Piove, Madonna come piove!

Esondazione del Sele; salvataggio ad opera di un pompiere (agropoli live)

Piove, piove e continua a piovere. Piovono monnezza e intemperie su questa regione ormai sempre più provata.
Berlusconi qui a Salerno ancora non è arrivato, forse troppo impegnato con altri affairs, intanto dopo il Veneto sotto i riflettori ci siamo anche noi. La monnezza fa spazio per un po’ ai disastri ambientali che non poche ripercussioni economiche hanno avuto su questa terra già tanto provata.
Pare che i danni causati dal maltempo ammontino a circa 5-6 milioni di euro. C’è emergenza idrica. A causa della rottura di un acquedotto del Basso Sele 500.000 persone vivono nel disagio più totale perché costrette senz’acqua, potabile e sanitaria.
Strazianti le immagini relative alle bufale nuotatrici che per cercare salvezza vagavano come ippopotami. Interi allevamenti di ovini invece non ce l’hanno fatta. L’agricoltura ha subito danni irreversibili, gran parte della produzione di ortaggi che riempiono le tavole degli italiani sotto il nome di Bonduelle e che provengono da lì, dalle serre ormai allagate della piana del Sele del salernitano, sono in malora.
La produzione di mozzarella di bufala è ferma, pochi i fortunati che possono continuare perché dotati di pozzi idrici e vasche di raccolta.
Bar, ristoranti, pizzerie completamente nel caos. Questo solo per non estendere agli altri settori, come scuola e uffici pubblici.
E poi, di così poco tempo fa, la notizia della frana di Atrani, piccolissimo paese della costiera amalfitana che ha portato alla morte una giovane barista il cui corpo è stato ritrovato dopo mesi a largo delle coste sicule. La costiera, terra di limoni, che forse avrebbe potuto, proprio grazie ai limoni, salvarle la vita.
Flavia Amabile scrive nel suo libro di recente uscita, recente sì, ma antecedente al disastro di Atrani, che “solo i limoni salveranno la costiera amalfitana”. Ma per quanto riguarda i famosi terrazzamenti della costiera amalfitana pare che costi troppo coltivarli con i sistemi tradizionali così che i contadini desistono e lasciano al loro destino i caratteristici terreni terrazzati. Ma anche a quello di tutti noi a quanto pare, perché il rischio idrogeologico deriva dall’abbandono dei terreni.
“Finché le colline sono coltivate, l’acqua piovana scende lentamente e si riduce il pericolo di incendi perché la terra è abitata. Oggi metà dei campi di limoni sono incolti: sono diventati poco remunerativi. Si preferisce scavare le colline per costruire enormi parcheggi per i turisti”.
I disastri ambientali così continueranno ad esserci, perché non si può continuare a intervenire, laddove si interviene (e non si fa solo finta) a disastro avvenuto: è troppo tardi. Bisognerebbe prevenire prima di curare. Lo dice Legambiente:
Secondo gli ultimi dati di Ecosistema rischio in Campania sono ben 474 i comuni a rischio frane o alluvioni, ossia l’86% del totale. Tra i 5 capoluoghi campani, il primato di provincia più fragile va a Salerno, con il 99% delle municipalità classificate a rischio. L'80% dei comuni - ricorda Legambiente - ha abitazioni nelle aree golenali, negli alvei dei fiumi o in aree a rischio frana, il 25% delle amministrazioni presenta addirittura interi quartieri in zone a rischio, mentre il 54% ha edificato in tali aree strutture e fabbricati industriali, con evidente pregiudizio non solo per l'incolumità dei dipendenti ma anche per eventuali sversamenti di prodotti inquinanti nelle acque e nei terreni (..) E sul fronte della mitigazione del rischio idrogeologico – secondo i dati di Legambiente - soltanto il 16% dei comuni campani svolge un lavoro complessivamente positivo(..)
Poco incoraggiante anche la situazione della pianificazione degli interventi in emergenza e dell'organizzazione della protezione civile locale: il 54% dei comuni ha predisposto un piano d'emergenza con il quale fronteggiare situazioni di crisi come frane e alluvioni, ma solo il 38% delle municipalità hanno aggiornato tale piano negli ultimi due anni
Insomma a quanto pare nulla di nuovo. Sabato 20 novembre alla galleria Ichome di Milano, frattanto, si parlerà attraverso le foto di Ico Gasparri dell’equilibrio geologico della costiera amalfitana, battaglia ambientale e culturale portata avanti dalla giornalista Flavia Amabile. Qui aspettiamo il Berlusconi di turno che tra un bunga bunga e un altro forse verrà a farci visita…

Adele Chiagano
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D’altronde che la politica del Governo – se ha senso usare il termine politica – è determinata da Bossi e i suoi compagneros, per cui nel Veneto il fatto è diventato notizia mentre da noi si parla, tra le tante emergenze, solo di monnezza, e se ne parla senza saperne niente, nella più facile retorica anti-meridionalista, è cosa evidente. Quanto alla costiera e i terrazzamenti di limoni ormai abbandonati dai contadini, è l’ultimo esempio di come quest’ultimi siano fondamentali e necessari al mondo. (m.e.)
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posted by Mauro Erro @ 12:05,

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