Verticali

Un tempo il must per una rivista era poter offrire ai propri lettori la ricognizione più ampia possibile di una denominazione. Fino al più piccolo garagista sepolto in fondo al mondo. Un'orizzontale, si dice tecnicamente. Un modello che ancora oggi è usato nelle guide ai vini che, in alcuni casi, scelgono di recensire anche vini in annate che saranno sul mercato chissà quando, in un imprecisato futuro. Ma a parte questo desueto strumento propagandistico (faccino), oggi, invece, se non hai assaggiato le 422 annate del Pelillo di Pietralcina, fino all'irreprensibile, poetico ed emozionante 1821, non ti si fila nessuno. Per i non adetti dicesi verticale.
Ma una via di mezzo un po' più utile a chi legge e poi compra i vini, no eh?

posted by Mauro Erro @ 11:27,

2 Comments:

At 3 aprile 2014 21:43, Anonymous Emanuele Annibali said...

E' un pensiero che condivido, e che mi gira in testa da un po'. Indubbiamente leggere il racconto di una verticale è interessante (parlando da semplice appassionato)per capire meglio che tipo di prodotto faccia una determinata azienda. Dopo, però, quanti tra gli appassionati con uno stipendio "ordinario", e con quale frequenza, hanno i mezzi per procurarsi una bottiglia d'annata? Pur ammettendo di voler fare un (piccolo o grande che sia) sacrificio economico che spesso questi prodotti richiedono, per chi non abita in grandi città è difficoltoso quando non impossibile procurarsi certe bottiglie in enoteca. Ed ecco che escluso il piacere di leggere un bell'articolo, questi scritti rimangono un po' autoreferenziali o quantomeno "distanti" dal lettore "medio".

 
At 4 aprile 2014 08:41, Blogger Mauro Erro said...

Si hai centrato il punto. Più diventano profonde e più si allontanano da quel che si definisce "lettore medio". Questo è il mio riscontro ed è del tutto normale d'altronde. Questo tipo di approfondimenti in altri ambiti si definiscono monografie e le monografie, come i saggi, solitamente si scrivono per gli addetti ai lavori e non per il "pubblico". E spesso si scrivono per se stessi e per farsi dire "bravo".

 

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