I nuovi mostri e spigolature sulle nuove annate della Campania Felix

Abbiamo letto, nei caldi e rilassati giorni agostani, alcune considerazioni depresse sulle nuove annate dei vini campani che in questi mesi sono entrati o entreranno in commercio. Sappiamo che non tutti amano o sopportano il caldo in egual misura e saltando a piè pari le motivazioni, legittime, di carattere strettamente editoriale, ci soffermiamo brevemente su questi aspetti fedeli all’idea che abbiamo sempre affermato che un degustatore valuta il calice senza condizionamenti altri. Ci fermeremo all’Irpinia, considerare la Campania intera in un unico post ci pare azzardato, e quindi ci limiteremo alle tre docg.
Partendo dai bianchi non possiamo non rilevare che la 2009 è stata un’annata sicuramente difficile da gestire per i produttori. Ma, ben sapendo che i giudizi definitivi quando parliamo di vino espongono chi li da al ridicolo, rilanciamo questo scritto del collega Fabio Pracchia sulle cosiddette annate minori.
Il risultato dicevamo, avendo assaggiato più o meno l’intera produzione, ci regala l’impressione che mai come quest’anno si possa godere di Greco di Tufo di una bellezza che definirei neoclassica. Vini di facile lettura, mai, forse, come in quest’annata così immediati e franchi, di definizione certosina e di palati fragranti. Un livello qualitativo molto alto e con molti interpreti. Conserviamo qualche dubbio sulla longevità, ma, questo è un particolare guicciardiano da addetti ai lavori. Al consumatore possiamo solo consigliare l’acquisto: al di là delle preferenze sul produttore è proprio difficile sbagliare. Quanto al Fiano il discorso è ben diverso. Non è, chiariamoci subito, un’annata che ricorderemo. Ma badate bene, non mancano le eccezioni e, soprattutto non si può non rilevare che i produttori che si considerano al vertice della denominazione non usciranno se non l’anno prossimo. Per cui, per avere un quadro più chiaro bisognerà attendere proprio quei vigneron capaci di interpretare meglio le bizze delle annate. Al momento un nome su tutti: Rocca del Principe.
Taurasi è come sempre un discorso a parte. Abbiamo imparato che è tale la diversità dei siti, delle interpretazioni che fare un discorso omnicomprensivo è praticamente impossibile. Si presenta la 2006, annata difficile sì, in alcune zone alcuni produttori non hanno neanche prodotto, ma allo stesso tempo annata in cui (e non è la prima, basterebbe ricordare quella precedente) i picchi qualitativi di assoluta certezza non solo non mancano, ma sono numerosi.
D’altronde, e non riveliamo alcun segreto di stato, sappiamo dall’amico Paolo De Cristofaro che quest’anno la guida del Gambero Rosso ha conferito un numero maggiore di “tre bicchieri”. Da parte nostra possiamo dire, con un pizzico di soddisfazione, che la selezione che con Luciano Pignataro abbiamo presentato alle degustazioni finali della nuova guida Slowine ha riscosso non pochi successi e consensi.
Ma c’è altro da rilevare lasciando i panni del degustatore con il misurino - anacronistico in questi tempi di crisi a meno che non si voglia parlare solo alla propria sparuta claque – come si dovrebbe quando si vuol scrivere un piccolo saggio analitico: perché è fuor di dubbio che bisogna tener conto di altri fattori.
Allora è impossibile non rilevare quella che possiamo definire la seconda rivoluzione vitivinicola campana che pone la nostra regione ben più avanti di altre realtà nazionali. A distanza di 15, 20 anni dalla prima, quando i Molettieri e i Caggiano cambiarono il volto della nostra viticoltura, quando sbarcarono nei nostri confini i grandi enologi nazionali, oggi un nugolo di nuovi interpreti affolla sempre più il panorama della nostra viticoltura con una differenza sostanziale e giustamente al passo con i tempi. Oggi è l’epoca dei vignaioli, di una cultura maturata e consapevole in vigna mentre una scuola enologica campana si è oramai affermata anche fuori i confini regionali. Basterebbe citare tre nomi per le tre docg: Luigi Tecce, Angelo Muto e Ciro Picariello, produttori rispettivamente di Taurasi, Greco e Fiano. Scommettiamo che saranno famosi?
Se non lo sono già.
Ce ne sono altri, tanti altri vivaddio e non solo in Irpinia: (Peppino Fortunato, Cantina Giardino, Il Cancelliere, Bambinuto, Salvatore Magnoni, San Giovanni, Giovanni Ascione ecc. ecc.)
La scoperta dell’acqua calda, mi verrebbe da dire. Tale lapalissiana evidenza veniva già segnalata dall’esperto collega Giampaolo Gravina de L’Espresso, nel marzo 2009 sulle pagine di Enogea, la bella rivista di Alessandro Masnaghetti.
Ed a questo aggiungiamo un dato incontrovertibile: il patrimonio viticolo di cui dispone la nostra regione, il cui ritardo su certe tematiche è diventata virtù: basterebbe chiedersi quanta chimica viene usata alle nostre latitudini o interrogarsi sull’età media delle piante in Langa e a Taurasi.
Sì, c’è la crisi, ma con le giuste scelte e la collaborazione di tutti la nostra Campania Felix potrebbe uscirne molto meglio di tanti altri territori.
E ai colleghi depressi regaleremo un po’ di buone bottiglie di vino.

