Equazioni vinose: l’acidità sta al buono come il lievito alla verità

Da Enogea Social di ieri. E per chi è su Facebook, qui può leggere i vari interventi. (me)


Ormai è sempre più riscontrabile in alcuni ambienti del vino uno spostamento di valori e di parametri di valutazione quando si assaggia un vino. In questi ambienti la “verità” conta più del “buono” ed è quest’ultimo a doversi adattare, a dover cambiar pelle nella sua accezione più comune.
Una volatile alta, un’ossidazione troppo pronunciata, odori che mai avremmo pensato poter essere gradevoli sono non dico ricercati, ma quanto meno accettati in uno slancio, di moto a luogo, a braccia aperte verso sensazioni “diverse” e verso questi vini.
Per un degustatore, quindi, prima che il calice da porgere al produttore, conta armarsi di block notes, penna, di una serie di domande incrociate (una stanza buia e una luce dritta sul viso del malcapitato possono aiutare) per appurare la verità: quest’ultima diverrà bontà nel vino solo se coincidente ad un protocollo rigoroso tanto in vigna quanto in cantina, elastico su ben pochi punti.
Il lievito adda essere indigeno, la tradizione rispettata.
E non importa se alla tradizione si da un concetto statico, la si fissa ad una data come fosse la scoperta delle Americhe da parte di Colombo e non conta quello che è successo prima o ciò che è successo dopo, o ancor peggio, non importa se la tradizione in alcune zone viticole non c’è mai stata.

I più tenaci, i più intransigenti e coloro che hanno le posizioni più estreme, ho spesso constatato nella mia esperienza, sono figli dell’urbe che al mondo agricolo calzano un vestito bucolico ed etico al tempo stesso, avendo della Natura un’idea metafisica di Matrigna buona e giusta. Di conseguenza, sono soliti attribuire al mondo contadino, quale umile servitore della suddetta Natura, virtù e doti che da un punto di vista strettamente storico il mondo contadino non ha mai avuto, non badando, molto spesso, al valore principe del pragmatismo contadino: il buon senso.

Finiscono così, questi appassionati, con il contrapporre un decalogo tanto rigido quanto lo erano certe idee sul fare vino di un decina di anni fa e più, finendo con il trascurare chi, invece, del vino ne è l’interprete con le sue idee, la sua esperienza, il suo lavoro, i suoi sacrifici e le sue responsabilità: il vignaiolo. Perdendo, allo stesso tempo, il cambiamento delle campagne di oggi, modellate da altri uomini che provengono dalla città, produttori senza un passato contadino vero e proprio, finendo con l’utilizzare il calice e l’assaggio non come fine, ma come strumento che dimostri la validità delle proprie idee e opinioni, degustando il vino non con la bocca, ma con il cervello.

posted by Mauro Erro @ 09:52,

6 Comments:

At 8 giugno 2012 11:25, Blogger Maurizio said...

sono assai d'accordo con te, Mauro. Aggiungo che, oltre al buon senso, che è un carattere positivo, al mondo contadino non mancano retaggi assai meno onorevoli: invidia, maldicenza, grettezza. Basta guardare su youtube un video memorabile in cui Teobaldo Cappellano spiega che in Langa "il nemico è il mio vicino". La moda del "naturale",che pure contiene tanti valori positivi, talora fornisce nuova linfa a questi cattivi pensieri, con il produttore che ti spiega che il suo vicino è un avvelenatore perchè usa "la chimica". Come se non la usassimo tutti, da quando accendiamo il computer a quando facciamo il pieno all'auto fino a quando ci laviamo i denti. Siccome temo di essere frainteso preciso che ho grande stima per chi sceglie il biologico o il biodinamico, ne ho doppia per chi, avendo fatto questa scelta e rispettandola fino in fondo, riesce anche a raccogliere uva sana e fare vini buoni. Non accetto però che chi fa scelte diverse, nel rispetto della legge e del buon senso, sia messo alla gogna, soprattutto da persone che hanno un'idea del tutto astratta della campagna.

 
At 8 giugno 2012 11:57, Blogger fabiocimmino said...

Ma sui "social" state ancora a discutere di ste cose...
Mah ?!
Ed io che pensavo di perdermi qualcosa...

;-)
Fabio

 
At 8 giugno 2012 12:03, Blogger Mauro Erro said...

:-D

porta pazienza, tu sei un degustatore "illuminato" (o fulminato a seconda delle prospettive) e "anziano"...

largo ai ciovani

 
At 12 giugno 2012 08:04, Blogger fabiocimmino said...

ILLUMINATO SICURAMENTE NO, FULMINATO PUOI SCOMMETTERCI...
ANZIANO DIPENDE DAI PUNTI DI VISTA...
:D

 
At 12 giugno 2012 11:36, Anonymous Giancarlo Moschetti said...

Caro Mauro hai scritto delle grandi verità! Il grosso problema è che spesso la "moda" ha un sapore più forte del vino buono! Chi sostiene di avere delle verità si limita da solo! Ad esempio non sai come sono stato felice di aver dimostrato in maniera inconfutabile che i lieviti autoctoni non esistono!! Ma questo l'ho scoperto dopo averli studiati per 10 anni! Questo è il link della pubblicazione: http://sciencealerts.com/stories/1709036/Dissemination_of_winerelated_yeasts_by_migratory_birds.html#.T9cM4hwcq68
Ciao e complimenti
Giancarlo

 
At 12 giugno 2012 11:46, Blogger Mauro Erro said...

Grazie a te Giancarlo per il materiale che condividi con noi.

e grazie anche a Maurizio, perchè le sue pertinenti riflessioni mi hanno dato più di qualche spunto.

 

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