Fiano di Avellino, una Storia di successo su Slow Food 51


Quello che segue è l’articolo che ho scritto per la Rivista Slow Food 51 che apre lo speciale Impressioni Minerali della Sezione Slowine, composto poi dagli articoli di Paul White su l’encruzado portoghese e di Jonathan Gebser e Fabio Pracchia sui riesling tedeschi. A questo link chi non è socio Slow Food potrà leggere tutti gli interessanti articoli che compongono il numero 51 della rivista.
Le foto che accompagnano questo scritto (e che per ovvie ragioni di spazio non trovate sulla rivista) sono alcune tra quelle scattate. Alcune di Salvatore Di Carluccio che ringrazio. (m.e.)


La luce mi sorprende pensieroso all’uscita della galleria di Solofra. Da una parte un pallido sole accompagnava il mio ingresso, dall’altra è la pioggia a darmi il benvenuto in terra irpina.
Che questa sia una storia di successo non vi è dubbio, mi dico tornando al tepore dei pensieri in cui ero assorto; dinnanzi scappa la valle del Sabato tra svolazzi di nebbia; alla mia destra la coda dell’occhio rincorre l’ombra dei monti Picentini, confine naturale tra le provincie di Salerno e Avellino; si nascondono i milleottocento metri del Terminio tra le nuvole in un cielo bigio.
Fermo al primo bar, prendo un caffe, riguardo le carte.

Lapio, ex Tenuta Radici, oggi, Terredora

Cinque

Nel 1978, alla camera di commercio di Avellino, si dichiaravano all’albo cinque ettari di vigna per la produzione di Fiano. In poco più di trent’anni si è arrivati a quattrocento; se non è un successo questo... Eppure di vigne, anche ora che ha schiarito, non ne ho ancora viste e ciò, complice un libro di Paolo Sorrentino sul sedile dell’auto, suggerisce questa storia, non facile e non del tutto ricostruita, come quella di un cantante rock - luci, ombre e chiaroscuri - protagonista di un romanzo intitolato Hanno tutti ragione.
Le prime tracce della storia moderna del fiano mi riportano agli anni ’60 del secolo scorso. Le campagne sono state già flagellate dalla filossera e dai successivi conflitti mondiali che tante braccia hanno sottratto all’agricoltura. In tutta l’Irpinia si contano solo tre aziende vitivinicole: i Di Marzo, gli Struzziero e i Mastroberadino. A quest’ultimi si deve una lungimirante intuizione.
Angelo Mastroberardino convince i viticoltori, stuzzicati dalle alte rese che si prospettavano con i vitigni alloctoni sangiovese, montepulciano e trebbiano, di non spiantare greco e aglianico e, per differenziarsi, di recuperare anche il fiano destinato fino ad allora, in una versione dolce, al solo consumo familiare. Ne conseguono i primi imbottigliamenti del Fiano di Avellino Casa Vinicola Michele Mastroberardino.
Ne scrive, leggo su un appunto, Luigi Veronelli, nei primi cataloghi Bolaffi editi tra il finire degli anni ’60 e i primi anni ’70, raccomandando al lettore: “Sulla lunetta sia segnato: secco”. Millenovecentosettanta, bottiglia renana da 0,72 cl: lire 2000.
Otto anni più tardi Antonio Mastroberardino scriverà il disciplinare di origine controllata Fiano di Avellino, Docg dal 2003.
Benché l’intera denominazione sia ampia nella sua estensione – ben 26 comuni – gli ettari vitati a fiano ammontano a poco più di quattrocento: anche aggiungendo le coltivazioni di altri vitigni, la presenza della vigna appare tutt’altro che intensa.
L’area ricade sulla bassa e media valle del fiume Sabato che, nascendo sul Terminio, percorre placidamente 50 chilometri. Sia a est sia a ovest del fiume la denominazione si espande ad ali di farfalla: delimitata sul versante occidentale dal massiccio del Partenio e a est dal fiume Calore che, risalendo verso nord parallelamente al Sabato, incontra l’aglianico e il comprensorio taurasino.
Percorrendo tutta la valle, costeggiando il fiume da Cesinali fino al limite nord, si susseguono i piccoli centri abitati e gli ingombranti insediamenti industriali, risposta al terremoto degli anni ’80, senza che si possa mai vedere la vite se non inoltrandosi nei noccioleti o nei boschi.
Sul versante occidentale del fiume, la nostra ala di farfalla si disegna a partire dal basso, a sud ovest, con i comuni di Contrada e Forino, proseguendo verso nord e parallelamente al fiume con i comuni che si alternano alle pendici del massiccio del Partenio e quelli che giacciono ad equa distanza tra le montagne e il fiume. Monteforte Irpino, Mercogliano, fino a Ospedaletto d’Alpinolo, meno di duemila anime e neanche un ettaro di vigna, che chiude la classifica dei comuni vitati della denominazione; di seguito Summonte, Capriglia Irpina fino a Sant’Angelo a Scala. Poco prima, più vicina al fiume, la collina di Montefredane, scopertasi cru negli ultimi vent’anni.