posted by Mauro Erro @ 11:39,

23 Comments:

At 2 settembre 2010 11:56, Anonymous Luciano Pignataro said...

Mi pare giusta questa tua considerazione: la Campania non si fa impreparata di fronte alla brusca sterzata imposta dalla crisi.
Una nuova ondata. Sì è così.
Dopo quella della prima metà degli anni '90
E dopo anche quella dei dieci anni successivi, la cui protagonista secondo me è stata Manuela
La nuova ondata era a Picole Vigne. Non ti nascondo che sono rimasto folgorato dal livello dei vini, tutti ricchi di personalità
La 2009 è una buona annata con punti di debolezza nel Sannio per la Falanghina (riva sinistra più che riva destra) e nell'areale di Lapio.
La crisi di mercato favorisce i viticoltori e mette in crisi i mercanti, quelli che hanno aperto aziende in maniera hobbustica come reddito integrativo.
A me fa piacere che il nostro gruppo ha saputo interpretare questo cambio di passo fino in fondo grazie alle molteplici sensibilità presenti nelle diverse fasi del lavoro.

 
At 2 settembre 2010 12:28, Anonymous michele palermo said...

ma è giusto parlare di 2009 in campania quando poi il riferimento è praticamente alla sola irpinia dove storicamente il livello medio è sempre stato più alto?

Mauro ritieni che la situazione nei campi flegrei, nel vesuviano, nel beneventano ed a macchia di leopardo nel resto della regione sia positiva?

ti faccio queste domande perchè l'impressione che ho avuto io è estremamente negativa, chiaro che se poi si restringe il campo a qualche decina di produttori si rischia di far diventare regola l'eccezione...

 
At 2 settembre 2010 12:41, Blogger Mauro Erro said...

io mi sono soffermato sull'Irpinia perchè un discorso omnicomprensivo sarebbe fuori luogo e perchè l'eccelenze sono lì, c'è poco da fare. D'altronde, parlando del lavoro della guida, andrebbe rilevato che le uscite sono un bel po' sfalsate: spesso i produttori presentano 2008, 2007, ecc. ecc.

Ma provocatoriamente capovolgo a te il quesito: quand'è che in talune zone abbiamo visto queste mirabilie? Non si finisce alla fine sempre ai soliti (ed in questo caso realmente pochi) nomi?
secondo me in alcune zone c'è tanto da fare e non dipende certo dall'annata...

Al di là dei singoli calici non si può non rilevare questa nuova ondata di vignaioli consapevoli capaci anche d'interpretare annate difficili come la 2009 e non possiamo non rallegrarcene...

 
At 2 settembre 2010 12:43, Anonymous Anonimo said...

