Taurasi 2010, Pietracupa

Sabino Loffredo, settembre 2011

Sono rimasto sorpreso che delle tre principali guide ai vini in uscita solo una abbia premiato questo, nonostante badi poco alle classifiche e ai premi in genere. So anche, in passato è toccato pure a me, quanto sia ingrato e arduo il compito di scegliere, e di conseguenza sono poco incline al segue dibattito tipico di questo periodo dell’anno, ma dovendo dar conto della mia meraviglia dico subito che nel mio taccuino questo Taurasi non è semplicemente un buon vino ma, nell’ultima tornata di assaggi campani, il più buono fra tutti. 

Grazia, sfumature, respiro, diffusione del sapore e souplesse, eleganza della trama tannica, frutto di un’annata fresca e disposta ad esaltare queste caratteristiche, di un sito adatto e di un’interpretazione ispirata. Di colui che è considerato un bianchista, non c’è anno in cui non ci sia uno o entrambi i suoi bianchi tra i premiati, pur avendo da sempre lavorato con l’aglianico, più come divertissement, e avendo nel suo palmares già altre interpretazioni come lo squisito Taurasi 2008. L’istrionico Sabino Loffredo, una sorta di Salinger che rifugge visite e cronache mondane, un Thomas Pynchon che ha i suoi anacoluti in alcune versioni del fiano Cupo, faccia e battuta pronta alla Jerry Lewis, riscrive così la sua biografia: da bianchista a ottimo vinificatore tout court, tra i più ispirati e talentuosi della sua generazione. Su intero suolo italico, s’intende. 

Mi sono innamorato di questo vino, ad esser sinceri, sin dal primo sorso di qualche anno fa, più dello squisito Greco “G” 2010 di cui molto si è parlato, pur non essendo così disponibile ai corteggiamenti e alle lusinghe. Dell’aglianico, dico. In entrambi i casi i vini vanno ben oltre l’indicazione delle capacità di Sabino Loffredo come vinificatore e del livello qualitativo di Pietracupa, perché si fanno esempio e parametro delle possibilità delle denominazioni. Ma se nel caso del greco gli esempi in questi anni non sono mancati, con l’aglianico e il Taurasi, nella sua storia contemporanea, non se ne contano molti di vini in cui si possa identificare il prototipo invocato e ricercato da tutti (i cui riferimenti solitamente sono le vecchie riserve Matroberardino, un’epoca giurassica e totalmente diversa): un vino che sappia coniugare potenza ad eleganza e finezza. Per questo sono molto curioso di vedere che impatto avrà quando sarà commercializzato su coloro che lo acquisteranno, e quale sarà la sua evoluzione nelle verifiche che si susseguiranno nel tempo. Ne riparleremo sicuramente.

posted by Mauro Erro @ 11:24,

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