Raffaele Troisi, Vadiaperti

Quarantasette


Millenovecentonovanta: ettari vitati dichiarati all’albo 47. È il momento dell’accelerazione.
Nei due decenni precedenti Mastroberardino ha affermato il prodotto oltre i confini nazionali e, nonostante un terremoto di mezzo, l’uva è ben remunerata e il Fiano di Avellino, tra i bianchi più cari d’Italia, arriva a costare sedicimila lire la bottiglia. Nasce l’undicesima cantina Irpina: a Montefredane, sull’esempio del Professore Troisi che aveva creato sei anni prima l’azienda Vadiaperti nell’omonima contrada, la famiglia Loffredo fonda Pietracupa. Sono le ultime terre del fiano, appena dopo, con il comune di Prata Principato Ultra, inizia la parte di valle dominata dal Greco di Tufo.
Poco più a sud, attraverso un tornante parallelo si giunge a Contrada Toppole. Nel 1997, da mezzo ettaro di vigna detta della Congregazione, Antoine Gaita produce la prima annata dell’azienda Villa Diamante: si compone il trio ed è l’incipit del racconto di un nuovo cru.
Oggi Montefredane non arriva ad una ventina di ettari vitati suddivisi tra questi tre produttori e pochi altri. In tutta questa parte occidentale la coltivazione della vite appare dunque più frammentata; le vigne sporadiche e raccolte si nascondono, guardano quasi sempre verso la valle. Raramente le viti superano i 25 anni d’età e sono spesso allevate a filare con potatura guyot e talvolta doppio guyot: di norma tremila, tremilacinquecento piante per ettaro, molto vigorose. I terreni di arenarie e marne si fanno più sabbiosi vicino al fiume, colorandosi in alcuni tratti di nero: d’altronde, tutta la zona è stata bombardata più volte dalle eruzioni del Vesuvio. Nella fascia collinare i terreni sono più argillosi. Salendo dai trecento ai cinquecento metri d’altitudine spunta la roccia viva, con presenza di gessi e di calcare di natura sia detritica sia dolomitica.
Il lato orientale del fiume è tutt’altro discorso. Le superfici si fanno più composite, esposizioni e altimetrie molto eterogenee e, da un punto di vista climatico, per alcuni comuni risulta determinante la presenza dei monti Picentini: una delle sue vette, il Monte Tuoro che guarda severo Lapio, 1400 metri a Chiusano San Domenico, è un naturale termoregolatore nel modulare il caldo e nell’accentuare l’escursione termica di notte e d’inverno.
Qui si concentrano passato e futuro della denominazione. È, infatti, a Sorbo Serpico, Candida e Santo Stefano del Sole che si stanno raggruppando i nuovi impianti. Cosi come da sempre sono serbatoi della denominazione Montefalcione e Lapio, comuni che ricadono anche nell’areale della denominazione Taurasi: le vigne si fanno più estese e, nelle forme di allevamento, si susseguono vecchie raggiere avellinesi e più moderne coltivazioni a filare.
Lapio è il comune più vitato della denominazione con i suoi 120 ettari, cru d’elezione da sempre. Ai nomi delle contrade affiorano fasti e immagini che ricordano momenti diversi: Togne, Campore con la prima tenuta Radici, oggi di proprietà del ramo della famiglia Mastroberardino titolare dell’azienda Terredora. Infine contrada Arianiello, dove insistono le vigne più alte della denominazione che sfiorano i seicento metri: collina nobilitata da Clelia Romano con la sua azienda sin dal 1994 e, dieci anni dopo, da Rocca del Principe.