Mi piace la tua analisi Mauro e la condivido in larghissima parte.
Forse rientro anch'io nel gruppo di colleghi "depressi", ma mi sembra che, pur percorrendo strade diverse, io, tu e Luciano stiamo dicendo esattamente la stessa cosa: l'Irpinia (e la Campania) sono un eldorardo per critici e appassionati perché c'è sempre la possibilità di scoprire qualcosa di nuovo, perché si può giocare con le zone e gli stili, perché le vigne invecchieranno, perché le potenzialità non sono state espresse completamente (specialmente sull'aglianico), perché la prima vendemmia collettiva di Taurasi (come la definisce efficacemente Luciano) è la 2004, perché le punte sono sempre di più e sempre più forti, e mille altre cose ancora.
Il problema, se così si può dire, è che per ogni "punta" c'è una retrovia che a me appare oggi sempre più discutibile e dannosa. Per ogni fiano, greco e Taurasi che ci fa smuovere, ce ne sono almeno il triplo di cui non si sentirebbe la mancanza, che non aggiungono nulla, tirano i prezzi giù, hanno il loro peso in quella situazione ingestibile che sta diventano il mercato delle uve.
Se ci mettiamo d'impegno, quanti produttori irpini tiriamo fuori in un'ipotetica "nazionale"? Facciamo 40? Le aziende sono quasi 200 però e tra le nuove nate continuo a vederne tante che si affacciano senza avere minima idea di come si affronti un mercato del vino. Tu e Luciano sapete bene come tra gli stessi nostri produttori preferiti ce ne sono diversi che hanno difficoltà enormi di vendita, e non da quando è scoppiata la crisi.
Io sono molto preoccupato per questo e per la distanza che c'è tra le punte e il resto, un resto fatto da, come dice Luciano, aziende che allargano le gamme senza vocazione o un progetto, aziende che sono e saranno sempre terze attività da reddito integrativo, aziende che sono nate perché c'era il finanziamento europeo, e tante altre cose di cui insieme abbiamo discusso spesso criticamente, al di là di un + o un - sull'annata.
Per inciso: le annate "minori" o comunque quelle eterogenee sono il sale stesso per noi appassionati, perché ti obbligano a non appiattirti su qualcosa che già più o meno ti aspetti. E spesso, proprio nelle condizioni più difficili, chi trova la chiave giusta sa davvero rendersi eccezione nel senso più bello del termine. Ci ripensavo ieri a proposito di 2007 e 2006 in Langa: il 2007 è un'annata nettamente migliore come qualità media, ma di punte e brividi ne ho trovati di più sui 2006. Ecco perché mi meraviglio di chi si meraviglia del fatto che si possa parlare di livello medio basso su un'annata o denominazione e allo stesso tempo innamorarsi di una serie di cose.
Sono tutti d'accordo che la 2002 è stata disastrosa in Langa, eppure c'è un Monfortino tra i più grandi di sempre. Ecco, il manico conta eccome!
Tornando in Irpinia, io vorrei che non ci dimenticassimo mai che i nomi di cui parliamo e sui quali siamo mi pare abbastanza in linea, sono una piccola parte di quella che va in giro a rappresentarla, specialmente là dove si fa il mercato reale, numericamente parlando, di fiano, greco e taurasi. E' un discorso sovrapponibile a tante altre zone, me ne rendo conto, ma proprio perché penso che questa seconda rivoluzione irpina sia uno snodo fondamentale, quasi un punto di non ritorno, forse è il momento di additare i rami secchi con la stessa forza che ci spinge ad esaltare le cose belle. O no?
Paolo

 
At 2 settembre 2010 12:55, Blogger Mauro Erro said...

"forse è il momento di additare i rami secchi con la stessa forza che ci spinge ad esaltare le cose belle"

Il finale è perfetto :-)

non ti deprimere però, sei giovane e bello.

 
At 2 settembre 2010 13:09, Anonymous michele palermo said...

@ Mauro:
con me sfondi una porta aperta, sono anni che seguo perplesso l'affermazione mediatica di alcuni vini campani, falanghina su tutti.

il punto è che è difficile trovare tra i 2009 nelle zone da me citate, vini almeno dignitosi, è la massa critica di media qualità che manca a mio parere, le eccezioni non possono rappresentare da sole una regione.

 
At 2 settembre 2010 13:22, Blogger Mauro Erro said...

@ Michele: sì, ma c'è un aspetto da tener presente se si parla di massa critica: nè tu, nè io, nè Paolo facciamo parametro. Le nostre sono elucubrazioni onanistiche. Cerchiamo di allargare lo sguardo e considerare che una falanghina è un buon vino quotidiano rivolto alla massa. Discettare di un'annata piuttosto che un'altra è un esercizio che certo non appartiene alla larga fetta dei consumatori.
E riprendendo il discorso di Paolo sui rami secchi e sull'eccelenze ti consiglio di assaggiare la falanghina 2009 di Contrada Salandra o di Lello Moccia: come per Conterno, allora, vale il discorso del manico e finiamo alle considerazioni di cui sopra.

 
At 2 settembre 2010 13:51, Anonymous Anonimo said...

