Piccoli Grandi Vini: Domaine Voillot e un post scriptum

Jean Pierre Charlot (foto di Giampiero Pulcini)

Sabato sera sono stato invitato da alcuni amici. Si tratta di un gruppetto di genitori uniti dal fatto che i figli frequentano o hanno frequentato la stessa scuola. Questo per dire che non si tratta di incontri tra i soliti enoappassionati, enostrippati o enofissati che dir si voglia. Il più esperto non capisce assolutamente nulla di vino, e il più intraprendente e ospitale si allunga fino al supermercato più vicino per acquistare la prima bottiglia di vino che gli capita sotto mano.
In cantina ho un piccolo scompartimento dove conservo le bottiglie che ho in animo di provare in tempi brevi, e qui scelgo qualcosa da bere in uno di questi incontri. Inutile portare bottiglie “importanti”, parlando di pagelle e delle prossime vacanze nessuno ha voglia di elucubrazioni mentali. Allo stesso tempo non potrei sopportare di dover bere la bottiglia dell’amico, appena acquistata al supermercato di zona. Scegliere la bottiglia giusta è quindi cosa facile.
Il produttore è già noto a chi ha la sventura di leggermi ogni tanto, quel Domaine J. Voillot dalle cui cantine escono Pommard e Volnay di eccelso livello e grande capacità di invecchiamento.
Sabato ho portato una bottiglia di Bourgogne 2009.
Si è soliti dire che la grandezza di un produttore si vede dal vino “base”, e questo è vero a tal punto che nelle cantine dei grandi produttori è facile imbattersi in piccoli ma deliziosi vini.
Questa bottiglia non viene meno alla regola.
Accattivante al naso, con tanti piccoli frutti rossi, maturi ma croccanti, che sembrano evocare la primavera e le scampagnate per prati e boschi. La bocca prosegue sulla scia del frutto, con la calda piacevolezza che è un po’ il marchio di fabbrica dell’annata, ma mantenendo lo scatto e la verve dei vini di origini più nobili. Non si può ovviamente pretendere che i tannini siano quelli di un grand cru: la trama tannica non è serrata e il vino è scorrevole, lascia in bocca una sensazione tattile di particolare delicatezza.
Uno dei più avvezzi del gruppo confessa di aver provato qualche pinot nero italiano e di esserne rimasto deluso, ma non riesce a trattenere un ”ma quanto cazzo è buono questo Bourgogne 2009?!”. Sapendo dove si rifornisce, non oso pensare cosa possa aver bevuto in precedenza, ma di certo vorrei che i nostri migliori produttori assaggiassero questo bourgogne. Si, perché il raffronto dei nostri migliori pinot nero con i “grandi” Borgogna è inopportuno, anche per le differenze di prezzo; ma questo umile Bourgogne 2009 proviene da un terroir di modesto lignaggio e costa poco, meno di 14 euro dall’importatore, meditiamo gente, meditiamo.


Post scriptum
Da qualche anno rincorro i vini dell’Etna, alla ricerca di un Nerello che mi faccia vibrare. Più volte ho bevuto vini interessanti, ma nulla per cui valesse davvero la pena strapparsi i capelli. Qualche giorno fa è stata la volta del Vinupetra 2006 I Vigneri.
Salvo Foti è un ottimo biglietto da visita, e mi sentivo quindi piuttosto ottimista. L’assaggio di questo vino, però, è stato davvero entusiasmante, superando di slancio ogni mia più rosea aspettativa. Non so se è tecnicamente possibile, ma se si riuscisse ad ottenere un grado alcolico appena appena inferiore, il vino acquisterebbe nitore e dettaglio nella definizione, e potremmo parlare non di un grande vino, lo è già, ma di un vero e proprio capolavoro.

Giancarlo Marino
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posted by Mauro Erro @ 00:15,

4 Comments:

At 14 aprile 2011 15:38, Anonymous Anonimo said...

Sottoscrivo in toto su Voillot 2009 se non altro per averne assaggiato e goduto una splendida, tua, boccia di recente.

Sul Vinupetra 2006 se devo stare alla bottiglia bevuta da Aimo e Nadia, beh quello era un capolavoro...
La bottiglia bevuta a casa di recente, invece, corrisponde prefettamente alla tua descrizione...


Le bottiglie di Salvo che ho preso da Recchia erano dal "rifermentato in bottiglia" del rosato all'improbabile "versione" del bianco.

Che anche il rosso fosse leggermente sottoperformante?

Considerato i prezzi, io da un produttore che ha una variabilità di bottiglia così alta (inaccetabile) penso rimarrò in futuro alla larga.

 
At 14 aprile 2011 16:17, Anonymous Giancarlo said...

Anonimo, svelati :-))
anche se una idea della tua identità me la sono fatta.

Sulla variabilità non posso pronunciarmi, trattandosi per me di unico assaggio. Diciamo che ci rimarrei male, tanto è stato soddisfacente il primo approccio, ma me ne farei ben presto una ragione perchè non è certamente nè il primo nè tantomeno l'unico produttore a soffrire di variabilità.

 
At 14 aprile 2011 17:27, Anonymous Anonimo said...

Sono io la tua amante...

Fabien

 
At 14 aprile 2011 17:59, Anonymous Giancarlo said...

Avevo ben presente, era solo perchè ti svelassi anche al grande pubblico :-))

 

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