Evoluzione della specie



"La nostalgia gli fu vizio dell'anima: amava vivere in ciò che è perduto"
Jorge Luis Borges

È sempre lì in agguato, tra le 15:30 e le 16 di una domenica qualsiasi o in un giorno di festa come ieri; troppo poco tempo per far qualcosa e troppo per far niente: sonnecchi e rimbalzi tra un immagine e l’altra, tra una parata militare e uno sfarfallo di pagina ascolti la fanfara dei bersaglieri e lei t’agguanta. Tanto l’aspettavi, la nostalgia, anche se non è una gran virtù quando manca ancora molto agli anta.

Stavolta è un po’ colpa di Jacopo Cossater che su Intravino – il primo blog del settore dicono le classifiche – nel suo decalogo per futuri blogger scrive, punto sei: “Veronelli appartiene al passato, quelli che lo citano troppo spesso il più delle volte sono giornalisti che vogliono ricordarci che fanno questo lavoro da molto più di te (e non è necessariamente un pregio)”.

Cose che danno da pensare. Inizi a scavare nei ricordi e nella memoria.
Ora, non sto a dire quali e quanti passaggi – da Gabriel Garcia Marquez ad Ave Ninchi – abbiano affollato la mia mente e nella cui linearità e logica sono determinanti gli effluvi di una discreta dose di alcol che accompagna le giornate di festa.
Brunello di Montalcino 2005 Pian delle Querci. Neanche 20 euro. Proprio per andarla a cercare la nostalgia e darle il vantaggio di un bicchiere di troppo: come tenere la guardia bassa davanti Muhammad Ali.

Se mantieni un minimo di lucidità t’accorgi che c’è una parte seducente della nostalgia, il motivo per cui mi faccio da lei agguantare qualche volta: le belle immagini che ti fa rivivere e le emozioni profonde che rievoca sepolte in te chissà dove.
Rivivi quei momenti d’incertezza in cui leggere Veronelli, la cristallina chiarezza del pensiero espresso, significava – significa – ritrovare saldezza nel cammino, riprender fiato dopo un momento d’affaticamento e rimpiangere ciò che non si è letto e vergognarsi di ciò che non si sa.
Quelle pagine che speri prima o poi di leggere: ché qualcuno – con monacale dedizione – le trascriva sul web per farne memoria condivisa piuttosto che lasciarle nascoste nell’oblio di un rigattiere che sopravvive in un paese che non conosci. (Oppure, partendo dall’ABC, il Dizionario dei Termini Veronelli, redatto da Masnaghetti: che qualcuno lo riediti por favor).

Poi sono le tre di notte e il sonno tarda a venire e finisci sulle pagine delle riviste che non hai avuto il tempo di leggere. Dal Sette, del Corsera, apprendo dell’ultima moda dei teenager: l’Eyeballing, l’alcol filtra dalle mucose e dona “visioni” che una volta avremmo chiamato lacrime e bruciori.



L’indomani della morte di Veronelli Aldo Grasso scrisse: toccò a Veronelli inaugurare la prima rubrica di cucina in tv, "A tavola alle 7", 1974, con Ave Ninchi, scritto da Paolini e Silvestri e diretto da Dada Grimaldi. Per sette anni Veronelli insegnò agli italiani un po' di educazione alimentare. […] Ora la tv non fa più educazione alimentare (salvo rari casi) ma turismo gastronomico; più preoccupata degli sponsor che della salute del cittadino.

La cosa brutta della nostalgia è quell’ultimo momento di amara rassegnazione prima che sopraggiunga sullo schermo il the end finale.
Ma per l’amara rassegnazione ho deciso di aspettare gli anta preferendole il sonno e conto pecorelle.
Questione di rigore, credo, e anche di entusiasmo.
Tra le poche cose che abbia avuto la capacità di imparare leggendo Veronelli.
ah

posted by Mauro Erro @ 11:47,

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