Mauro, su un punto non ti seguo. A volte ho l'impressione che tu abbia una concezione un po' parziale di ciò che è onanistico e ciò che non lo è.
Tutto il tuo pezzo ha un taglio molto specifico, così come in generale la "linea editoriale", se mi passi il termine, del Viandante Bevitore è tutto fuoché generalista, essendo molto centrata su piccole produzioni, novità, scoperte, vignaioli consapevoli, diversità (la filosofia delle Piccole Vigne, per capirci). E' un pubblico sicuramente di appassionati molto consapevoli e giustamente tu gli vai incontro con tante informazioni dettagliate su terreni, esposizioni, portainnesti, date di vendemmie, ecc. E allora perché un pubblico di questo genere non dovrebbe essere interessato ad un'analisi che provi a contare i peli del culo ad un'annata, una denominazione, una "nazionale" di vigneron?
Non credo che faccia bene questa "dissociazione" fra quel che si può dire nell'ambito dell'ipernicchia e quello che si può dire alla massa. Perché devo sostenere pubblicamente che la falanghina è un bel vinello quotidiano e tra noi salvarne dieci su duecento?
Se scrivessi su un quotidiano o avessi compiti istituzionali, sarei costretto a ragionare in termini diversi. E invece scrivo su mezzi che si rivolgono ad un pubblico che ha già degli strumenti per valutare se quello che gli racconto sono cazzate o meno. E rispetto a loro, rinunciare ad entrare nei dettagli non è evitare l'onanismo ma scegliere deliberatamente di fare disinformazione. Non ci sono vie di mezzo per me su questo, ma si sa: sono giovane, inesperto e con sindromi varie... :-))
ps l'ultima volta che sono stato davvero depresso era perché il Falletto Ris. '96 era uscito di tappo ed ero rimasto senza vino. Purtroppo per il mio fegato non capita da un po'..

 
At 2 settembre 2010 14:16, Anonymous michele palermo said...

@ Mauro:
il mio discorso è legato all'annata per quelle decine di produttori capaci, per la massa critica il problema non è legato alla sola 2009.

quando ti capitano così tanti vini che presentano difetti enologici evidenti e che costano tra i 5 ed i 10 euro, che girano l'italia destinati al consumatore medio, che fanno quindi l'immagine del vino campano, se ne discuti fai elucubrazioni onanistiche o speri che il consumatore che ti legge possa trarne beneficio?

purtroppo la stragrande maggioranza delle bottiglie di falanghina in circolazione, ma il discorso si può allargare a tutta la regione ed a molti altri vini, non sono buoni vini quotidiani.

spero di non essere stato prolisso e/o confuso, sono di corsa al lavoro...

 
At 2 settembre 2010 14:22, Blogger Mauro Erro said...

Ti rispondo subito (Paolo, hai dimenticato di firmarti e mettere per giunta quel bel blog che condividi con tanta gente in gamba).

hai mai sentito parlare di 2008 in Piemonte? O più correttamente parliamo di Barolo e/o Barbaresco 2008?

o per fare un altro esempio dei grignolino 2009?

Vogliamo "litigare" sulle Falanghine o sull'Asprino andando a discettare con il soggettivismo di cui tener conto sulla persistenza aromatica di questa o quella Barbera del Sannio? Oppure mi vuoi far credere che nel vesuviano il problema sia la 2009?
Stiamo parlando all'ipernicchia? Perchè veramente mi vuoi far credere che l'ipernicchia discute di Asprinio e Falnghina piuttosto che di Chablis o Cosciadura?

Se vogliamo fare un'analisi che tenga conto di tutti i fattori, non possiamo non considerare tutti i problemi e soprattuto quelli atavici che interessano alcune zone e di cui mai nessuno se non sporadicamente ha scritto per motivi vari o che in passato sono stati fin troppo "incoraggiati". Per questo mi sembra una sega mentale, preferisco scrivere un post duro sulla questione del Cirò o sull'annulamento della fiera enologica di Taurasi che di 4 Lacrima Christi mal riuscite anche perchè non si capirebbe chi mi dovrebbe leggere...
Per quello c'è il lavoro che ognuno di noi fa per le rispettive guide con tutti gli errori che commettono gli umani ovviamente...

Per me non ha senso quasi come tirarsi una martellata sui piedi.

 
At 2 settembre 2010 14:29, Blogger Mauro Erro said...

