Palette Blanc 2012, Château Simone



Potrei iniziare una nuova rubrica (nuova per questo blog, d’altronde da quanto tempo non si vede qualcosa di nuovo nel vino?) e chiamarla Il vino della settimana. Il primo di questa sorprendente rubrica sarebbe questo e chiusa lì. 
Chiusa lì? Sì, denominazione, tipologia, annata, azienda, valutazione. Che sarebbero 5 stelline. Cinque coppette, cinque bicchieri, faccine, soli o lune, quel che vi pare: la sostanza è il massimo della possibile valutazione. Siamo ai vertici, mondiali, e lo sapevate già. Cioè dai, è il bianco di Château Simone: che, davvero non lo conoscete? 

Che poi pensavo: mica ho mai sentito dire adesso mi sparo un bel Palette bianco. Anche perché è come se non esistesse il Palette: 45 ettari di denominazione metà dei quali sono di Château Simone che lo interpreta in versione bianco, rosso e rosato. Nelle ali il meglio per me. Il resto è diviso tra uno sparuto gruppo di soci di una cantina cooperativa e due, tre produttori: che io sappia niente di rilevante. 
Ho sentito dire, invece: che ne dici del bianco di Château Simone? E che ne dico. Stappa. A parte che solo guardare l’etichetta e farsi accarezzare dal suono della parola Simon, armoniosamente flessuosa e morbida, ci si squaglia. Ma come? Starà pensando qualcuno. Essì: innanzitutto conosco il vino, ma poi la cosa delle aspettative è sempre un'arma a doppia taglio, e infine: davvero ci trovate gusto ad essere sempre integerrimi? 

Simon, per la precisione Demoiselle de Simon, La Simone come la chiamavano i contadini dell’epoca, è stata una delle proprietarie del domaine prima che arrivasse alla famiglia Rougier, che lo conduce da duecento anni. Ma non fu la prima: i monaci dei Grands Carmes d’Aix scavarono la cantina nella roccia e piantarono con sistematicità le vigne ben prima della rivoluzione. Non ne so molto della Simone nonostante qualche ricerca. Eppure, il suo è il nome dell’azienda riportato sui tre vini. 

E quindi ogni volta che ne stappo una bottiglia io penso alla Simone. Che al francese si declina al femminile, in italiano sarebbe maschile. E a Meyreuil, non lontano da Aix-en-Provence, a trenta chilometri da Marsiglia, dove si è duri come insegnava Fusco, a trenta minuti dal mediterraneo tu che ti aspetteresti? Un vino mollemente maschio, qualcosa che suoni più come il Castello di Simone, appunto. E invece. Poi sì, forse dovrei dire dei suoli calcarei e pietrosi su cui sono piantati i piccoli alberelli, d’accordo, l’esposizione a nord e il bosco, i vitigni, soprattutto clairette, che già suona leggermente vezzoso, seguita da grenache bianca, bourboulenc, ugni blanc e muscat. 

È imponente nel carattere, nel tratto aromatico che conserva qualcosa di sud nel sorso succulento, nella tessitura della stoffa, nei colori gialli a cui rimandano anche i profumi, nel tratto sapido. Eppure è leggiadro e scattante, ricco di contrasti e chiaroscuri: floreale, speziato, boschivo, agrumato, affumicato. E così torna al palato, vasto e dettagliato, dopo averlo deglutito. Già in equilibrio, durerà a lungo. Una sessantina di euro in enoteca, forse dovrei scrivere anche questo.

posted by Mauro Erro @ 11:15,

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