e l’uva rara. I terreni costituiti da porfido e ghiaia in superficie, che taluni hanno paragonato a quelli della Côte Rôtie, e le favorevoli condizioni climatiche, grazie all’influenza delle Prealpi e delle colline intorno, ci regalano vini straordinari di un Piemonte “minore” e non celebrato.
La Maggiorina 2004 dell’azienda Le Piane è prodotto dalle uve sopraelencate da viti vecchie tra i venti e i trent’anni, raccolte a mano. Il metodo di allevamento è quello della maggiorina, da cui il nome del vino, formato da quattro viti che si sviluppano secondo i quattro punti cardinali. Metodo, questo, che fu addirittura perfezionato dall’architetto Antonelli, progettista della Mole Antonelliana. Effettuata la fermentazione, il vino sosta in acciaio per un anno, poi in vetro prima della commercializzazione.
Il vino gaio e limpido ha un colore rubino dai riflessi violacei, che lascia, quando roteando il bicchiere lo svegliamo, scie rosa sulle pareti di cristallo. Al naso è strabiliante, nebbioleggiante con i suoi profumi di rosa e viola, pungente nel suo essere etereo e vinoso richiamando alla mente odori d’anice, poi il pepe rosa ed i frutti pieni, ciliegie, more, lamponi e amarena su tutti. Al palato l’ingresso è troppo rilassato, morbido, fattore che in questi tempi caldi può divenire virtù che insieme al basso tenore alcolico, dodici gradi, lo rendono invitante. La finezza degli odori non è corrisposta in bocca, e nel ritorno finale prorompente emerge l’amarena e la buona acidità che, asciugando il palato, lo invita a nuovi sorsi. Lo abbinerei a della buona musica cangiante, mi viene in mente l’allegra Aretha Franklin ed il suo respect. Sicuramente questo vino non ha la potenza della sua voce. Ma è altrettanto vero che questi vini quasi dimenticati, figli di un Piemonte “minore”, meritano tanto rispetto. (18/7/2007)

Aretha Franklin, Respect.

Nota: la foto della Bottiglia di Boca dell’azienda Le Piane è di Viaggiatore Gourmet alias Altissimoceto

posted by Mauro Erro @ 10:43,

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