Riforma Ocm Vino e diritti d’impianto: ne mancano solo due…

Non bastasse la crisi ci si mette anche la nuova riforma Ocm vino che stabilisce l’annullamento dei diritti d’impianto dei paesi membri della comunità europea dal 1 gennaio 2016.
Per i non addetti ai lavori, in sostanza, vuol dire semplicemente che chiunque, all’interno della comunità europea può piantare vigna dove desidera e nella quantità che desidera.
Quello che di primo acchito può sembrare una semplice liberalizzazione che avvantaggia la concorrenza e di conseguenza il consumatore, invece, potrebbe risultare come un boomerang se pensiamo alle misure che esistono oggi (vedi vendemmia verde o distillazione di crisi) per eliminare gli eccessi produttivi che vanno ad incrementare il vino invenduto.
Quali potrebbero essere le conseguenze?
Rischio di transizione del settore verso una viticoltura industriale a scapito delle aziende a conduzione familiare dell'UE; ripercussioni sull'ambiente e sull'assetto territoriale; sovrapproduzione.

Fino ad oggi sono 12 gli Stati membri si sono pronunciati contro la liberalizzazione dei diritti di impianto, la Germania, la Francia, l'Italia, la Spagna, il Portogallo, l'Ungheria, l'Austria, la Romania, il Lussemburgo, Cipro, la Repubblica ceca e la Slovacchia. Per costituire una maggioranza qualificata e bloccare la decisione servirebbero ancora 2 Stati membri e 66 voti.

Anche il Parlamento Europeo si è detto contrario.

Ora non rimane che trovare altri due stati membri e aspettare che la Commissione Europea elabori una proposta.
ah

posted by Mauro Erro @ 09:29,

7 Comments:

At 23 settembre 2011 10:54, Anonymous Gianpaolo said...

Cerco di spiegare come la liberalizzazione non e' nemica dell'agricoltura, ma anzi puo' essere benefica. E' un discorso lungo, provo a riassumerlo in punti:
-le parole sono importanti: "liberalizzazione", di solito seguita da "selvaggia", lascia pensare ad un mondo senza regole. "Liberta' di impresa", all'interno di un quadro di regole (disciplinari di produzione, leggi dello Stato e della UE) e assumendosene i rischi, dovrebbe essere piu' comprensibile.
-liberalizzazione di cosa? qui si parla solo di vini da tavola e di vini IGT. I vini DOC/DOCG sono protetti da un ulteriore blindatura, ovvero la chiusura degli albi. Se vuoi piantare IGT oggi lo puoi fare, acquitando il pezzo di carta (diritto di reimpianto) ma se vuoi piantare, che so Brunello, ma anche solo Morellino, non si puo'. Gli albi sono chiusi.
-perche' la coltivazione di vigna, all'interno di un proprio fondo, con i propri soldi,dovrebbe essere a "numero chiuso", mentre altre attivita', agricole e non, non lo sono? Ancora non ho trovatu nessuno che me lo abbia spiegato chiaramente. Perche' i poponi si e le vigne no?
-cosa si protegge con la contingentazione? semplice, si protegge chi e' arrivato prima, non chi e' piu' bravo o ha piu' bisogno. Insomma, le rendite di posizione, specialita' DOC tipicamente italiana (che sta trascinando a fondo questo paese, per inciso)
-se si vuole dare impulso alla qualita', perche' invece di mettere un tappo che, come abbiamo visto non discrimina tra chi merita e non merita, non rifondiamo i disciplinari di produzione, con criteri rigorosi anche riguardo alla localizzazione delle vigne, aiutando eventualmente chi ha vigne in zone poco vocate ma fino ad oggi permesse a ristrutturarle, spostarle o uscire dal ciclo produttivo?
-qual'e' stato fino ad oggi il risultato di cercare di controllare i prezzi dei prodotti agricoli con la limitazione della domanda e i vari, schizofrenici sussidi (prima per l'espianto, poi per l'impianto, poi per la vendemmia verde, poi per la distillazione)? Basta andare nei supermercati e vedere i prezzi di certi vini, meno dell'acqua minerale. Il tutto, come si conviene, a spese del contribuente.
-limitare per legge la produzione di un bene sa tanto di piano quinquennale sovietico. In un mondo globale, dove molti stati produttori di vino non hanno limitazioni all'impianto, che senso ha cercare di metterle in europa mentre gli altri possono fare quello che voglione e competere con noi egualmente?
- la limitazione, premia la qualita? Di nuovo, fatevi un giro al supermercato.
-ultima domanda. A chi conviene diminuire il livello di concorrenza all'interno di un mercato (che poi e' un illusione, perche' il mercato e' il mondo, che come abbiamo visto se ne infischia dei nostri tentativi di svuotare il mare con il cucchiano da te)?
Non adagiamoci sul pensiero unico da comunicato stampa stile Coldiretti, cerchiamo di ragionare sulle cose e vedremo che spesso non sono come vogliono farcele apparire.

