Benvenuto Brunello 2013























Tratto da Enogea Facebook
Venerdì, di buon mattino; si va a dare il benvenuto al Brunello e Montalcino ricambia con una nebbia spettrale e bellissima, caricandosi di quel mistero che talora i suoi vini hanno perso. 
Il cielo e l’asfalto hanno lo stesso colore, la bruma sfuma i toni della campagna fondendoli in qualcosa che assomiglia a un umore. Una malinconia colta, pacificata. 
Il Chiostro del Museo comunale, di innegabile fascino, circoscrive la dimensione parallela di una kermesse brulicante di calici, riflettori, taccuini e tablet.
L’atmosfera composta, favorita da un’organizzazione perfetta, non dissimula l’impalpabile frenesia che in wi-fi connette tra loro gli ampi tavoli circolari a cui siedono noti giornalisti italiani e internazionali. Pare di stare in televisione, e forse un po’ ci si è.
Contornata da stelle più o meno cadenti - sia mediatiche che vendemmiali - prende forma l’anteprima di Brunello 2008, Brunello Riserva 2007 e Rosso 2011.
Parecchi assaggi, non tutti interessanti; qualche delusione e qualche bella sorpresa.
Senza pretese di esaustività e men che mai di classificazione gerarchica, di seguito i vini il cui ricordo ha tenuto compagnia tornando in macchina da solo, sotto una pioggia battente; quelli per cui è valsa la pena andare e per cui varrà la pena tornare.

In ordine alfabetico:

Baricci 
Azienda curiosamente non presente alla manifestazione, ma che assaggi in loco e domestici inducono a segnalare lo stesso.
Il Brunello 2008 è un Sangiovese incorruttibile, radicale. Ha naso crudo di erbe officinali, brace e arancio tarocco; in bocca sibila una territorialità aspra declinata in sapori affilati di orzo e genziana. L’essenzialità nella migliore accezione possibile.

Canalicchio di Sopra
Il Rosso 2011 ha naso leggibile e serio di bacche stese su un tappeto di mineralità scura; il portamento austero e la finezza di grana lo collocano tra i migliori della categoria.
Il Brunello 2008 è fresco e concreto, scioglie la propria energia in profumi terrosi e floreali spingendoli con forza. Notevole.
Splendida la Riserva 2007, dal profilo classicheggiante di humus e funghi affiancati da un frutto di accennata dolcezza. Severa e di spessore, assedia il retronaso con ritorni stringati di tartufo; ammirevole interpretazione dell’annata calda.

Col d’Orcia 
La Riserva “Poggio al Vento” 2004 è una bottiglia ambiziosa, importante. Non manca nulla: ampiezza, compostezza, spessore. Naso articolato di spezie dolci, sangue, frutti rossi, fiori secchi, piombo, tanta roba; la freschezza ne allunga la stazza, tutto è sotto controllo. Vino da tavola rinascimentale, affettato e distante. Può non ispirare simpatia, volendo, ma buonissimo è e buonissimo resta.

Fuligni 
Il Rosso 2010 è impeccabilmente modellato dalla felicità dell’annata, quindi toni chiari e maturazioni perfette. Ordine, gentilezza, fruttini rossi; e nessun sbadiglio. Complimenti.
Sul Brunello 2008 impossibile non tornare più volte, tanto è originale: pane di segale, lime, carne cruda e fiori di cimitero contornano una fisionomia vagamente bohèmien, supportata da un vigore di bocca che la rende credibile. Apre e chiude, magari è una fase, da sentire tra un po’.

Il Marroneto 
Il Rosso 2010 è insolito e divertente nei profumi di rosolio e buccia di mela, fuorvianti nel far immaginare una leggiadria che invece non è la sua miglior qualità; non che ne manchino, beninteso, su tutte una grinta che con un po’ di cantina saprà spendersi con maggior efficacia.
Il Brunello 2008 è un vino d’effetto, esotico al naso di legno di cedro e spiazzante in bocca per una durezza che – anche qui – fermandosi ad annusare non ci avresti scommesso. Materia di qualità indubbia, irrigidita dalla difficoltà del millesimo.
 La Selezione “Madonna delle Grazie” 2008 stacca dal precedente per il timbro boschivo e una profondità diversa. Tra le maglie strette di una giusta chiusura, s’indovina in controluce un equilibrio che consiglia pazienza: prima o poi s’aprirà, e sarà buonissimo.

Il Paradiso di Manfredi 
Difficile immaginare un vino migliore del Rosso 2011 per un pic-nic: croccante, respirabile e aperto, cela probabilmente più cose di quante l’irresistibilità di beva consenta di cogliere.
Ce se ne farà una ragione.
Il Brunello 2008 ha naso caldo e comunicativo di brodo, prugna, dattero e senape. La dolcezza d’impatto è stemperata dalla ruvidità dell’assaggio, dalla felice proporzione tra struttura e sapidità che lo distingue per genuinità senza farlo scadere nel brusco.
La Riserva 2007 è placida e stratificata, priva di urgenza. Ai freschi richiami mentolati fanno da contrappunto tenui umori animali e linfatici; in bocca restituisce la parte migliore di un’annata sopravvalutata, diffondendo sapore e calore con oculata generosità.

