Nannichè?

Giovanni Ascione, il produttore

Il bello di avere tanti amici che “se ne intendono” è anche quello di avere suggerimenti su alcuni vini di cui altrimenti non avrei conosciuto neanche l’esistenza. Spesso si tratta di suggerimenti “azzeccati”, a volte meno come quando l’amico di turno mi propone di provare l’ennesimo “pinot nero italiano” (ossimoro come pochi).
- Giancà, devi provare assolutamente nanniqualcheccosa.
- Nannichè?

- È un Terre del Volturno a base Pallagrello Nero che Giovanni fa nel Casertano.

Già il fatto che l’etichetta rechi il nome della vigna di provenienza, Sabbie di sopra il bosco, mi predispone all’ascolto.
Non voglio sapere del vino, di cui pure l’amico mi parla in termini particolarmente lusinghieri, ma della storia di Giovanni e del Suo Vino. Si perché, lo confesso, il mio sogno nel cassetto è sempre stato quello di riuscire ad acquistare un pezzetto di terra, una vigna possibilmente vecchia, in una zona a portata di mano e trasudante storia. Toscana se dovessi scegliere, perché non riesco ad immaginare molte altre zone altrettanto belle dove andare a trascorrere la vecchiaia, ma, perché no, anche nei miei adorati Castelli Romani, dove papà aveva la casa di campagna, che mi hanno visto crescere tra boschi e prati. E poi fare il Mio Vino, come natura e tradizioni del luogo consentono ma secondo la mia “filosofia”. Penso che invecchierò davvero solo il giorno che smetterò di sognare questo sogno.
Giovanni, dicevo. Lui ce l’ha fatta, allora c’è speranza anche per me, bello davvero.
Raccontami di Giovanni, amico mio moschettiere. E il racconto dura buona parte dei 1.100 chilometri del percorso dell’annuale pellegrinaggio in terra santa (la Borgogna, m.e.).
Il tempo di tornare a Roma e cerco tutto il materiale disponibile per saperne ancora di più. Poi una telefonata a Giovanni, che per me ha rappresentato una specie di incontro ravvicinato del terzo tipo. I suoi occhi brillavano anche al telefono, mentre mi raccontava.
Dopo qualche giorno mi arrivano a casa due casse del suo vino e, atteso il minimo sindacale per stapparne una, decido di metterla alla prova.
Scena. Esterno, giardino con barbecue, bistecche fiorentine di brontosauro doc, due amici carissimi, apprendisti stregoni nelle grinfie del sottoscritto e che, prima o poi, mi manderanno riccamente a quel paese, come merita il mio atteggiamento talebano verso il vino. Insieme al vino di Giovanni decidono di stappare una bottiglia di un rosso del Collio, uvaggio bordolese, di produttore piuttosto noto e apprezzabile.
- Scusami se te lo dico, Giancà, ma in tutta franchezza preferisco il Collio. Tu che ne dici?
- Te lo dico fra un po’, è troppo presto per dare giudizi, ora beviamo.

Scena finale. Interno, salotto, i resti del brontosauro nei piatti. Le mogli, interrompendo solo per un attimo i racconti dei rispettivi figli e della scuola appena iniziata, chiedono se è avanzato un po’ di vino. Viene versato loro un po’ di Collio e ….“ma come, è finito l’altro?”. L’altro era finito da un pezzo, anche se ne rimaneva ancora un po’ nei bicchieri dei maschietti.
- Allora Giancà, che mi dici?
- Dimmi tu, sono curioso, poi ti dico la mia.

- Che dirti, devo ribadirti che al primo impatto ho preferito il Collio, l’altro non lo capivo proprio. Poi? Boh! Non saprei dirti di preciso, ma il Collio è rimasto uguale a se stesso per tutta la serata, mentre l’altro non ha fatto altro che cambiare nel bicchiere, ogni sorso era migliore del precedente e mi veniva voglia di berne ancora per capire meglio, come se volesse essere rincorso. Lo sai che non sono capace a parlare di vino, ma, per farti capire, è come se il Collio, buonissimo per carità, è uno dei miei vini preferiti, fosse un quadro dipinto con pochi colori, mentre l’altro ha tirato fuori tutti i colori della tavolozza, un po’ per volta, con incedere più silenzioso e discreto ma costante. Un po’ anonimo, ecco, il Collio, mentre l’altro è come se avesse un’anima. Ho detto una cazzata, vero?
- Ora posso dirtelo, amico mio, non hai detto una cazzata, la penso esattamente come te. Con la differenza che io sospettavo cosa avrei bevuto, conoscendo la storia di Giovanni e del suo vino, tu non sapevi nulla e sei riuscito da solo a leggerlo e capirlo a modo tuo.

Devo raccontarlo a Giovanni, mi sono detto. Non so perché ma penso che gli farà piacere.
Poi lo ringrazierò, ovviamente, per il suo vino, ma prima ancora per aver dato nuova linfa al mio sogno. Ecco, Giovanni, se un giorno riuscirò nell’intento mi piacerebbe che gli amici, assaggiando il mio vino, dicessero, ovviamente, che è buono ma, prima ancora, che “ha un’anima”.

Giancarlo Marino
a

posted by Mauro Erro @ 12:28,

5 Comments:

At 27 ottobre 2010 14:04, Anonymous Anonimo said...

Caro Giancarlo,

Hai colto proprio nel segno.

Ho letto di tutto di più da quando questo vino è uscito sul mercato.

Un vino che "ha un'anima".

A mio avviso (considerato anche che è la prima annata) un attimino sopravvalutato. Ma ci può stare.

Ho visto, poi, alcuni prezzi a scaffale davvero esagerati.

Praticamente Mauro lo regala...

Ciao
Fabio

 
At 27 ottobre 2010 16:58, Anonymous Giancarlo said...

Fabio,
confesso di non aver letto neanche una recensione e non so nemmeno se le Guide ne parlano. Comunque, spero si sia capito, non avevo neanche intenzione di "valutare" il vino, semmai di cogliere l'aspetto umano della "impresa" e di evidenziare l'ammirazione per una persona che ha realizzato il "mio sogno".

 
At 28 ottobre 2010 07:27, Anonymous Anonimo said...

Certo che si era capito ! Per questo ti ho scritto che hai colto proprio nel segno quando hai parlato di un vino che ha un'anima. Più di tanti altri che invece si sono limitati a (soprav)valutarlo. Questo era il senso.

 
At 28 ottobre 2010 08:30, Anonymous Anonimo said...

Aggiungo che Giovanni ha realizzato il sogno, non il il tuo, ma di molti di noi.

:)))

 
At 28 ottobre 2010 09:10, Anonymous Anonimo said...

scusami il refuso (stamattina proprio non mi ripiglio) volevo dire "non solo il tuo".

Buona giornata e complimenti a Giovanni.

ciao
Fabio

 

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