Pinot bianco Vial 2010, Kellerei Kaltern - Caldaro

L’ho già scritto e detto molto spesso: l’Alto Adige è tra le regioni più solide da un punto di vista qualitativo, indifferentemente dal produttore, dal vino e dal vitigno, dai gusti personali, quando si sceglie una bottiglia di queste zone il rischio di bere male è assai remoto. Merito di una grande sapienza tecnica che ha le sue lontane radici nella creazione dell'istituto agrario di San Michele all'Adige, il 12 gennaio 1874, nato con lo scopo di promuovere l'agricoltura tirolese. All’Alto Adige va ascritto anche un altro merito: l’alta qualità di tante cantine cooperative, una concentrazione difficilmente riscontrabile in altre zone d’Italia. 
Il meglio che questa regione offre sta sicuramente nei tanti bianchi proposti e molto apprezzati dai consumatori, soprattutto per l’esuberanza aromatica di tanti suoi vitigni e vini, dal gewürztraminer al sauvignon blanc, dal müller thurgau al kerner, dal sylvaner al riesling, e via così in ordine sparso.
Talvolta un po’ “freddi”, manchevoli di personalità ai palati più smaliziati, ma tecnicamente e stilisticamente corretti per chi non cerca la luna sempre e comunque. Ovviamente siamo nel campo delle generalizzazioni ed è altrettanto ovvio che esistono le eccezioni: molte delle quali s’incontrano quando si parla di pinot bianco, dal quale si ricavano alcune delle più belle bottiglie non solo dell’Alto Adige, capaci di mettere d’accordo il semplice bevitore con l’appassionato più accanito.
Dal generale al particulare arrivo alla bottiglia bevuta l’altro giorno della Kellerei Kaltern - Caldaro che, dal 1992, unisce due delle cantine storiche del territorio: la Bauernkellerei (Cantina dei contadini) e la Jubiläumskellerei (Cantina del Giubileo), entrambe nate ai primi del novecento. Un vino a cui davvero non mancava nulla nei profumi (fruttato, floreale, con sentori di mandorla e noce, note di erbe aromatiche, un tocco leggerissimo di tabacco e ancora e ancora) e al palato: saporito, grasso, teso, lungo. Per chi ama i numeri ne indico un paio: 90/centesimi, il punteggio che gli avrei affibbiato, e 10 euro, il prezzo in enoteca, giù per su, che pagai all’epoca dell’acquisto.

posted by Mauro Erro @ 13:12,

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