Le Potazzine
Il Rosso 2011 ha naso borgognone centrato su un frutto rosso tutt’altro che frivolo; in bocca mostra struttura inusuale per annata e categoria, senza pagar dazio in agilità.
Il Brunello 2008 è ermetico, quintessenziale, il vitigno pare essersi scarnificato per far da vettore il più diretto possibile di territorio. Pressoché muto aromaticamente, graffia la lingua con un’asciuttezza tattile che si fa ricordare.
La Riserva 2006 è meno rigida, aprendo timidamente a richiami floreali affiancati da altri più netti di gesso e corbezzolo. Centellina una vitalità forte come sapendo di dover affrontare un percorso assai lungo. Lascia la bocca pulita, sfumando su tonalità appena rustiche.

Le Ragnaie
Il Rosso 2011 è sensuale di incenso ed anguria, dal meraviglioso sorso agrumato che rende superfluo il crachoir.
Il Brunello 2008 è profondo e compatto, lievemente ridotto all’apertura si rasserena con pochi minuti di bicchiere; viola, corteccia e benzina disegnano un profilo scuro e molto elegante. Bocca snella, vibrante, di quelle che vanno subito al punto; mirabile la qualità del tannino.
La Selezione Vecchie Vigne 2008 s’accomoda in souplesse sul podio degli assaggi migliori. Vino spigoloso e toccante, tutto di nervi, giocato su note di resina e idrocarburi ingentilite da fitti tocchi floreali. Assaggio elettrico, allungo rabbioso e finale raccolto per non svelare del tutto – non ancora – una bellezza che s’intuisce rara, complessa.

Poggio di Sotto 
Batteria spettacolare.
Il Rosso 2009 impressiona per la sicurezza, la fibra, l’appagante pienezza del sorso. Scrivi “wow!” su un pezzo di carta e chiedi al sommelier di rivedere la bottiglia, nel caso si fosse confuso invertendo un Brunello. Il Brunello 2008, quello vero, rende con potenza inaudita la profondità prospettica del chiaroscuro; nessuna forzatura, nessuna foga di mostrare, una perfezione di tratto che non diluisce – anzi enfatizza – la spontaneità del gesto. Eleganza trascinante, sopra ogni moda e fuori dal tempo.
La Riserva 2007 pare addirittura migliore, ma ripensandoci a freddo è solo diversa. Un Sangiovese solenne, raffinatissimo, attaccato alla terra con tutta la tensione di cui questo straordinario vitigno è capace. Vino luminoso, immancabile.

Salvioni 
Il Rosso 2011 è verace e sfrontato, retto da toni affumicati e carnosi sdrammatizzati da ammiccanti ritorni di fragole in gelatina. Ridanciano e gustoso, invita a bere con spensieratezza alla faccia di un’ossatura non proprio da peso piuma.
Il Brunello 2008 ha naso accalorato e irrequieto, procedente a strappi anche in bocca. Molta sostanza e altrettanta energia in cerca di forma, come un’immagine sfocata dai colori sgargianti; potrebbe impiegare più tempo di altri a comporsi, ma non può certo essere considerato un difetto.

Salicutti 
Il Brunello “Piaggione” 2008 ha un bel mood, con profumi di sottobosco, resina e ribes tenuti alti da una volatile dosata con vera maestria. Bellissima presa di bocca, articolata al gusto e lineare nello sviluppo; sali ed estratti in equilibrio, il finale alcolico è un filo fuori fuoco rispetto ai migliori ma il dettaglio è trascurabile.

Sesti 
Il Rosso 2011 restituisce una dimensione “piccola” e veritiera del millesimo, tutta in sottrazione. Ricamato, un po’ dolcino, da bere con soddisfazione senza star lì a chiedersi troppo se sa di questo o di quello.
Il Brunello 2008 ha naso avvincente, brullo di cenere e terra poi tende a schiarirsi. Assaggio impegnativo per ruvidezza tannica, ma interessante; non un vino che stanca. Tende a mediare grazie al lascito gustativo ingentilito dalla dolcezza di frutto.
La Riserva “Phenomena” 2007 si distingue per buon senso e leggerezza; molti fiori, accenni gessosi e vegetali, l’estrazione che serve. C’è un che di sussurrato, quasi trattenuto, svolto senza indugi all’assaggio; sapore saldamente ancorato a centro bocca, tannino levigato, epilogo sodo e privo di sbavature.

Tiezzi
Il Rosso 2011, nitido e cesellato, sa di cola, cenere e melograno. Si lascia bere con tutta la voglia del mondo, spontaneo e armonico di proporzioni com’è.
Il Brunello “Cerrino” 2008 muove con disinvoltura un tourbillon di rosa, cardamomo e cuoio, preannunciando un sorso dissetante e dinamico. Eccellente.
Il Brunello “Vigna Soccorso” 2008 ha naso silvano e bellissimo, inarrestabile di ginepro, pot-pourri, china, anice stellato e cacao. Bocca ficcante, partecipe, dal perfetto bilanciamento tra calore e freschezza; c’è quel che serve e nulla di più. Finale lungo di agrumi e radice di liquirizia, un bijou.
La Riserva “Vigna Soccorso” 2007 è complessa e compressa, tra le migliori della sua annata. Resta un gradino sotto il vino descritto sopra, di cui non ha la tonicità, pagando lo scotto della didascalica aderenza al millesimo.

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posted by Mauro Erro @ 12:26,

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