Le eccezioni che confermano la regola: Beaujolais

Nel mondo del vino ad ogni generalizzazione corrisponde solitamente una (o più) sciocchezze affermate.
Ed in fondo anche questo è l’aspetto divertente.
Se ieri dunque ho affermato che con la primavera e l’estate e le temperature che si alzano mi tengo ben lontano dai vini rossi, è vero anche che esistono le eccezioni.

Si tratta di rossi non troppo corposi, ma che soprattutto riescono a mantenere un buon equilibrio tra succo e durezze nonostante un passaggio in frigo e il conseguente abbassamento della temperatura che accentua acidità e tannini: una sottile e fine trama tannica è d’obbligo se non volete che il palato si secchi come se ci trovassimo in mezzo un deserto.

Alla parola Beaujolais solitamente il normale consumatore associa l’idea di vino novello, un’operazione principalmente commerciale; in realtà il Beaujolais è didatticamente un regione vitivinicola francese, quella più a sud della Borgogna, dove domina incontrastato il vitigno a bacca rossa Gamay.

Il profilo organolettico ricalca in termini di giovialità e facilità di beva il pinot nero che regna più a nord, e pur non assurgendo agli stelli livelli di complessità, ampiezza e finezza, nelle migliori versioni il livello qualitativo è ben alto e migliora con il passar del tempo: fino a dieci anni se si resiste.

Oltre a Pierre Chermette e Jean Paul Brun di cui abbiamo già parlato un altro produttore da segnalare è Jean Claude Lapalu. Il Broully Cuvee des Fous 2008 è un cru da vigne centenarie affinate in barrique esauste. Lo stile aziendale cerca, da quanto ho avuto modo di capire, una maggiore maturità del frutto in vigna posticipando leggermente le vendemmie, e lente e lunghe macerazioni in cantina. Il risultato è un Gamay scuro, di frutta sugosa e spezie, profilo che si fa leggiadro grazie ad un pizzico di volatile che dona respiro ai profumi. Il palato, rigoroso, è scattante in virtù del brulichio minerale.
Dovrebbe costare intorno ai 30 euro, ma cercando tra i migliori produttori potreste spuntare anche prezzi migliori: la 2009 che sta uscendo in commercio sembra essere annata veramente fortunata, con un’immediatezza fruttata che vi permetterà di goderne da subito.


P.S. Ovviamente nei rossi estivi prediletti assurge ad archetipo il Pinot Nero. Se dev’essere Borgogna, io prediligo la Cote de Nuits o, in ogni caso, vini che non abbiano il profilo di un Clos de Vougeot. Se invece non avete voglia di svenarvi, in Italia ce ne sono alcuni altoatesini fuori dal comprensorio del Mazzon: Falkenstein, Castel Juval e Garlider affidabilissimi produttori. A proposito di eccezioni che confermano la regola l’altro giorno con il Gamay di Lapalu ho assaggiato il pinot nero Weingut Ratzenberger Bacharacher Spätburgunder Trocken 2007. (sì, Germania, Mittelrhein). Fruttini scuri e turgidi, erbe e spezie ombrose: china o giù di lì per intenderci. Palato scattante e vivido.
Infine, se proprio non volete uscire dai patri confini, i colli Tortonesi in Piemonte con le loro Barbera sono un approdo sicuro.
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posted by Mauro Erro @ 11:01,

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