Quelli che scrivono di vino

Luigi Veronelli

A seguito del mio post dell’altro giorno sulla pagina Facebook di Enogea (vedi anche sotto il post “diversità”) si è sviluppato un interessante dibattito a cui hanno preso parte alcuni appassionati e scrittori di vino, grazie anche e soprattutto ad un post (vedi qui) scritto dal solito, e come sempre lucidissimo, Masnaghetti.

Ora, il discorso si è spostato dai vitigni minori o piccoli allo scrivere di vino e ho come l’impressione che si confrontino due schieramenti più o meno nutriti. Da un lato quelli che hanno un approccio più giornalistico, dall’altro quelli che hanno un approccio più letterario. Tenendo sempre a mente le mille sfumature che ci sono in mezzo.

È ovvio che entrambi gli approcci hanno, se volete, dei limiti e dei meriti. Quello giornalistico nell’essere eccessivamente classificatorio (vedi le tanto bistrate guide), quello letterario di utilizzare la scrittura più come fine che come strumento, laddove è espressione e reinterpretazione della realtà filtrata dal proprio io, con il rischio di un relativismo in cui vale tutto e il contrario di tutto a patto che sia scritto da una penna ispirata (vedi il limite di molti “blogger”).

E alla fine credo che molto dipenda dall’immensa eredità che ci ha lasciato il buon Veronelli e all’interpretazione del suo lavoro, a come si guarda il suo operato: i cataloghi bolaffi o la sensibile penna e la profonda cultura?

Credo che molto passerà di qui, da quale “modello” si affermerà in futuro nella critica e da quale sarà la domanda del consumatore o appassionato che dir si voglia. (punteggi o meno).
E non è proprio cosa da poco.

posted by Mauro Erro @ 11:31,

6 Comments:

At 23 febbraio 2012 13:07, Anonymous Francesco Amodeo said...

La discussione è bellissima, e i due argomenti toccati mi sembrano essere come le due facce di una stessa medaglia. Io ritengo che la critica vera si contraddistingua proprio nello spostare il punto, dallo stilare una zoppicante "classifica" - che come si sa lascia il tempo che trova - ad un livello superiore che consiste, stringendo all'osso, nel raccontare sé-uomo in rapporto al vino. A me sembra palese che l'oggettività, (intesa nel suo senso vero, cioè come proprietà dell'oggetto) non risieda in alcun modo all'interno della qualità del vino. Il fatto che unanimamente oggi il nebbiolo venga considerato migliore del lambrusco non è una verità "astratta", immutabile, esterna a noi; bensì una verità contingente, concreta, mutabile. La verità è sinfonica, diceva Balthasar. Il vero interesse della critica e della degustazione, che qualcuno chiama a mio avviso giustamente "arte", risiede "banalmente" nel paragonare sè - il proprio io, che si declina nel senso estetico - di fronte al vino (degustazione) e di raccontare successivamente quello che si è visto ad un soggetto esterno (critica). D'altra parte il poeta, lo scrittore, l'artista è colui che rende evidente un qualcosa che tutti provano/intravvedono in maniera sfocata e che non sanno afferrare; mi viene quasi da dire (volutamente esagerando): chissenefrega dell'oggetto-strumento, non è che per godere de "I Limoni" di Montale devo per forza andare a sentire i profumi di un albero da limone, quella stessa esperienza io l'ho già fatta in mille altri contesti, e leggendo Montale mi si para d'innanzi con chiarezza disarmante, e mi commuovo. Quando ho letto su questo sito l'articolo di Giampiero Pulcini sul rossese di Dolceacqua, mi son detto: avrebbe potuto dare i punteggi che voleva (cosa che non ha fatto), qualsiasi punteggio, che non sarebbe cambiato nulla; avrei ugualmente imparato da quel pezzo infinitamente di più di quanto avevo appreso con centomila altri articoli di altri personaggi. Insomma, davvero non vedo come mia la preoccupazione di stilare classifiche ragionevoli, non mi interessa, mi sembra un'inutile menzogna per metterci a posto la coscienza ma che allo stesso tempo ci tarpa le ali. A me interessa una critica che mi dia gli strumenti per fare a mia volta quella stessa esperienza, quantomeno la possibilità di provarci; che vada a toccare le ragioni più profonde della mia passione, che sia lacrimata o spensierata, analitica o tecnica, poco importa; e non è vero che così facendo vale tutto, perché sono pochissimi oggi che riescono a fare critica in questa maniera; pochissimi quelli realmente capaci.

 
At 23 febbraio 2012 13:58, Blogger Mauro Erro said...

acute osservazioni,due cose.

1) la contrapposizione non è necessariamente stilare una classifica.

2) come scrivevo su Fb, c'è sempre da considerare i desideri del lettore con cui bosogna fare i conti: quanta "informazione vuole?" - quanta "comunicazione, invece?"

