Gli esami non finiscono mai!

Non so a quanti di voi sarà capitato ai tempi della scuola di sentire un professore pronunciare la solita frase: "è intelligente ma non s'impegna..." oppure "ha grandi capacità ma non le sfrutta..." ancora "è bravo ma svogliato...". Penso che un po' a tutti sarà successo di sentirsi rivolgere simili appunti, alla propria persona oppure a qualche compagno di (s)ventura. Quel giudizio a che voto corrispondeva: una stentata sufficienza, un sette oppure la mediocrità ? Vorrei spingermi oltre. Se ci presentiamo ad un esame ed abbiamo letto solo un capitolo su tre, cosa potrà accadere? Il valutatore che vede quanto siamo preparati sul capitolo studiato ed inversamente tanto impreparati su tutto il resto come si regolerà? Promossi o bocciati ? Oppure, quale sarà il voto che ci aspetta ? Potremmo, pure, essere particolarmente fortunati ed interrogati solo sulla parte che conosciamo a menadito e che addirittura potremmo aver approfondito fino a saperne di più del nostro stesso esaminatore. Promossi col massimo dei voti...
Ricominciamo da capo. Versiamo un vino nel bicchiere. "La materia c'è ma il vino stenta a decollare..." oppure "preciso, pulito, ogni cosa è al suo posto ma dov'è l'emozione..." ancora "varietale centrato, lineare, nessun eccesso, nessuna sbavatura ma il tutto appare un po' scontato, anonimo, già visto...". Siamo esperti di quel vitigno o di quella denominazione o viceversa è la prima volta che assaggiamo quei vini, come dovremmo regolarci ? Tradizione e classicità, modernità e sperimentazione all'improvviso si svuotano del senso che siamo soliti attribuirgli, possono significare tutto e nulla. Vorrei spingermi oltre. Quando ci troviamo di fronte ad un vino di grande struttura, tutto in verticale, chiuso e contratto, che non ne vuole sapere di mollare nulla ma proprio nulla e lo giudichiamo "grande in prospettiva, dal luminoso avvenire, dimenticatelo in cantina..." che punteggio dovremmo dargli ? Quanto vale la longevità presunta, quanto l'ipotesi di una tesi non dimostrabile ? E di fronte ad un vino che non ha eguali per la viperina acidità, per la setosa trama del tannino, per il godurioso succo ma solo per una di queste qualità fino ad oscurane la prova d'insieme come si regolerà chi ama particolarmente una di queste caratteristiche a scapito delle altre ? Odio o amore: più semplicemente e più probabilmente ne deriverà una questione d'affinità elettive (direbbe Goethe).
Tutto questo e molto di più imperversa nella mia mente dopo la degustazione di 18 Greco di Tufo che io e l'amico Mauro ci siamo piacevolmente sbevazzati in compagnia per scrivere a 4 mani un articolo di prossima pubblicazione su Enogea di Masnaghetti.
Oppure è la febbre a 40 ?!...

Fabio Cimmino
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posted by Mauro Erro @ 11:58,

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