Contrordine compagni

Giovannino Guareschi, 1951

Da un po’ ho come l’impressione che siano più coloro che scrivono, commentano, dibattono sul vino, che quelli che, molto più semplicemente, lo bevono. Non sono l’unico ad avere questa impressione tant’è che ricordo un accorato appello di qualche mese fa di Fabio Rizzari:

Oggi sento di dover rivolgere un accorato appello a Corrado Rontichelli di Mantova, Claudio Bonivento di Pistoia e Andrea Recalsi di Ascoli Piceno: da una indagine durata poche ore mi risulta infatti che questi tre signori siano gli unici in Italia a non aver ancora pubblicato un libro che contenga la parola vino nel titolo, né un sito internet o un blog enogastronomico, né – incredibile ma vero – uno straccio di guida o di rivista sui vini italiani o stranieri. Ad aggravare la loro posizione si aggiunge il fatto che nessuno dei tre produce vino, o lo colleziona, o quantomeno lo vende. Amici, cosa state aspettando? Non vi sembra di aver accumulato, come molti treni della nostra bella patria, un bel po’ di ritardo?

Ora, se ti capita, anche per sbaglio, di trovarti ad una qualsiasi degustazione o manifestazione, sia essa palesemente di vini naturali (il che non vuol dire, se si tratta di vini italiani, che ci saranno solo ed esclusivamente vini naturali, anche perché allo stato attuale manca ancora la definizione prontamente pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale) o una manifestazione di vini sui generis (quelli ermafroditi) avrai la fortuna di potere ascoltare perle di natura varia.
Da un po’ mi diverto a segnarle (comprese le mie e quelle che leggo sul web) su un quadernetto che prima o poi sarà in cerca di un editore.

La cosa spassosa, quando si è in fila in attesa del proprio turno d’assaggio – mediamente ogni interlocutore impiega dai quindici ai venti minuti per assaggiare un vino ed esplicare le sue teorie al produttore, il che vuol dire che nell'arco di una giornata, se ti va bene, ne assaggi quattro di vini – sono le risposte dei produttori, capaci, con una sottile ironia, di dire tutto e il contrario di tutto al proprio interlocutore.

La cosa spiacevole, invece, sono le conseguenze sul “consumatore finale” che, ogni volta che viene da me in enoteca, purtroppo, finisce con il dire ciò che ha letto o sentito sul web e in queste manifestazioni. Affermazioni che mi ricordano, puntulamente, le vignette degli anni ’50 di Giovannino Guareschi.

Cliccando su Giovannino Guareschi potrete vedere e ammirare le altre vignette conservate dalla Fondazione Mondadori. Almeno ci ridiamo su.
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posted by Mauro Erro @ 12:03,

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