Il post di Giampiero su Dolceacqua è stato un piacere pubblicarlo, meraviglioso il servizio del Masna su Enogea 35, ricco di informazioni, con le cartine e le mappe delle menzioni geografiche, utile per chi si reca sul luogo, ancora devo leggere quello di Castagno (che mi dicono come al solito bellissimo). Le sfumature possono essere molteplici.
Ma spesso ho l'impressione che sul web, anche quando si è in buona fede, non si tenga troppo conto del volere del lettore.

 
At 23 febbraio 2012 15:30, Anonymous Francesco Amodeo said...

Grazie della risposta.
Beh, io sono un lettore vero e proprio, il consumatore della critica; quindi racconto quello che a me interessa trovare in uno scritto di vino. Non vedo inoltre contrapposizione tra "informazione" e "comunicazione". Prendendo ad esempio lo scritto di Giampiero, è evidente come i due aspetti convivano assieme perfettamente. Come dicevo sopra, che sia una critica più lacrimata o più tecnica, più spensierata o più analitica, poco cambia. Non è tanto una forma che chiedo, quanto l'approccio "ad alta tensione", come dicevano su FB, competente e coraggiosa, che sia libera di mettere in secondo piano qualsiasi regola pre-cositutita e gerarchia di fronte all'evidenza (personale) del cuore e del bicchiere. A questo proposito, pur essendo uno che legge molto di vino (sia sul web che su carta), anche sforzandomi non riesco a capire a chi ci si riferisce quando si parla di "tendenza a far diventare campioni anche i peggiori brocchi". Magari un indizio aiuterebbe... :-)

 
At 23 febbraio 2012 16:03, Blogger Mauro Erro said...

Facile, vai in una quasiasi enoteca, prendi un vino che costa 20 euro da un vitigno che non sia nebbiolo, pinot nero, sangiovese e che per comodità d'espressione definiamo "minore" e dimmi se sei sempre entusiasta. Io no. Poi mi faccio un giro per il web e per alcune pubblicazioni cartacee e di belle recensioni ben infiocchettate ne trovo, purtroppo, sin troppe.
il vecchio herman su Fb ha fatto un buon elenco: di kerner o di passerina o tanti altri che ti trovi di fronte ne trovi quanti ne vuoi: basta avere un buon ufficio marketing e un giornalista compiacente e il gioco è fatto. Talvolta basta un blogger che vuole distinguersi, stai sicuro che troverà in capo al mondo un vignaiolo che produce tre bottiglie tre di un vino che neanche etichetta e sarà un must (peccato sia un sabba di volatile)...

a me sembra di aver scritto una cosa abbastanza banale e che oggi si traduce nel motto "piccolo è sempre bello". Sorry, proprio per rispetto del piccolo (e del lettore), io vorrei che il motto si trasformasse in "piccolo può essere molto bello, ma non lo è a prescindere". Cosi comè la diversità in quanto tale (tutti sdiamo diversi) dovrebbe essere stimata per essere apprezzata...

Io credo molto più semplicemente che bisognerebbe sforzarsi di essere molto più "giornalisti" (ma bisognerebbe imparare un mestiere) e con i piedi ben saldi a terra piuttosto che sentirsi figli di Hemingway o di Veronelli: tante belle chiacchiere e pochi contenuti. Di Veronelli ce n'è stato uno solo.

Alla fine della giostra, rimane ciò che ha detto il masna: poi bisogna misurarsi con il lettore (senza pubblicità). Ed in questo non c'è e probabilmente non c'è mai stata pubblicazione che non abbia sofferto da un punto di vista editoriale e quanto al web, con tutto il rispetto per tutti, sti fenomeni io non li ho visti. Ricordandoci che è sempre tutto a gratis, perchè poi li vorrei vedere i guru che fine fanno se iniziano a chiedere due cent per i loro scritti. Forse sarebbe il caso di darsi una ridimensionata un po' tutti prima di elaborare teorie critiche.

Ovviamente ho fatto una gran bella insalata, ma il discorso è molto molto ampio.
Grazie a te e scusa le lungaggini.

 
At 23 febbraio 2012 16:11, Blogger Mauro Erro said...

addendum: tra l'altro questo discorso si lega ad un altro che quasi mai si vuole affrontare: si produce troppo. Hai voglia a dire che tutto è bello e tutto è buono, che invaderemo l'asia e la luna.
Sarà la crisi e il mercato a fare la selezione. E pagheranno i più deboli e si salveranno i più forti, non necessariamente i migliori, e un po' sarà anche colpa di chi il vino lo racconta, colpevole di aver illuso con il suo fare tanti viticoltori. Un po' di sano realismo non guasterebbe.

 
At 11 marzo 2012 01:28, Blogger Alessandro Castaldo said...

Sante parole le tue caro Mauro...Veronelli o no è sempre un piacere leggerti!

 

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