@ Michele: permettimi di non concordare. Mi spiego meglio, si è parlato di Beneventano ad esempio, bene, io ho trovato (vado a memoria senza alcuna pretesa di scientificità) i vini di Fattoria La Rivolta ad un buon livello espressivo. Il che vuol dire che indipendentemente dall'annata il manico è consapevole. Io parlo di questo. Annata difficile? Sì. Valori in campo cambiati? Sì, ma in meglio. Oggi trovo molti più produttori consapevoli e con cui posso discutere rispetto a cinque anni fa. Per cui se tengo conto di tutti i fattori, non è l'annata la discriminante, ma chi lavora e vuole lavorare in una detrminata direzione, piuttosto che un'altra. Ripeto, io queste mirabilie in passato (tanto da beccarmi epiteti vari fino al talebano) non le ho viste. Ed oggi la situazione mi pare molto migliore anche se la confronto con altre zone italiche.

 
At 2 settembre 2010 14:46, Anonymous michele palermo said...

Mauro stiamo dicendo la stessa cosa, alla fine la rivolta è l'eccezione, e comunque ha pagato un po l'annata rispetto agli standard abituali, ma quanti nomi anche più conosciuti hanno fatto brutti passi indietro? nel beneventano per me la situazione è tragica...

poi non credo che la massa critica campana sia allo stesso livello delle marche ad esempio, per non citare zone più blasonate.

ti ripeto, una cinquantina di produttori sono molto distanti dall'essere massa critica.

 
At 2 settembre 2010 14:52, Anonymous Anonimo said...

Non capisco Mauro, davvero.
Io non ho una rosa di argomenti predefiniti di cui parlare: assaggio, ragiono, racconto, esattamente come fai tu. Sul forum e su tipicamente parlo di quello che mi pare, è evidente che se invece ho una rubrica specifica sul vino campano non è che posso trattare di Barolo e Barbaresco. Non buttiamo tutto dentro un calderone, dai.
Infatti nessuno vuole "litigare" sulle falanghine, l'asprinio e cazzi vari. Ma mi vuoi dire che non c'è un certo tipo di informazione, non per forza generalista, che in qualche momento vuole far passare l'idea che va tutto bene e sono tutti grandi vini, basta che siano diversi? Principio giusto in linea teorica, disinformante e miope nella pratica, specialmente se non si apre mai il confronto sul rapporto con le altre cose che ci sono in giro.
E poi non ho l'idea settaria che hai tu dell'ipernicchia: sapessi quanti appassionati ci sono che non vogliono bere solo Borgogna.. Ti rifaccio la domanda: quando tu parli di Contrada Salandra, stai facendo un esercizio letterario o lo stai anche consigliando a qualcuno? E a chi, se l'ipernicchia beve solo Chablis e la massa compra solo al supermercato? Evidentemente c'è una fascia intermedia di lettori consapevoli che non si spaventano di informazioni e dettagli (e punti di vista critici), anzi vogliono proprio quello.
Mi è piaciuto il tuo post sulla questione Cirò, così come condivido quando Luciano butta mazzate sui giorni contati delle aziende-rami secchi irpine o sull'eterno ammalato Taurasi. Per quale motivo, allora, dovrebbe essere una sega mentale o il punto di vista da "nemico della patria" la mia analisi, argomentata, di una situazione che non è solo rose e fiori? O che prova a dire: signori, assaggiate e fatevi un'idea, quest'anno non è tutto buono, le cose belle ve le dovete andare a cercare! C'è un monopolio di chi può affrontare criticamente certe questioni? Non credo. Il fatto che il tuo bel post su Cirò si stia discutendo fondamentalmente tra addetti ai lavori, gli toglie peso? Non mi pare.
Non sono d'accordo che per queste cose c'è il lavoro delle rispettive guide: ne abbiamo parlato tante volte e lo sai che per me la guida è una cosa che va ben al di là di un elenco di simboletti ma un lavoro che deve impegnarti tutto l'anno con le questioni, le domande, gli stupori e gli approfondimenti che si innescano strada facendo.
Paolo
ps non mi ricordo come ci si firma e si mette il link, mi sa che ho perso l'appunto dove avevo username e password..

 
At 2 settembre 2010 17:20, Blogger Mauro Erro said...

Paolè, spero di essere sintetico e te lo dico a mo' di battuta

Ammesso e non concesso ci sia il fatto, la notizia quale è?

Che alcune zone siano indietro non credo che tu lo abbia scoperto oggi, perchè lo scrivi oggi allora ti chiedo?
Adesso che in un'annata meno fortunata i produttori anche hanno un alibi? :-)

si sceglie sempre cosa scrivere, non è che uno scriva a prescindere ciò che gli passa per la testa.

