Ricette

Una delle cose che spesso sento dire da chi mi prepara da mangiare è che una ricetta non può essere eseguita pedissequamente così come la si legge, pena la non riuscita del piatto. C’è sempre qualcosa da aggiustare. Nella temperatura del forno, nel dosaggio degli ingredienti, nell’uso o meno di alcuni di essi.
Nel vino le cose, sostanzialmente, non cambiano.
Il travolgente cambiamento avvenuto in molte campagne italiane in termini produttivi e l’aumento di aziende e prodotti dell’ultimo ventennio ha significato anche tanta inconsapevolezza. Dei produttori, soprattutto, non sempre di estrazione contadina, molto condizionati, in passato più di oggi, dal rappresentante di turno di prodotti enologici, dal giornalista o dall’addetto stampa, dagli enologi (una diffusa e numerosa “classe” di enologi sorge in questi anni, dopo che sono maturate un valido numero di esperienze) e i loro protocolli e ricette.
Vale anche per i giornalisti, spesso impegnati nello stabilire ciò che è giusto e ciò che non lo è e meno alla valutazione del calice cercando il maggior equilibrio possibile.
Perché nelle valutazioni, come in un piatto, come nel vino, è proprio l’equilibrio a far la differenza.
Dico questo ripensando ad alcuni assaggi recenti di fiano d’Avellino.
Siamo proprio sicuri che il suo unico destino sia quello di essere elevato rigorosamente in acciaio?
No, non ho assaggi di giovani annate su cui fondare questo dubbio, anzi, quei pochi che seguono la via del legno sembra lo facciano maldestramente più di qualche volta.
Parlo dei Fiano di Villa Diamante anno 2000 versione barrique e un 1997 che, affinato in acciaio secondo la dichiarazione del produttore, al mio palato mi ha più volte ricordato il 2000 e le sue nuance derivate dal contenitore.
Due vini meravigliosi in maniera diversa, entrambi dal profilo borgognone: leggermente più stanco il 2000, vorticoso e ampio il '97 nel suo profilo olfattivo. Al palato la morbida cremosità suadente del sorso non stucchevole, viene rinfrancata dal timbro minerale finale (anche se in entrambi i casi leggermente sporcato dal vapore alcolico) e dalla spinta acida.
Squisiti, succosi e da bere.

Ecco, le ricette vanno sempre riviste.
Non solo acciaio, forse, per il fiano, ma se si vuole anche legno.
Basta solo aggiungere la dicitura quanto basta.
a

posted by Mauro Erro @ 12:08,

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