 
At 23 settembre 2011 11:13, Blogger Mauro Erro said...

Lascia perdere Coldiretti che non c'entra un fico secco...

Discorso che non fa una piega. Ma...
Da un punto di vista teorico le cosidette liberalizzazioni non sono necessariamente la soluzione. Perchè l'equazione Libralizzazione - migliore servizi - minori costi per il consumatore è una sciocchezza.
In altri campi abbiamo già visto grandi produttori fare cartello per cui nè migliori servizi nè abbassamento dei prezzi per il consumatore...
Solitamente le liberalizzazioni, soprattutto quando malamente regolamentate (e l'agricoltura è malata, vive di sovvenzioni di natura varia) si risolvono semplicemente nella legge delle giungla dove vince il più forte e non il più bravo.
Oggi abbiamo già sovrapproduzione...

E su Doc e Docg stenderei un velo pietoso, ne nascono 25 al giorno che non hanno alcuna ragione di esistere. Blindato cosa?

Lascia perdere i piani sovietici e tutti i preconcetti che in un senso o nell'altro si possono avere, ma prova a spiegare perchè sarebbe meglio da un punto di vista fattuale la liberalizzazione...

Liberalizzazione non è una parola magica che risolve tutto...
e stai parlando con un liberale (di quelli veri non a chiacchiere)

 
At 23 settembre 2011 15:50, Anonymous Gianpaolo said...

Prova fare un ragionamento semplice: qual'e' la condizione naturale? La liberta o la soppressione della liberta?

Per proibire e limitare un diritto naturale - io sul mio terreno ci coltivo quello che mi pare - ci vogliono dei motivi serissimi, importanti, gravi. La Costituzione Italiana, oggi va di moda parlarne, ma non applicarla, dice:

Art. 41.
L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

Bisognerebbe quindi che l'onere della prova fosse di chi vuol proibire, non di chi vuole esercitare un diritto sancito dalla Costituzione, e piu' in generale dalla natura umana.

Vediamo:
-sovrapproduzione? Avviene quando si produce di piu' di quanto il mercato e' disposto a ricevere. Un metodo semplice per regolare questo problema e' che chi produce e non svende, smette di produrre. Avviene nei carciofi, nelle padelle, nelle scarpe, in tutto quello che l'uomo fa o produce. Perche' non si vieta la produzione di scarpe oltre un certo limite, deciso dallo Stato, dalle province, da un bel comitato interministeriale?
-problemi dell'agricoltura sovvenzionata: e' proprio cosi', lo dimostrano proprio le OCM vino. Questo e' un estratto da uno studio indipendente commissionato dalla stessa UE sull'argomento:
[...LA RIGIDITÀ DELLE REGOLE CONNESSE AI DIRITTI DI IMPIANTO HA COSTITUITO UN OSTACOLO PER LA COMPETITIVITÀ DELL'INDUSTRIA VITIVINICOLA EUROPEA, MENTRE L'IMPATTO DEL PREMIO PER L'ABBANDONO DEFINITIVO, PUR EFFICACE, È CONTRADDITTORIO…
… E L'ANALISI HA DIMOSTRATO CHE LA DISTILLAZIONE INCORAGGIA INDIRETTAMENTE IL PERMANERE DELLE ECCEDENZE STRUTTURALI
L'OCM DOVREBBE EVITARE INTERVENTI COSTOSI PER LE ECCEDENZE STRUTTURALI E ISTITUIRE STRUMENTI DI CARATTERE PIÙ LIBERISTICO PER ACCRESCERE LA QUALITÀ DELLA PRODUZIONE VINICOLA...]
-Coldiretti: che c'azzecca? C'azzecca, c'azzecca. Perche' i primi beneificiari dell'attuale sistema della gestione agricola, delle PAC, delle sovvenzioni, ecc., sono proprio i cosidetti "sindacati" agricoli, ormai soltanto degli intermediari, che ritagliano una fetta non trascurabile, di tutto il mare di denaro che circola in agricoltura, non per dare competivita' e qualita alla stessa, ma per le misure di mercato.
Il budget della UE e' per il 40% destinato all'agricoltura, circa 60 miliardi, tutti gestiti da qualcuno. Ad es. lo sapete che in Italia ci sono circa 1.000.000 di addetti alla gestione dell'agricoltura, tra sindacati, province, ispettorati, che hanno un costo di 60 milardi di euro? E lo sapete quanti sono gli agricoltiri? 1.200.000
Credo che ogni commento sia superfluo, tranne il ricordare che quando non si vuole qualcosa libero si dice sempre che e' per il bene comune, mentre di solito e' per il bene di pochi che ci campano, di quelli che hanno rendite di posizione e di poco merito, e di quelli che raccolgono le briciole.