Per capirci meglio, letti i tuoi pezzi e il rilancio fatto da Michele sul forum con cotanto di premio in palio: in quanti vi seguirono? Vedi chi ha commentato questo post e quello di Luciano.
Più autoreferenziale e onanistico di così...

@ Michele: indipendentemente dall'annata, sempre quei 30/40 sono (erano), anzi oggi ce n'è qualcuno in più dal mio punto di vista. La massa critica non c'era prima e non c'è, forse, adesso. Se la critica in passato ha esagerato, non vuol dire che oggi debba dare mazzate per contrapasso. Ma valorizzare quei 30/40 e non gli altri in modo da farli sentire meno soli. Ci si può solo augurare che la critica sia essa Gambero, Slow, Espresso ecc. ecc. questo faccia

Su questo credo ci sia poco da discutere e mi fa piacere sapere che Paolo è sostanzialmente d'accordo visto che lavora per l'editore ad oggi più influente.

 
At 2 settembre 2010 17:46, Anonymous michele palermo said...

Mauro ti assicuro che l'adesione c'è ma è sotterranea, la gente non si espone... :)

un po come il gruppo clandestino "amici dei nemici della falanghina" su facebook che mi onoro di servire con modesti compiti di segreteria, ci si riunisce solo alcune notti speciali al cimitero delle fontanelle, quelle si che sono serate, altro che pippe mentali.

 
At 2 settembre 2010 18:05, Blogger Mauro Erro said...

:-))))

questa non è male

 
At 3 settembre 2010 11:29, Anonymous Anonimo said...

Mauro, siamo sostanzialmente d'accordo sulla questione centrale: sicuramente la consapevolezza e le punte di eccellenza in Campania crescono di anno in anno, ma c'è anche tutto il resto e non insisterei tanto su questo punto se non mi accorgessi che stanno arretrando tante realtà che qualche anno fa avrei messo nel gruppo principale. Non è una notizia questa? Il discorso annata e il discorso generale sono due questioni completamente separate, penso che ci siamo chiariti a sufficienza su questo. E per me è una notizia anche il fatto che in un contesto che si vuole descrivere come maturo e cresciuto la qualità media possa scadere così tanto in una singola annata difficile. La flessione è stata troppo forte rispetto a quanto potesse dare l'alibi della vendemmia. Non è una notizia questa? E non è una notizia che quelli bravi sono sempre più bravi?
Apriamo gli occhi: è vero che in certe zone la situazione non è incoraggiante da tempo ma diventa importante sottolinearlo quando ti rendi conto che una parte dell'informazione non solo sceglie di ignorare questo aspetto ma addirittura ci costruisce uno schema tipo "diverso? Allora tutto bene". I todos caballeros sono qui: quando si cominciare a dire che I fiano, I greco, LE falanghine, ecc. sono grandi vini, che non c'è niente di meno rispetto ad altre zone, ecc. ecc.
Mauro, ma tu sei davvero convinto che la situazione generale da noi sia già all'altezza di Piemonte, Marche, Veneto, ecc.? Le punte per me sì, sul resto meglio sorvolare. Ed è profondamente sbagliato, sempre per me, dare l'illusione alle nostre aziende e ai nostri appassionati che il gap è già colmato e che c'è un grande fratello che tiene a bada il sud sottovalutandolo..
Permettimi: ho trovato veramente sgradevole il riferimento ai commenti sul forum e sul post di Luciano. Che significa quello che dici? Io non faccio proselitismo e non misuro le cose né a contatti né a commenti, altrimenti dovrei tacciare di faillmento un sacco di post e recensioni interessanti. Se quando scrivo una cosa raggiungo anche solo una persona che legge e si fa delle domande, io ho raggiunto il mio obiettivo. Specialmente quando lo faccio online e non devo giustificare ad un editore copie o spazi venduti.
E poi permettimi ancora: l'autoreferenzialità è quella di chi ha bisogno ogni tre secondi di dire "noi abbiamo fatto", "noi abbiamo detto", "di questo ne ho parlato prima io", ecc. ecc. Se poi condividere un'esperienza è autoreferenzialità mi sa che dobbiamo smettere tutti di scrivere... :-)
Avrei qualcosa da dire anche sul discorso critica in passato ma sarebbe troppo lungo. In sintesi dico che secondo me sulla Campania la critica in passato non ha esagerato ma semplicemente sbagliato tiro. E poi Mauro, a me non puoi dire: valorizziamo quei 30/40 buoni e non facciamoli sentire soli. Perché se non mi si riconosce nemmeno questo, allora veramente stiamo parlando del nulla...
sempre Paolo

 
At 3 settembre 2010 12:02, Blogger Mauro Erro said...

