Il fattaccio di Napoli - Palermo



Non me ne intendo di mercato ma inizierei a seguire con maggiore attenzione Josip Posavec, portiere del Palermo e della Under 21 croata. Non si chiamerà Donnarumma, la bottega di Zamparini è solitamente cara, ma il giovane ha meritato quanto meno le nostre attenzioni. Oltre quelle di ieri sera con corollario d’improperi e bestemmie assortite, dico. Poi, un veloce passaggio al Duomo, San Genna’, perché Non è vero ma ci credo come diceva Peppino De Filippo, e in più penserei a tenermi buona tutta l’allegra compagnia di munacielli e bella ‘mbriana. È il massimo della napoletanità consentita. Lasciamo perdere i soliti discorsi: l’occasione mancata, il braccino corto, ad un passo da…ad un passo da che? Ai fini della classifica non c’è partita decisiva, valgono tutte tre punti, e il campionato, la vita, si vince giorno per giorno, nella lenta costruzione, questa è la mentalità: detto sotto un vulcano richiede un bel po’ di arroganza, come se fossimo immortali, ma non a caso siamo dotati di buona ironia per stemperare. Non c’è l’accadimento straordinario e lasciate che siano gli altri ad accanirsi con le loro parole del giorno dopo: mentalità, maturità, bla bla bla. Riconoscono in noi quel fatalismo che gli appartiene e poco tollerano, mentre aspettano l’accadimento straordinario che nell’Italia di oggi, nel mondo di oggi, si chiama Grande Evento. Ieri invece il grande evento non c’è stato, solo una serie di fattacci, episodi, più che grandi teoremi, piccola aneddotica. Che al minuto 5 Nestorovski, su un buono schema e senza particolari errori della difesa partenopea, nell’unica occasione di tutta la gara, inzucchi in rete, è un piccolo fattaccio. I restanti 90 minuti si giocano per larga parte con 21 uomini in metà del campo, quella degli ospiti. E non manca velocità o precisione nella costruzione del gioco, anzi, i passaggi del Napoli sono sassate che devono infilarsi tra le linee strettissime, o palombelle deliziose che smarcano l’uomo. Come li vogliamo chiamare se non fattacci le due occasioni, una all’inizio sui piedi di Callejon, l’altra alla fine su quelli di Insigne, a un metro dalla porta quasi spalancata, che finiscono inspiegabilmente fuori dallo specchio? Veramente ce la vogliamo prendere con quei tre lì davanti dopo tutto quel che hanno fatto perché ieri sono stati imprecisi o poco lucidi o semplicemente sfortunati? Se Mertens si (e ci) salva è per un altro fattaccio: la mala ciorta avvolge per un attimo pure Posavec e la papera ci consente di pareggiare. 
L’altro giorno ascoltavo uno scrittore inglese, William Boyd, che spiegava la vita attraverso una teoria che prendeva in considerazione fortuna e sfortuna, più che un’entità soprannaturale. Di primo mattino raramente mi concedo queste profonde riflessioni, ma è una prospettiva che ha un suo riscontro nel calcio e da cui deriva un noto teorema: talvolta è questione di culo. 

Ventiduesima di campionato. Napoli - Palermo 1 a 1

[prove tecniche di rubrica di un tifoso anglo-napoletano: Il deserto dei leoni] 

posted by Mauro Erro @ 10:50,

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