Momenti Federer


Una maledetta esperienza quasi religiosa, disse l’autista della navetta stampa di Wimbledon, nel 2006, per definire quei momenti che molti appassionati di tennis conoscono. Quegli istanti successivi a un colpo vincente del tennista svizzero Roger Federer, attimi un cui ti cade la mascella, strabuzzi gli occhi ed emetti suoni che fanno correre la tua consorte dalla stanza accanto per controllare che tutto sia a posto. Lo racconta David Foster Wallace, lo scrittore americano inviato speciale per l’occasione del New York Times, in un articolo tradotto da Matteo Campagnoli ed edito da Casagrande nel 2010; un delizioso libricino di circa trenta pagine il cui titolo muove dall’espressione utilizzata dall’autista: Roger Federer come esperienza religiosa.

Mi è capitato tra le mani grazie ad un amico che me lo ha prestato negli stessi momenti in cui parlavo di una mia esperienza simile. Ovviamente non c’entra nulla Federer né tantomeno il tennis, la causa della mia maledetta esperienza quasi religiosa fu una bottiglia di vino, il Clos Saint-Denis Cuvee Tres Vieilles Vignes 2010 di Domaine Ponsot, assaggiata un paio di anni fa. 
Non ne ho mai scritto per questione di pudore e perché non amo l’abuso delle iperboli, non amo trasformare momenti unici in qualcosa di reiterato e comune, come se accadesse a ogni bottiglia o quasi bevuta. Perché non è vero che accada, banalmente. 
Così come so che ciò che ho provato potrebbe essere tranquillamente spiegato, dai più diffidenti e scettici, come un calo di zuccheri dovuto all’intensa giornata trascorsa a correre su e giù per i paesini della Borgogna ad assaggiare vini. O come una congestione dovuta al forte sbalzo di temperatura tra l’esterno e l’interno della cantina di Ponsot. Così come so che il clima della compagnia era allegro, perché girare per la Borgogna ad assaggiare i 2010 fu molto divertente, e in quel preciso istante avevamo appena assaporato tutti i migliori cru prodotti dal Domaine Ponsot. L’ultimo era stato il Clos de la Roche. So anche che nel momento in cui ci accingevamo a degustare il frutto dei 0,38 ha di Clos Saint-Denis contenuto in un’unica e sola barrique, sapevamo che difficilmente avremmo avuto occasione nella nostra vita di averne una bottiglia e di poterne bere ancora, visto quanto poco se ne produce e quanto costa e il nostro stato d’animo si predispose in un contegno monacale e religioso. 

Nonostante sappia che ci possano essere mille spiegazioni, del tutto logiche, delle cause di quell'esperienza, so anche della loro inutilità perché ogni vero appassionato di vino può capire cosa mi successe. Vidi la luce. Una sorta di bagliore che annullò completamente la mia vista periferica, tanto da ridurre il mio spazio visivo a pochi gradi: un cerchietto di nuda roccia davanti a me. Tutti i suoni, i commenti dei miei compagni di viaggio mi arrivavano ovattati, non distinguibili, un sottofondo lontano e provavo la sensazione di lievitare, staccandomi di qualche centimetro da terra. Un’energia che invadeva il mio corpo lo rendeva leggerissimo.
Poi, dopo pochi attimi, sono rinsavito. 

So anche che non occorre essere appassionati di vino per capire questa esperienza quasi religiosa, perché queste sensazioni estatiche, nonostante molto rare, io le ho provate anche quando ho visto fare alcune cose a Diego Armando Maradona o quando mi sono innamorato. 
E infine l’ho raccontata perché come scrive David Foster Wallace Il genio non è riproducibile. L’ispirazione, però, è contagiosa e multiforme – e anche solo vedere da vicino come la potenza e l’aggressività possano essere rese vulnerabili dalla bellezza ci fa sentire ispirati e (in modo fuggevole e mortale) riconciliati.

posted by Mauro Erro @ 10:37,

2 Comments:

At 25 settembre 2013 10:55, Blogger Luca said...

Amen.

 
At 11 ottobre 2013 06:42, Blogger Michela said...

Riesco ad intuire quel senso di gratitudine mista a leggerezza e stupore di quando nella vita ci capita di incontrare qualcosa (o qualcuno) che aspettava noi. Qualcosa messo lì per noi. Come è successo a te con questo vino.
Intuisco di cosa parli. Conosco quella luce.
Ps: Foster Wallace è stato un grande scrittore visionario. Uno che tutte le cose le vedeva nude com'erano. Per questo s'è ammazzato.

 

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