Il tuo ruolo è ben diverso del raggiungere mezza persona.

Ogni tanto fai un distinguo (cosa realmente sgradevole) rispetto ad altra stampa: chi? Tu rappresenti il Gambero Rosso. Il principale editore. Io mi limiterei a fare il mio lavoro - passabile di critica, ovviamente - se ho da fare qualche critica a qualche collega e lo voglio fare pubblicamente scrivo nome e cognome. Altrimenti parlo del nulla e me ne sto zitto. Tutto qui. A mio modesto parere, questo era il senso della mia affermazione, se in un post commenti solo tu e Lello del Franco o Michele è evidente che si tratta di polemica o argomento che non interessa nessuno o che, quantomeno, si stia sbagliando strada: io scrivo per incidere in un modo o nell'altro e nel mio piccolo nei processi per migliorali. E soprattutto evito polemiche strumentali o di contrapposizione tra un editore o un altro. Spero di essere stato chiaro, il resto possiamo dircelo in privato perchè non credo interessi a nessuno.

 
At 3 settembre 2010 13:39, Anonymous luciano pignataro said...

@Paolo
Per restare al tema
secondo me tu sottovaluti il processo storico. Non voglio fare la parte del Numero Uno di Alan Ford, ma ti assicuro che sino a prima del Montevetrano, anno domini 1994 la Campania NON ESISTEVA se non come folklore e qualche curiosità come Mastroberardino e D'Ambra.
Quando dico non esisteva intendo dire che neanche nelle pizzerie e nei locali di Napoli trovavi vini campani.
Ora se assumiamo il mondo vitivinicolo nel suo complesso come un corpo umano, è indubitabile che sia cresciuto e che abbiamo, comeun individuo, i suoi passi indietro, le sue febbricole e le sue grandi performance.
Oggi la Campania è di gran lunga più importante di regioni che stavano avanti all'inizio degli anni '90: ti cito Umbria, Sardegna, Lombardia, Puglia, Emilia, Marche, Trentino
Se la batte bene con Friuli e Alto Adige, resta indietro ovviamente rispetto alle grandi (Sicilia, Piemonte, Toscana, Alto Sdige).
Quindi se contestualizziamo la tua analisi sulla 2009 possiamo essere d'accordo che è un passo indietro, ma se tu me lo assolutizzi allora non siamo d'accordo assolutamente.
Il passaggio ulteriore logico è capire se questo è un passo indietro che ha ragioni strutturali o meno.
Poi lo rapportiamo a quello che succede nel resto delle regioni italiani e vedrai che siamo lì, la situazione è uguale per tutti. Vogliamo parlare dello sfuso do una importante azienda di Barbaresco a 4,5 o dei Baroli venduti a 8 euro negli autogrill?
Dei Toscani fermi come il Michelangelo e della Sicilia in cerca di autore che annaspa?
Quello che non ho condiviso è stato il tuo assolutizzare una analisi a prescindere da tutto il resto. Vedere improvvisamente tutto nero.
Non c'è così, assolutamente
Qua nessuno fa finta di nulla, per fortuna oltre al giornale c'è un blog aperto dal 2004 in cui trovi mille di queste considerazioni.
Ma il punto è che bisogna considerare la cosa in positivo nel suo complesso. E su questo io non ho il minimo dubbio.
Sono state ben altre le crisi vitivinicole italiane (fillosserra, guerra, terremoto in Irpinia, metanolo).
Stavolta la Campania c'è,con grandi prodotti e nuove realtà. Altre vengono meno? La vita è così: non c'è mai una crescita lineare ininterrotta.

 
At 3 settembre 2010 13:49, Blogger Mauro Erro said...

commento di Paolo De Cristofaro (problemi di piattaforma, immagino)

