Ragazzi, tornare ad allenarsi o di Napoli - Besiktas



Ora che la terza sconfitta è stata servita tutti, o quasi, si sono resi conto che il problema è, ed è sempre stato, nella testa, vedi mentalità, dici personalità. E non solo in quella dei calciatori. Sin dalla primissima partita a Pescara e poi via via il Napoli ha mostrato i suoi momenti di assenza, vuoti colmati dalla paura di vincere, dalla sufficienza o peggio dall’arroganza che misurava nient’altro che l’insicurezza malcelata dopo il tradimento del precedente profeta, momenti che si sono dilatati fino al punto di regalare tempi e gol agli avversari come con la Roma o ieri con il Beskitas. Eppure lo si sapeva che i passi avanti da fare erano sulla rosa da ampliare -  i più a guardare al centravanti e pochi ai terzini o al portiere, ma né Maggio (4) né Strinic rappresentano alternative all’altezza - e nella mentalità cattiva e vincente - i più a guardare ai piedi, al gioco prodotto, agli schemi, ai due attaccanti che giocano più stretti e pochi alla testa. Il Napoli continua a esprimere gioco, possesso, occasioni da rete. È più impreciso, meno motivato e meno intenso e aggressivo, più disuniti i reparti, meno cattivi e concentrati i singoli. Gli errori individuali - guardialinee compreso - fanno il resto e Jorginho, Insigne e Reina emulano il nostro laterale destro (cioè fanno 12 diviso 3). Tutti gli altri, esclusi Mertens e Gabbiadini, vanno a 5, pure Sarri. Anche per lui sono prime volte. Ci sta. Il Napoli è una rinata società e una squadra giovane in una città millenaria di eterni bambini, lazzari, poco abituati a vincere, che nella fattispecie producono seimila - dico seimila - abbonati dopo aver visto la squadra, probabilmente, più bella di sempre arrivare seconda e approdare in Champions. Che si lamentano, come se la Champions, loro, l’avessero giocata un giorno su due. Capaci di inneggiare a Amadou Diawara (6 di incoraggiamento), anni 19, guineano, eletto per una sera decisivo risolutore e nuovo Masaniello, nero come voleva Pino Daniele, accertando le capacità divinatorie del bluesman: si, vuie sit’ pazz’. E forse per questo condannati ad essere belli e perdenti, incapaci però di imparare dalla propria storia. Giuseppe La Mura, zio ed allenatore dei giganti Abbagnale, pose a monito dei nipoti all’interno del circolo nautico Stabia un cartello su cui c’era scritto: “Il successo è una lunga pazienza”. Quindi allineati e compatti, ognuno torni ad allenarsi, calciatori e tifosi, perché c’è ancora tanto da lavorare, e forza Napoli sempre. 

Terza di Champions. Napoli - Besiktas 2 a 3. 

[prove tecniche di rubrica di un tifoso anglo-napoletano: Il deserto dei leoni]

posted by Mauro Erro @ 09:54,

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