Diversità

(post pubblicato stamane sulla pagina Facebook di Enogea - vedi qui - dove c'è, nel caso non lo sappiate, tanta altra roba non male da leggere, vedere, ascoltare e commentare. m.e.)

In questi ultimi anni il mondo del vino ha sdoganato un po’ tutto tanto che oggi risulta abbastanza difficile parlare di canoni estetici riconosciuti e affermati, perché se è vero che il modello applicato è definibile filo-Borgognone in termini di leggerezza e di peso, non si può dire altrettanto in termini di finezza ed eleganza: spesso da noi rusticità e imperfezioni sono apprezzate e desiderate come sinonimi di “verità” espressiva. A questa riforma, ovviamente, seguirà una controriforma, così come cambiano tendenze, mode e gusti, e sopraggiunta la noia si cercherà qualcosa di diverso.

E a proposito di riforme e controriforme, ecco un altro leit motiv degli ultimi anni: la ricerca spasmodica di vitigni sottovalutati da riproporre come autentici fuoriclasse (cosa per altro non nuova… vedi fine anni ’80 [masna]).
Troppo spesso nelle mie note di degustazione di questi vini, come in quelle di altri, ricorrono espressioni come “nebbioleggia” o “rimanda la memoria al vino x o alla zona y”, dimostrando così che questi vini da vitigni “minori” invece di distinguersi per un particolare e inconfondibile carattere si differenziano soltanto per il nome del vitigno da cui derivano.

Insomma, per dirla con Gianni Mura, c’è un po’ la tendenza a far diventare campioni anche i peggiori brocchi.
A discapito del consumatore, ovviamente.
E con le dovute eccezioni, altrettanto ovviamente.

posted by Mauro Erro @ 10:57,

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