Archivio: Parliamo del naso (1949)


Regia: Glauco Pellegrini. Soggetto: Rodolfo Sonego. Consulenza artistica: Michele Guerrisi. Fotografia: Ubaldo Marelli. Produzione: Geo Taparelli per Lux Film. 
Data visto di censura: 2 febbraio 1949. 
Documentario abbinato alla proiezione del film In nome della legge

Non diciamo «Questo è il problema», diciamo solo che «è un problema come tanti altri». Ogni giorno in quest’aula ricca di elementi anatomici, gli allievi studiano una parte del corpo umano, oggi è di turno il Naso. E non è da credere che il problema di questa mattina sia semplice come si potrebbe immaginare. L’allievo cercherà invano di risolverlo, se la sua immaginazione non saprà andare oltre i limiti di questa stanza, dove il naso è scomparso da tanto tempo dagli scheletri che lo circondano. E dove sezioni anatomiche e plastici freddi e geografici fanno dimenticare il naso vero, vivo e palpitante. Né gli verranno in soccorso i poeti, i quali non si sono mai interessati del naso, e dire che un poeta si chiamava Ovidio Nasone. Invece è proprio il naso che distingue l’uomo dalla bestia. 
Nell’aquila, nel leone, nel cavallo, nel cane e perfino nella scimmia il naso non è che un organo di olfatto e di preda. Solo l’uomo ha un vero e proprio naso, e ciò fin dai tempi più remoti. 
Chissà com’erano veramente i nasi degli assiri e dei fenici, dalla pinna violentemente arricciata e quasi felina, e com’erano i nasi di questi due babilonesi sui quali il tempo si è così ferocemente accanito. Questo naso persiano invece ha sfidato i tempi. E com’erano i nasi degli americani, prima che Colombo ficcasse il suo in casa loro? 
In Egitto, l’odore dei preziosi profumi poteva affilare con tanta grazia il naso di Ramsete II, e quello di Sesostri. 
Soltanto gli Dei conservavano ancora un certo rapporto con le forme bestiali. Ma questo è il Duca di Urbino! Solo un regista cinematografico può confonderlo con una divinità egiziana. Scusatelo. 
Il più antico naso nostrano è quello del guerriero di Capestrano, e questo dell’Apollo di Veio è il primo naso di cui si conosca l’autore, Vulca. 
Ma il naso autentico, il re dei nasi, l’idea platonica del naso, il naso dei nasi, e chi non lo sa? È il naso greco. Di cui uno dei più belli esemplari è portato con fiera dignità dall’Auriga di Delfi, l’ansia e la polvere della corsa non alterano la pacata e superba respirazione. 
Altri nasi greci, severi e dritti, eleganti e vibranti, femminili e maschili, sono sempre giustamente considerati come i perfetti esemplari della nostra umanità. 
La Venere Capitolina girandosi intorno pare voglia farsi accarezzare dalle luci e dalle ombre della sua nicchia, e pare voglia fare aspirare il profumo d’ambrosia che accusa la sua natura divina. A noi non resta che lasciare la stupenda Venere al suo mistero. Ma non tutti i greci avevano il naso greco: Socrate per esempio non aveva un naso greco al cento per cento. I romani non erano platonici e nemmeno fotografi veristici, ma i loro ritratti hanno ancora una evidenza fisionomica e psicologica che nessuno ha mai superato. Avete già visto il naso di Giulia, di Bruto o quello rincagnato del perfido Caracalla. E quello di Adriano e di Settimio Severo. “Ma il naso più grande da noi conosciuto, è quello di un imperatore ancora ignoto nel magnifico bronzo capitolino, che non teme altra concorrenza se non quella del naso di Costantino, ma questo non è che un restauro. È il naso di un imperatore. Nessuno però ha pensato di restaurare i nasi di questi borghesi romani, brava gente, sempre ingiustizie nel mondo. 
Nell’arte medioevale, scomparendo il rilievo, il naso perde la sua profondità. E quasi a compenso, si vendica. Si vendica con l’altezza eccessiva o con l’arzigogolo della narice. Ma chi non conosce il naso di Dante come lo ha visto Giotto. Ad ognuno, Giotto sapeva dare il suo naso. Mistici invece sono ancora questi di Simone Martini. Nel Rinascimento non rinascono soltanto le antiche virtù, il sentimento nuovo della vita, l’esperienza e la filosofia di Platone, ma anche i nasi. 
Che guarda questo piccino del Ghirlandaio, forse una bella mela? Un naso malato. Non un naso brutto come quelli di Dürer e Arcimboldi. O quelli caricaturali, in cui Leonardo, non senza una certa malignità, fissava il carattere di alcuni personaggi del suo tempo. Ma quanto lavoro per caratterizzare i dodici nasi degli apostoli e quello di Gesù. Basta il naso per riconoscere il traditore. Con umorismo Michelangelo vede il profilo del Satiro con una certa crudezza, quella di questa vecchia Sibilla. Forse per vendicarsi del suo stesso naso rotto in gioventù con un pugno del Torrigiano. E che diversità di nasi da Savonarola a Paolo III. Da Leone X a Maometto II, al Doge Loredan. 
Costantinopoli e Venezia, due nasi eternamente in lotta. Dal Duca di Parma a Lorenzo il Magnifico. Il naso di Francesco I era così lungo, lo testimoniano Clouet e Tiziano. 
Con la musica del Settecento, la vecchia commedia creava le maschere e i burattini, ognuno con il suo caratteristico naso. Da Pantalone a Pulcinella, all’Arlecchino. La rivoluzione fa cadere insieme alla testa anche il naso di Maria Antonietta. Ma il naso di Napoleone non riesce ad imitare quello di Augusto. Beethoven e Leopardi, delusioni e tristezze sono i segni del Romanticismo. Da quando la nuova pittura di Cézanne fu vista come una finestra sul mondo, acquista importanza anche la camera gialla di Van Gogh. Qui infatti, al colmo della sua disperazione, il tormentato pittore preferisce tagliarsi l’orecchio e non il naso. 
I nasi meno razionali sono quelli di Modigliani. Hanno voglia i pittori moderni di scherzare col naso, la nostalgia dell’antico naso greco non può essere appagata dai nasi doppi e tripli fatti da Picasso. Sono nasi per modo di dire. Ecco per esempio una Venere di Picasso, no, no, il regista ha sbagliato ancora una volta. Se la Venere avesse quel naso sarebbe molto meglio che non “ne avesse alcuno, proprio come nelle maschere di Carrà e come in quelle di De Chirico (starnuti). Nella realtà però i nasi sono quelli che sono, poveri nasi, tristi nasi, sperduti tra la folla invano attendono l’artista che li eterni. I bambini sono attirati da ben altri nasi, non quelli dei Re, degli uomini politici, degli attori del cinema. Ma sono attratti dai loro giornaletti, dove i nasi assolutamente fantastici dei loro personaggi li divertono e li entusiasmano. Ma in questa gara di nasi favolosi e fantastici, il più famoso, l’imbattibile, il più commovente, il più sensibile e diremo il più... moralistico... è quello di Pinocchio. 


posted by Mauro Erro @ 09:37,

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