Ti sbagli Mauro: io sono un libero professionista e non tutto quello che dico e faccio si sviluppa indossando la divisa di Gambero Rosso.
Ti ripeto: che vuol dire che "se in un post commenti solo tu e Lello del Franco o Michele è evidente che si tratta di polemica o argomento che non interessa nessuno "? Quanti post anche tuoi non vengono commentati? Vuol dire che non interessano a nessuno? O forse vuol dire che si tratta di argomenti su cui la maggior parte delle persone non hanno un'esperienza propria e completa e non se la sentono di intervenire?
Io non ho nessun problema a fare nomi e cognomi, però mi sembra tanto un modo per buttarla in caciara. Io ti ho chiesto due volte: non ti sembra che ci sia una parte dell'informazione, soprattutto a livello regionale, che tende a rappresentare una situazione già di alto livello tutta rosa e fiori? Che si sbilancia con aggettivi ed iperboli su vini appena corretti? Tu non mi hai risposto su questo punto e su molti altri. Perché dovrei cadere io nella trappola di spostare sul personale quello che è evidentemente una questione di temi e argomenti?
Le polemiche/contrapposizioni tra editori le stai tirando in ballo tu, non mi sembra di aver mai commentato mezza volta le scelte e le impostazioni di Slow Food, Espresso, Ais o quello che sia. Non sono stato d'accordo su alcune posizioni di Luciano ma non ho mica messo in mezzo Slow Food: mi pare che Luciano scriva da anni e ci siamo sempre confrontati sulle cose da lui scritte sul sito e sugli altri canali. Fammi capire: se adesso non sono d'accordo qualche volta con lui, è automaticamente in atto uno scontro fra editori? Mi dispiace, ma io non la vedo così e tu dovresti apprezzarla molto questa "libertà" di ragionare prima di tutto come persone..
E' ovvio che possiamo continuare in privato ma se hai voluto riprendere il discorso delle "spigolature" vuol dire che avevi piacere a confrontarti pubblicamente. Poi mi rimetto alla tua volontà.. ;-)

 
At 3 settembre 2010 14:19, Blogger Mauro Erro said...

Paolo De Cristofaro

@ Luciano
ho finalmente capito qual è l'aspetto della mia analisi che non hai/avete condiviso e tornandoci su mi rendo conto che probabilmente avrei dovuto essere più chiaro nel distinguere meglio i piani di discussione. Che erano e restano:
1) l'annata: più difficile del solito, come ci sono state e ci saranno sempre;
2) l'incidenza dell'annata: più difficile di quanto era lecito aspettarsi per un distretto che, come te, ho sempre letto negli ultimi anni in crescita esponenziale, come punte e come livello medio;
3) la distanza, avvertita in maniera più forte del solito, tra eccellenze e diciamo per comodità resto del gruppo. Ciclisiticamente parlando, un bel gruppo è andato in fuga e c'è più di qualche secondo rispetto a quelli dietro;
4) la preoccupazione per certe zone e certi produttori che, a prescindere dall'annata (dimentichiamocela completamente) non riescono a venir fuori come ci si aspetterebbe e ci si auspica;
5) la preoccupazione per un numero crescente di aziende di cui sia io che te che altri abbiamo scritto molto bene agli esordi, immaginando un futuro bello e solido, e che invece segnano il passo (anche qui a prescindere dall'annata);
6) la prospettiva "storica-di lungo periodo", come la chiami tu: è evidentemente il punto su cui sono stato meno chiaro e più criticabile. E su questo diciamo che non potrei ri-esprimere meglio il mio pensiero rispetto a quello che hai scritto tu pochi commenti su. E aggiungo solo che forse dobbiamo essere tutti più "coraggiosi" ad esplicitare in maniera chiara quali sono i veri cavalli di razza che rappresentano al meglio questo percorso e quelli che devono ancora lavorare tanto per esserne parte.
E questo è tutto.
E grazie a Mauro per la pazienza.
Paolo

 
At 3 settembre 2010 14:36, Anonymous luciano pignataro said...

@Paolo
Ora ci troviamo
Per dirla con nome e cognome: se Marsella si mette a fare Falanghina vuol dire che ha in mente il supermercato Sidis e non la Borgoga
Gli auguro un portafoglio pieno di soldi ma esce dal mio interesse
al 9 novembre:-)

 
At 3 settembre 2010 14:37, Blogger Mauro Erro said...

Ma quale pazienza? Appena ti vedo ti butto sotto con la macchina, tenendo presente che, come sai, non guido :-)))

Solo una precisazione: glisso su certi distinguo perchè non li trovo utili. Ognuno prende delle decisioni che possono essere discutibili: nella stampa a cui ti riferisci credo ci sia anche Il Gambero, le sue scelte e i suoi premi.
Sono discussioni che mi appassionano poco, soprattutto quando fumosi, indefiniti, senza precisi riferimenti, così come non sopporto le frecciattine, i sottointesi ecc. ecc. preferisco parlare dei vini e delle annate, lasciando all'intelligenza del lettore, poi, la scelta.

 

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