Rocca del Principe, Lapio, Fiano di Avellino 2009


Più passa il tempo e più questa versione del fiano di Aurelia Fabrizio e Ercole Zarrella (0825.982435 - per maggiori informazioni sull’azienda e i suoi vini vedi qui) diviene affascinante e particolarmente adatta al mio gusto. La bottiglia bevuta l’altro giorno tanto era loquace quanto chiara nel suo discorso, in un momento di espressività ottimale, e soprattutto in una fase del suo racconto molto intrigante. 
Sul mio quadernetto degli appunti ho segnato parole come chiarezza, purezza, lucentezza, brillantezza, luminosità, energia, senza indugiare troppo sui termini strettamente legati alle caratteristiche organolettiche dove minerale e roccia si ripetevano spesso, che mi riportano ad una delle possibili origini della parola Lapio, ad una delle sue probabili etimologie: lapis/lapidis – pietra, roccia, appunto. 
È facile formulare l’ipotesi che questa annata, non semplice da gestire per l’andamento climatico, ci restituisca oggi un vino in cui la carica aromatica del fiano è meno intensa tanto da far emergere un carattere e un aspetto che definirei più territoriale, non sempre e non facilmente riscontrabile, per molteplici motivi, nei vini che provengono da questa zona. O almeno mi piace pensarla così. Il punto, in ogni caso, è che spicca un ulteriore aspetto o tassello di uno dei vini bianchi più buoni d’Italia quale è il fiano, proposto tra l’altro a prezzi estremamente convenienti per il consumatore, e di Lapio, dove la storia moderna di questo vino ha avuto inizio. Un orizzonte ben diverso da quelli a cui ci hanno abituati i vini, a me particolarmente cari, provenienti dal comprensorio di Montefredane, con le loro fascinose note torbate: per dirla in colori passiamo dalle pennellate giallo dorate alla luminosità del bianco. 
Non so quanto durerà questo paesaggio, nel tempo la fabula del vino vedrà il suo intreccio susseguirsi, sulla scena si ripresenterà il vitigno, forse il profilo si farà più severo, le note idrocarburiche faranno capolino, oppure sarà altro ancora. Vedremo. Ma, nell’attesa, so cosa bere: godendomi questo vino per come è adesso.

posted by Mauro Erro @ 10:44,

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