Ciro Picariello

Trecentoventi


Duemilauno: gli ettari dichiarati sono diventati 320, le aziende una cinquantina. Arriva la crisi.
Una seconda ondata di produttori – vignaioli esasperati dal continuo abbassarsi del prezzo delle uve – tenterà il salto nel mondo della produzione e porterà il numero delle aziende a oltre le 150 unità. Il prezzo di una bottiglia di Fiano è rimasto sostanzialmente fermo alle sedicimila lire di un tempo: oggi, con dieci euro circa il consumatore fa spesso un ottimo affare. Il prezzo delle uve si aggira sui 70 centesimi di euro al chilo, lo sfuso viene via a due euro e cinquanta al litro.
Nelle origini del nome fiano, ancora incerte e dibattute tra varie tesi, si racchiude il senso di un mistero: quello di un vino bianco di corpo, talora sbarazzino o austero, che impreziosisce il suo bouquet olfattivo di frutta e fiori con profumi minerali iodati, note fumé che talvolta rimandano alla pietra focaia o alla nocciola quando si fanno più evidenti, segnati dal timbro di matrice idrocarburica che, a cinque, dieci o quindici anni, si fa spesso manifesto. Vino dal sorso pieno e saporito, di freschezza e sapidità rinfrancanti che raramente vuole essere “colto” in giovinezza, ma che abbisogna di due-tre anni almeno per svelarsi, mai completamente.

Summonte, vigna Picariello


La degustazione


Cantina del Barone
Cesinali, Via Nocelleto, 19
tel. 0825 666751
www.cantinadelbarone.it

Il Fiano di Avellino particella 928 è l’ultimo tassello del lavoro di Luigi Sarno, giovane patron di questa piccola azienda familiare. Seimila metri quadri di piante venticinquenni dalle cui uve, dal 2009, nasce questa selezione i cui profumi accoglienti pennellano in successione agrumi dolci e succosi, nocciola ed erbe aromatiche. Al sorso si apprezza per la tensione che rende facile la beva e per la scia sapida che permea di sapore il palato.

Ciro Picariello
Summonte C/da Acqua della Festa
tel. 0825 702516
www.ciropicariello.com

Con Guido Marsella, Ciro Picariello è detentore dei pochi ettari di vigna che si trovano a Summonte, le cui uve, arricchite dal nuovo impianto sito a Montefredane, concorrono alla realizzazione del suo fiano 2009 che si esprime al naso con toni fumé appena accennati, gentili note idrocarburiche accompagnate da tratti floreali e folate balsamiche. Al palato è di corpo: succoso all’ingresso sfuma nel finale lasciando la bocca pulita.

Colli di Lapio – Clelia Romano
Lapio, C/da Arianiello 57
tel. 0825 982184

Marchio oramai affermato per i cultori di questo vitigno che rintracciano nei vini della discreta Clelia Romano l’archetipo di questa zona. Il Fiano di Avellino 2010 concede al naso note floreali di gelsomino, menta, pompelmo e un sussurro minerale. Si sviluppa al palato scarno, non lunghissimo, ma facendosi apprezzare per la dinamica nervosa che ne facilità la beva.

Guido Marsella
Summonte, via Marone 1
tel. 0825 6243740
www.guidomarsella.com

Nonostante l’aumento di produzione, circa 40.000 le bottiglie, non è cambiato questo Fiano espressione del territorio di Summonte: conduzione delle vigne convenzionale, ricerca della massima maturazione delle uve, Carmine Valentino a dispensare consigli in cantina. Il Fiano di Avellino 2008 sbuffa nespole e note di farina di castagne, mandorla e ricordi di elicriso; ha palato grasso e glicerico e una leggera derapata alcolica nel finale.

