Trattoria Viola, tra piazza Adigrat e via Lomellina, Milano



I piatti scelti dal menu: 

- Campionato spezzatino, dice il trattore Beppe dieci euro di multa 

- Secondo di servizio, manzo alla McEnroe improvvisato senza memoria e cotto a bassa temperatura, 37,2° a vita 

- Linguine di pasta Voiello con tonno con-sorcio, sleppa di grana, servito in baule di Nino 

- Triplo special con Champagne, panino di fantasmagoria multipolicromica, scarsamente nutritivo, ottanta euro l’uno 

- Bistecca di cavallo sottovuoto e sopravuoto, perché è un amico, con patate e ormoni marinati nei navigli 

- Paste alla crema gentilmente offerte dal bar Pasticceria Gattullo 

Nel triangolo tra Piazza Adigrat e via Lomellina, piena università della strada, oltre i tavoli da biliardo e superato l’ufficio facce, si nasconde la trattoria Viola, residuato di una vecchia Milano di emigranti e talento. L’esordio, ma senza scuola - mica respinto, proprio disperso -, ai tempi di Vito Liverani, da cui il nostro capocuoco ha appresso l’inquadratura dei piatti sempre incisiva e l’ironia ai bordi del ring, coltivata poi a San Siro, l’ippodromo, e al Derby, no, non quello di quest’anno, uno 0 a 0 noiosissimo. Enzo, in sala, suona il sassofono, ma poi chiama De Niro, impegnato con il pittore Silver da un tea for two, con due fiaschi di bianco bel fresco, più in là Oreste e Gianni scendono in campo, Beppe si lamenta che lo sport non da più da mangiare ma si può sempre provare all’Embassy come guardarobiere, metteranno una buona parola. Dopo un po’ di polpette e cipolle, arriva il venditore di prosciutto di Praga direttamente da Laveno, preso fuori la villa di Renato da Cochi, che ha finito di lucidare le 104 paia di scarpe, perché si sa che il cotto quanto è buono e meglio del crudo, e con il tuo pane venuto apposta da Parigi, chi te lo fa fare di uscire e mischiarti con la zanzeria che c’è in giro? Fai venire due uova da Treviso, roba di giornata, e compri mezzo chilo di burro di Bulgaria e quattro tartufi. Niente risotto milanese, anche se la ricetta ha la prefazione di Ugo Tognazzi, perché hai visto che meraviglia quando piove in tram sembra l’arcobaleno anche se si capisce che è il neon…. Allora un giro di carte, chiediamo scusa e andiamo, senza pagare, che ci si sente male, ma piano. 
Voto: 7 ½ 

[Federico Godio, Rumore Bianco, Radio Shamal, Il libro è servito: Vite vere, compresa la mia, Beppe Viola, Quodlibet]    

posted by Mauro Erro @ 12:12,

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