Crisi dei consumi e aumenti dei prezzi del vino

Una delle principali affermazioni che si ascoltano quando si parla di crisi dei consumi del vino in Italia è l’attribuzione di colpa agli operatori del settore, enotecari e ristoratori, di aumenti indiscriminati dei prezzi al consumo.
Al sottoscritto, invece, capita sempre più spesso di trovarsi davanti a listini di aziende che non solo aumentano il costo dei propri vini di anno in anno, ma addirittura a distanza di pochi mesi.
Stesso vino, stessa annata, prezzo diverso.
Ieri l’ultima di una lunga serie: vino bianco Doc, annata 2008, che da 8,40 euro passa a 9,90, iva esclusa. Un aumento di 1,50 euro pari a circa il 18% difficilmente spiegabile all’utilizzatore finale, come direbbe il nostro premier.

Siamo proprio sicuri che, ancora oggi, come è accaduto negli anni precedenti, la crisi dei consumi sia imputabile in qualche misura agli enotecari e ai ristoratori disonesti e a eventuali ricarichi esagerati?
O si tratta di un leit motiv e di una generalizzazione che non coglie nel segno?

Nel dubbio, sono andato a spulciare un po’ di dati, scoprendo aspetti molto interessanti.

Partiamo innanzitutto dai consumi. Secondo i dati Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) se i consumi domestici nel 2010 avevano segnato un calo del 7,9%, con gli spumanti che segnavano addirittura un meno 23%, il primo trimestre del 2011 non è certo partito bene con un meno 6,3% di vendita al dettaglio.
Continua, insomma, il calo dei consumi interni di vino e fin qui nulla di nuovo.

Gli aspetti interessanti si mostrano, però, se andiamo a confrontare l’indice dei prezzi alla produzione (ossia l’indice medio dei prezzi dei vini in cantina) e l’indice dei prezzi al consumo (ossia l’indice medio dei prezzi che l’utilizzatore finale paga nei canali di commercializzazione, enoteche e co.).

L’indice Ismea dei prezzi alla produzione, infatti, mostra per i primi mesi del 2011 un +8% che sale addirittura ad un +20% se il confronto diventa tendenziale.
Risultati che, ovviamente, si differenziano a seconda del segmento che andiamo ad analizzare.
Nello specifico, se andiamo a verificare il differenziale tra agosto 2011 e agosto 2010 registriamo questi dati: vini bianchi da tavola +32,34%; vini doc-docg bianchi +4%; vini doc-docg rossi e rosati +17,13%; vini rossi da tavola +18,35%.

E i prezzi al consumo?
Non ci crederete, ma scendono.
Se il 2010 si è chiuso con un meno 2%, il primo trimestre 2011 fa registrare un ulteriore calo e analizzando gli ultimi due anni, a parte gli aumenti avvenuti nel terzo trimestre 2009 e 2010, oggi i prezzi al consumo si posizionano più in basso rispetto a due anni fa, i primi mesi del 2009.

In conclusione, per dirla alla maniera di Charles Bukowski, non mi fido molto delle statistiche, perché un uomo con la testa nel forno acceso e i piedi nel congelatore statisticamente ha una temperatura media, però, guardando questi dati, cari produttori e cari consumatori siamo proprio sicuri che sia sempre colpa degli enotecari o dei ristoratori quando parliamo di rincari del prezzo dei vini?
E se tornassimo a parlare di prezzo sorgente da riportare in etichetta?
ah

posted by Mauro Erro @ 00:39,

2 Comments:

At 15 settembre 2011 09:33, Blogger GhiaccioForte said...

Caro Mauro,

da dove vogliamo iniziare?

 
At 15 settembre 2011 09:38, Blogger Mauro Erro said...

dall'inizio.
credo sia il modo migliore per iniziare ;-)

 

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