Miseria e Nobiltà nella cucina partenopea
sabato 25 febbraio 2012

Ovviamente si tratta di una delle tante storielle che s’accompagnano alla cucina partenopea perché, come è facile immaginare, degli spaghetti conditi con pomodorini e prezzemolo (e sassolini di mare a ricordare il sapore delle vongole) risalgono a ben prima dello stesso Eduardo.
Uno degli aspetti della cucina partenopea è il continuo contrasto tra ricco e povero o miseria e nobiltà: da un lato la ricchezza di alcune preparazioni arrivate dalle corti francesi e dai monzù e trasmigrate nella cultura popolare come il ragout, dall’altro piatti essenziali propri del popolino: ma nell’uno e nell’altro caso c’è un aspetto antropologico che fa da sfondo.
Perché anche la ricchezza degli ingredienti, delle preparazioni, delle ricca tavolata domenicale e delle infinite portate dei giorni di festa (sempre a proposito di Eduardo penso al magnifico Sabato, Domenica e Lunedì) non sono altro che un modo per esorcizzare la miseria e la povertà e scacciarla e fanno il paio con le pizze a credito e il caffè sospeso.
Così come allo stesso tempo, tanti piatti della cucina “povera” partenopea s’accompagnano a numerosi aneddoti e storie che divengono ingredienti stessi delle preparazioni arricchendole: senza di esse, si perderebbe gran parte del sapore.
Come giustamente osservò Monelli negli anni trenta sul suo Ghiottone errante: “I napoletani sono sobri, perché sono meridionali, poveri e filosofi razionali. Ma per loro il mangiare e il bere è pretesto di svago di vita, di spettacolo colorito”.
È per questo che in nessun posto come Napoli la distinzione tra cultura materiale e immateriale è priva di alcun senso, ed è per questo che Napoli è una delle principali piazze gastronomiche: perché una parte sostanziale delle sue storie si racconta e accade in cucina, davanti a luci fioche e fuochi accessi si sussurrano peccati pagani e indicibili e si svelano i suoi drammi proprio come in Sabato, Domenica e Lunedì.
Ed ovviamente senza questi contrasti in cui vale tutto e il contrario di tutto Napoli, non sarebbe, semplicemente, quel che è: Napoli.
posted by Mauro Erro @ 11:21,