 
At 23 settembre 2011 15:58, Blogger Mauro Erro said...

Bene.

Per cui, bisognerebbe abolire ogni tipo di sovvenzione, tagliare sprechi e rendite di posizione...

e i tuoi colleghi secondo te, sarebbero d'accordo?

 
At 23 settembre 2011 21:11, Anonymous Gianpaolo said...

Hai centrato in pieno il punto, liberalizzare PER FORZA vuol dire anche eliminare sovvenzioni e rendite di posizione. E' per questo che i "miei colleghi", almeno quelli che si sentono e si leggono, non lo vogliono fare. La cosa assolutamente paradossale, che non riesco a spiegarmi in nessun modo, e' che anche "voi", consumatori, commercianti, enotecari, ristoratori, e giornalisti, vogliate sostenere questo giochino. Vi hanno convinto, con la scusa della "salvaguardia del vino italiano". Sono bravi (coldiretti in testa) con l'informazione pilotata, non c'e' che dire.

 
At 23 settembre 2011 22:31, Blogger Mauro Erro said...

uuuuhhh Gianpa', che sei polemico l'ho scritto già mi pare, no? :-)

Se alcuni tuoi colleghi (e ci metto anche gli agricoltori, potremmo parlare di grano ad esempio), godono, approfittano e in taluni casi frodano con sovvenzioni e compagnia cantante, che c'entrano i "voi" che si sono fatti convincere...da chi, poi? Dalla Coldiretti, jamm'...
Ma se stiamo qua a parlarne liberamente e, facci caso, di produttori (e ce n'è tanti che ci leggono) intervieni solo tu.

E' inutile che facciamo le verginelle, il punto è tutto lì: se vuoi liberalizzare le regole devono essere ferree e si devono far rispettare, altrimenti chi paga è proprio il piccolo e bravo e chi gode è il grosso e scaltro. Poi ci sono quelli come te che riescono a difendersi comunque anche non essendo grandi.

Fin quando non ristrutturi tutto il sistema, non vai da nessuna parte.

Scrivi tre proposte tre da cui partire senza parlare di "Teoremi" e di "Buscetta" e proviamo a farli girare per la rete e vedere cosa se ne ricava...

 
At 23 settembre 2011 23:50, Anonymous gianpaolo said...

la mia proposta l'ho fatta, ed e' semplice ma radicale. La riassumo:
- definizione piu restrittiva e precise delle zone di produzione all'interno delle DOC/G, eliminando tutte quelle zone che non sono vocate, e sono molte allo stato attuale, perche' i disciplinari sono fatti col righello, come i confini delle nazioni africane.
- all'interno delle zone vocate, ognuno puo' piantare vigneti e rivendicare la DOC/G, seguendo il disciplinare di produzione
- per tutti coloro che hanno vigne nelle zone non vocate viene istituito un periodo di transizione, incentivi all'espianto, ecc.
Ci vorranno venti anni, ma se si vuole dare dignita alle denominazioni la strada e' quella di avere vigneti di valore, non quella di mettere un tappo generalizzato, che non ha nessun effetto sulla qualita'.
per quanto riguarda il resto, che teoremi e che buscetta, e' solo matematica.

 

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