Corrispondenze. Cirò 'A vita riserva 2008

Francesco De Franco


Paolo De Cristofaro, addì 6 giugno 2013

Si fa presto a dire buono, infatti il primo aggettivo che mi viene in mente è "particolarissimo". Più "sudista" del fratello minore, con un tocco di prugna scura (ma molto turgida) e di marmellata di fichi che sfocia in mandorla che sfocia in noce che si tuffa nel cuoio di una poltrona dove ti fumi un sigaro cubano conservato nel legno di cedro, in amplificazione tutta balsamica. Più coinvolgente e meno cerebrale anche la bocca, che merita di ripescare dopo cent'anni la parola "asciutta". Un asciuttezza che non ha niente a che fare col tannino e solo in minima parte con l'alcool, che mi riporta ad un che di ancestrale ed atavico: un imprinting. Perché ho cominciato a bere vino sul serio a casa di amici che avevano una fattoria in provincia di Cosenza. Non so se lo riconoscerei alla cieca come gaglioppo cirotano, ma so che non mi avventurerei in cose che non c'entrano: è indiscutibilmente vino del sud e sono contento di averne un'altra bottiglia da risentire tra almeno 4-5 anni.
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lo sto sentendo e risentendo, ce l'ho qui: più passano i minuti, più si accentua il lato mediterraneo (ora nettissimo fico d'india e peperoncino), ma anziché "sbracare" o sedersi sembra diventare contemporaneamente più solido, integro e puntellato nello sviluppo gustativo. E' uno di quei vini che ti ricordi di aver assaggiato a distanza di anni.
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ATTENZIONE ATTENZIONE, scusa Ameri, ti interrompo da Cirò perché adesso è diventato tutto terra rossa da Roland Garros...

posted by Mauro Erro @ 10:07,

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