Masseria Murata
Mercogliano, Via Loreto Vecchio 2
Tel. 0825 682511
www.masseriamurata.it

Giovanissima realtà nata nel 2005 sotto Montevergine ad opera della famiglia Argenziano e diretta da Gianluca. Assistito in cantina da Carmine Valentino, ci regala una versione del Fiano di Avellino 2010 di grande tensione acida e dal profilo aromatico raccolto che solo nel tempo si svelerà. Frattanto potrete godervi l’annata 2009 già in equilibrio al sorso.

Sabino Loffredo, Pietracupa

Pietracupa
Montefredane, C/da Vadiaperti
tel. 0825 670177

Dal 1999 questa cantina è condotta da Sabino Loffredo. Tre gli ettari di vigna da cui nascono le due versioni di fiano: annata e la selezione Cupo, prodotta solo nelle migliori vendemmie. Il Fiano di Avellino 2010 entusiasma per il ritmo dettato al palato, incalzante, grazie all’ordito acido sapido che fa da contraltare ad un bouquet olfattivo aromaticamente intenso.

Rocca del Principe
Lapio, C/da Arianiello
tel. 0825 982435

Condotta da Ercole Zarrella, suo fratello e Aurelia Fabrizio, questa cantina opera esaltando le caratteristiche di Lapio e di contrada Arianiello. Appena 20.000 bottiglie prodotte per un fiano targato 2010 dai chiari rimandi idrocarburici e dalle note di gelso, che al palato si fa maschio, compatto, ma di grande spinta dinamica. Chiude lungo con precisi ritorni di erbe aromatiche.

Vadiaperti
Montefredane, C/da Vadiaperti
0825 607270
www.vadiaperti.it

Diretta oggi da Raffaele Troisi, questa azienda si è da sempre segnalata per la produzione dei suoi bianchi: fiano, greco e coda di volpe. Del Fiano se ne fanno due versioni, annata e selezione Aipierti, dalle piante più vecchie messe a dimora. Il Fiano di Avellino 2010, in perfetto stile Troisi, ha silhouette sottile in cui risaltano i tratti minerali tanto al naso quanto al palato: una lama dal profilo aromatico austero.

Villa Diamante
Montefredane, Via Toppole 16
tel. 0825 670014
www.villadiamante.eu

Un’annata atipica, il 2009, per il Fiano Vigna della Congregazione allevato da Antoine Gaita e dalla moglie Maria Diamante. Atipico perché alla potenza preferisce l’eleganza che si manifesta in un bouquet sottile in cui l’intreccio tra erbe aromatiche ed effluvi balsamici dona leggiadria; al palato, scarno, il finale sibila il suo imprinting minerale rinfrescando la bocca.

Villa Raiano
San Michele di Serino, Via Bosco Satrano 1
tel. 0825 595663
www.villaraiano.it

Dal cambiamento voluto dalla famiglia Basso nasce la nuova vita dell’azienda. Oggi in cantina dirige le opere Fortunato Sebastiano e, con l’annata 2009, nascono anche i due cru: Alimata, da una vigna a Montefredane, vino dal profilo aromatico stretto e minerale, e 22, da una vigna a Lapio. Naso iodato e grande impatto al sorso.
ah

posted by Mauro Erro @ 11:32,

4 Comments:

At 8 settembre 2011 23:11, Blogger Salvatore LANDOLFO said...

Complimenti Mauro, gran bell'articolo per quello che a mio modesto parere è uno dei vini bianchi più espressivi a livello internazionale.

 
At 9 settembre 2011 11:48, Blogger Mauro Erro said...

Grazie Salvatore.

 
At 12 settembre 2011 21:42, Anonymous Armando Castagno said...

Mi associo convinto ai complimenti di Salvatore.

 
At 13 settembre 2011 08:37, Blogger Mauro Erro said...

Grazie Armandò...

 

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