Fiorano rosso 1988 (botte 30), Boncompagni Ludovisi

(foto di Charles Scicolone)

Carissimo Maestro.
Inizierei così, credo, semplicemente e sinceramente, la mia missiva indirizzata a Veronelli.
O Gentilissimo Principe, scrivendo ad Alberico Boncompagni Ludovisi.
Giace qui, sotto i miei occhi, di un rubino spaventosamente vivido, smagliante come è, ancora oggi, il lavoro di entrambi, il frutto di una vigna scomparsa piantata dal Principe a cabernet franc e merlot, nel 1946, nella tenuta Fioranello, 20 km a sud di Roma, che lei, Maestro, conobbe se non ricordo male sin dai primi anni ’50 (anche se ne scrisse, di quei meravigliosi vini del Principe, solo nel ’72 su Panorama, e del bianco tra l’altro, del ’61 se ho buona memoria, che io ancora non conosco e cerco di giorno come di notte, nel sonno).
Giace qui, un vino scomparso.
Botte 30 caro Principe, botte 30. Vivo, ha ancora sfumature purpuree e degrada nell’unghia in un caldo colore terra di Siena.
…un rosso maestoso, severo, maschio, medioevale, un "primitivo senese" per farne paragone con l'arte di quella fatta e della stessa nativa parte d'Italia! Rallegramenti di tutto cuore, quindi, per l'opera Sua maestra…
Mi perdo nei ricordi seguendo ogni particella che nel liquido galleggia e affonda e rimembro le parole sue, Principe, scritte a Biondi Santi. Mi appaiono chiarissime nella mente guardando il suo vino. Rallegramenti di tutto cuore, quindi, per l’opera sua Maestra.
L’ho qui davanti e l’ho già annusato un paio di volte; come è possibile mi chiedo, non può essere mi dico, eppure profuma di frutta turgida, fresca, delicata, candida. Fine, finissimo, il suo profumo sottile si incunea attraverso le narici e sale fino a pervaderti la mente facendoti apparire chiarissime, pesanti e scure come le sue note grevi di grafite e inchiostro, le nostre colpe, la nostra stoltezza, la stupidità umana.
E fosse solo questo, vi direi, lo si poserebbe sul tavolo, si rinuncerebbe persino ad assaggiarlo. Via, messo da parte, amen. Non con tutti i vini si entra in confidenza. Capita.
Ma non è solo questo. Vi è in lui una forza trascinante, intima, rivelata e rivelatrice, un esprimersi monacale, un fare operoso, austero ma sereno, autentico e fiducioso, profondo e leggiadro allo stesso tempo: impregna l’aria di humus e leggeri tocchi di canfora, accenna ai fiori secchi e alla liquirizia.
Parla allo spirito, e vi è poco da fare, alcuna resistenza da opporgli, è esso stesso manifestazione di umana opera, di alta consapevolezza e ingegno: è un dono.
Così doveva andare e bisogna sempre sperare che si possa imparare dai propri errori, pare volerti insegnare, mentre vedo, dinnanzi a me, immagini delle vigne abbandonate, della collezione sua, caro Principe, di macchine agricole, cadenti e sgarrupate, avviluppate in un batuffolo d’erba alta ed è solo il suo vino, nel parlarmi, a impedire che mi salga un groppo alla gola e mi manchi l’aria.
Quando lo assaggio ne amo la compostezza, il modo che ha di procedere lineare, rivestendo le pareti della bocca di sapore e giungendo al finale riarso di un’asciuttezza claustrale, rigorosa e maschia, di modulazione minerale.
Rimango a bocca aperta, poi la richiudo per conservare quanto più posso i ritorni degli aromi, le note di radici, gli echi di china.
Ne scrivo dunque, perché rimanga testimonianza, seppur indegna, di questo assaggio, di questo vino scomparso eppur vivo, prodotto da un’azienda - la sua, Principe - biodinamica ante litteram, ove si coltivavano prodotti agricoli che la fecero conoscere nel mondo e si allevavano vacche.
Perché quasi mi appare un dovere lasciare memoria di cosa sia capace l’uomo, nella sua avvedutezza e nella sua stoltezza.

Con affetto e rinnovata stima per entrambi*, Mauro.

* entrambi Tre.
a

posted by Mauro Erro @ 01:44,

2 Comments:

At 29 marzo 2011 13:55, Anonymous Anonimo said...

Beati Tre! Cioè te, cià (maurizio)

 
At 29 marzo 2011 15:04, Anonymous Anonimo said...

... io c'ero direi se tali banali parole non facessero decadere la poetica che ancora risulta persistente nel ricordo di quella giornata e di questo scritto che con piacere ho potuto "bere tutto d'un sorso" ... da piccolo pensavo che i momenti piu' belli dovevano restare tali perche' il tempo si doveva fermare ma poi ho capito che in questo modo avrei perso tutte le altre meraviglie ...

 

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