Piovono cinghiali, Roma


Mi tocca scrivere la cronaca di una cena mancata e di una serata trascorsa bloccato in ascensore con un cameriere nel vano, leggermente an-gusto, tentativo di raggiungere il primo piano di Palazzo Serra a Roma, dove ha sede il ristorante Piovono cinghiali. Ne nasce una intervista verità, uno spaccato che i titolisti vogliono crudo, ma noi diremmo stufato, della ristorazione capitolina e di ciò che può accadere nel retro di un cucina: i lavapiatti lavano, i cuochi sfilettano il cinghiale, il maître ha una mamma, è sposato con una professoressa in pensione, ha un amante, rimpiange i bei tempi che furono, oggi solo flebile eco in cui la donna era il focolare della famiglia, adesso allargata, perché l’amante è incinta e lui non sa chi è, tremolante riverbero del passato. Sognavo di essere sfinito dopo un pranzo, accasciato sulla sedia di pernambuco, essenza brasiliana, meravigliosa punizione sarebbe stata, e invece mi tocca star dritto e spalle al muro con un cameriere dimesso e neanche troppo loquace, che dentro l’ascensore gioca a tetris su un Samsung a cui ha attaccato l’adesivo della celebre mela mangiata non si sa il perchè. In mancanza dell’elenco telefonico gli sfilo il menu da sottobraccio, una volta Forte, e lo sfoglio, troverò più stupore: non che ci voglia molto. Immagino i piatti che avrei scelto, e scopro che qui il consulente è l’ex-cantante Caleb Followill, che dopo aver confessato i suoi problemi con l’anoressia, aver partecipato nel ruolo di giudice nel reality Iron chef, aver scritto il suo libro di ricette, esser passato a Che tempo che che fa, è entrato nel business della ristorazione con Umberto Smaila e Jerry Calà. Agli atti rimane, quando finalmente ci hanno liberato a tarda serata dall’ascensore, l’aver incontrato un celebre calciatore della Roma che uscendo dal bagno si aggiustava la patta. Incrociandoci ci ha detto: Marino non c’è, Kevin Costner si, sarà un film dal titolo: Quel che sarà, sarà di chi sarà
Voto: n.c. 

I piatti che avrei scelto:

- Camiòn di cinghiale iberico lanciato e spiedini di vipere calate dall’alto in olio bollente

 - Fettuccine fatte da sé in casa, con ragù di cinghiale accigliato al ciglio

- Fondo profondo, quasi un pozzo, di cinghiale aromatizzato con arsenico e melissa, chinino, malva e tamarindo

- Corolla discoidale di cinghiale con intorno dissecato di fiori, rotonda, che pizza

- Quenelle senza querelle di cinghiale da cortile ammaestrato e mansueto

[Federico Godio, Rumore Bianco, Radio Shamal, Il libro è servito: Ognuno potrebbe, Michele Serra, Feltrinelli]  

posted by Mauro Erro @ 10:50,

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