Chablis Grand Cru Valmur 2007, Bessin


L’ultima volta che al ristorante mi è stato chiesto gradisce uno chardonnay?, ho immaginato per un attimo di sfoderare una risposta alla James Bond modello Sean Connery: io non bevo chardonnay, ma Champagne, Chablis e qualche volta Meursault. In quest’ordine di preferenza, salvo eccezioni. 
In realtà ho sbirciato l’etichetta il tempo opportuno per leggerne la provenienza, Puglie, e ho chiesto acqua minerale, mettendomi una mano sulla bocca dello stomaco ad indicare una giusta causa che mi impedisse di assumere alcolici.
Certe risposte suonano bene se ti chiami Sean Connery e indossi uno smoking, e poi la mia compagnia era di normali umanoidi e non di eletti ambasciatori di Dioniso: sarei sembrato pateticamente snob. No che non lo sia, ma ho evitato di sembrarlo, risparmiando così un po’ della mia generosità di espressione. 
Non se ne abbia a male l’ignoto produttore pugliese di un vino corretto e onesto anche nel prezzo, ma se per i miei sbevazzamenti devo recarmi nelle sue terre, bevo gli ottimi Primitivo di Gioia, alcuni negroamaro salentini, difficilmente scelgo chardonnay. 

Spesso molti se ne dimenticano ma il sistema qualitativo dei vini, non solo italiano, è legato alla denominazione di origine, al luogo innanzitutto, e non al vitigno. Bere Sancerre è molto diverso dal bere un sauvignon blanc comune, provate a mettere di fianco un Barolo e un Boca e vedrete chiaramente come il vitigno nebbiolo possa raccontare territori molto diversi. 
Gradisce uno chardonnay? 
Dipende. Se si tratta di Chablis o della Côte-d'Or diciamo che ci faccio un pensierino, ovviamente dopo aver verificato produttore e annata. Il rapporto è di 10 a 1, cioè per dieci bottiglie di Chablis ne apro una di Borgogna rinomata, Meursault innanzitutto. Per mere questioni di gusto e opportunità, non di valori qualitativi assoluti. Diverso il territorio, le temperature, la tradizione: in linea generale un Borgogna della Côte-d'Or avrà più grassezza, potenza, un rapporto con il legno ben diverso, oltre un costo mediamente più alto e non di poco. Bisogna avere molta più pazienza per cogliere questi vini nel momento migliore di espressione. Al contrario gli Chablis sono vini molto più nervosi, algidi o scontrosi talvolta, contraddistinti dal timbro sapido che manifesta il loro carattere minerale: il legno quando è usato serve spesso a smussarne gli angoli. 

La gerarchia qualitativa legata al luogo, nella Côte-d'Or come a Chablis, è particolareggiata tanto da classificare le vigne. Un Grand Cru rappresenta il vertice (Petit Chablis, Chablis, Chablis Premier Cru e Chablis Grand Cru) e a Chablis solo sette vigne poste alla destra del fiume Saône possono fregiarsi del titolo. Valmur è considerato di norma tra quelli più delicati. Bessin è uno dei produttori importati dalla toscana Teatro del Vino che ha un catalogo dove si pescano sempre cose interessanti: lo stile interpretativo solitamente, al di là delle differenze tra cru, riesce a coniugare le peculiarità dei vini di Chablis con delicatezza, tenerezza, compostezza, rigore formale da un lato e naturalezza dall’altro, teorizzando la propria idea di vino tutta centrata su un equilibrio raccolto. 
Un gran bel vino questo 2007, che ha ancora qualche anno davanti di ascesa, solare e dettagliato, tenero e ritmato, saporito e asciutto. Un pizzico di persistenza e di maggiore espansione in più e sarebbe nell’Olimpo. Una 50ina di euro in enoteca l’ultima annata.
Può abbinarsi a molteplici piatti, situazioni o cose. Io l’ho accompagnato a una frittura di gamberi condita solo con un pizzico di limone. Sale e pepe ci ha pensato il vino.

posted by Mauro Erro @ 08:42,

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