Il wine writer tra Andrew Jefford, Bianca Bosker e Alessandro Masnaghetti

Alessandro Masnaghetti

Nell’editoriale di ieri sulle colonne di Decanter dal titolo evocativo Note di degustazione – la vergogna del mondo del vino? (che potete leggere anche qui nella trasposizione di Angelo Peretti sul suo Internetgourmet), Andrew Jefford si chiede se la scrittura del vino proposta oggi sia ancora efficace. Riflessioni che nascono da un dibattito innescato da Bianca Bosker che sul New Yorker ha provato a chiedersi se c’è un modo migliore per parlare di vino, evitando inutili barocchismi, districandosi tra noiosissimi quanto ripetitivi strutturato e abbastanza persistente e il secco e limitante punteggio. 

Le tre indicazioni che da Jefford per uscire dall’empasse non sono niente di trascendentale, ma semplici considerazioni di buon senso su quelle che dovrebbero essere le minime condizioni per poter fare questo mestiere: La prima è saper assaggiare. La seconda capacità è quella di “comunicare entusiasmo” e la terza condizione è quella di possedere una “genuina attitudine letteraria”. 

A me queste considerazioni, seppur largamente condivisibili, sembrano fuori tempo massimo e non fanno che registrare la crisi editoriale che attraversa anche il mondo del vino e che si dipana tra numerose riflessioni fino al concetto di disintermediazione tanto in voga nella società di oggi. 
Mi hanno ricordato discorsi vecchi di almeno tre anni quando frequentavo la cucina di Enogea, e in cerca di novità ci facevamo domande di questo tipo fino a chiederci paradossalmente se si potesse parlare di vino senza parlare di vino. 
Tentativi? Molteplici. E basta andare a riguardarsi la prima come l’ultima fase della seconda serie di Enogea, dalla rubrica di successo – On the road – del Persichetti, fino ad una delle ultime create, Vintage di Paolo De Cristofaro, in cui provammo a raccontare l’annata 1984 anche attraverso una serie di episodi (la storia di Joseph William Kittinger; la beffa dei finti Modigliani; le Olimpiadi di Los Angeles boicottate dai russi; la rapina alla Banca provinciale Lombarda a piazza Diaz a Milano; il primo spot Apple Macintosh diretto da Ridley Scott; l’uscita di C’era una volta in America di Sergio Leone in due versioni; la nascita dell’auditel, il taglio di quattro punti della scala mobile ad opera di Craxi e via così). 

Al di là della crisi d’identità degli opinion leader che cercano di arrivare a quella maggioranza di pubblico che è oltre gli steccati del mondo del vino (e che non si riesce a raggiungere) la realtà è che la crisi della carta stampata e la bassa marginalizzazione – per ora – del web e del digitale danno davvero poco spazio a chi voglia lavorare con la parola – soprattutto in quei paesi non anglosassoni – come auspicano Jefford e Bianca Bosker. Perché oggi uno dei pochi filoni redditizi, al contrario, è quello conosciuto con il nome di data journalism: numeri, flussi di dati, grafici, infografiche… 
La citazione ad Enogea non era casuale perchè è proprio l’avanguardista Masnaghetti, l’unico italiano a poter contare sul mercato globale di una certa autorevolezza, a dimostrarlo con la sua nuova iniziativa editoriale uscita oggi, proposta tra l’altro a titolo gratuito. 
Barolo 2011 e Barbaresco 2012 raccontati, appunto, senza le note di degustazione, ma attraverso grafici, mappe e infografiche. Un instant book in formato Pdf di otto pagine che, se volete, stampate e ripiegate – ci sono le istruzioni – in un comodo formato da viaggio.

posted by Mauro Erro @ 12:11,

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