Un Vino

Giampiero Pulcini (in foto a sinistra; a destra Franco Siciliano di Ais Bibenda Roma, lo scemo in mezzo come si suol dire) è l'autore del pezzo che segue che mi ha gentilmente concesso. Giampiero è un giovane degustatore di grande sensibilità e talento, una penna vibrante, a cui sono accomunato dalla predisposizione all'emozione per certi vini. Non solo, ci accomuna un gruppo nutrito di amici, bevitori, abilissimi degustatori con cui, putroppo troppe poche volte, ci incontriamo. Uno in particolare è, con il vino, oggetto di questo pezzo: volente o nolente dovrà rassegnarsi al fatto che sempre più spesso in futuro sarà oggetto di discussione e dell'epiteto di Maestro, sostantivo troppo spesso inflazionato e mai come in questo caso, invece, azzeccatissimo. (M. E.)


Pochissimo so dell’azienda, ancor meno di vitigno e territorio.
Ne avevo prese tre bottiglie solo perché spinto da una persona speciale, di quelle che quando le incontri senti di conoscerle da sempre. Capita raramente, può non capitare mai.
Un sms sul loro Coda di Volpe: “mineralità coraggiosa”.
Bè – pensai – chissà cosa dev’essere il Fiano…

Era l’estate di quattro anni fa, Grosso aveva appena affondato i tedeschi con un sinistro di prima intenzione che era come un ricamo. Pirlo per Grosso… Grosso… GOOOOOOOOOOL!
Un sogno.

Passati quattro anni siamo affondati noi, a mandarci a picco tre siluri della corazzata (?) Slovacchia.
E’ cambiata quell’Italia fortunata e vincente, sono cambiate tante cose anche per me e per l’amico. Che è rimasto tale, beninteso, uno dei pochi con la A maiuscola.
Per quelle bottiglie, invece, quattro anni senza un sussulto, cantina fissa; finché ieri, assorto in pensieri distanti, decido per loro. E ne apro una.


Oro vivo.

Naso garbato e riflessivo, senza apparire trattenuto.
Un’idea gentile di confetto affiancata da mandorla, fieno e ginestra; quindi una nota iodata dolce di ostrica, un’altra familiare di madia – proprio lei, ci si conservava il pane fatto in casa una volta.
Il sale, si sente il sale.

In bocca compostezza non fa rima con distanza, ecco schiudersi subito la raffinata asprezza di erbe officinali e chinotto (il frutto, non la bibita) sostenuta dalla levità incisiva di una progressione sapida senza incertezze.
Buonissimo.
Ha cose da dire, ne tiene più d’una per sé. Un pudore quasi opportuno, messo lì come sembra a bilanciare l’urgenza espressiva di un’etichetta che stregherebbe Joyce: nessun nome di fantasia, nessuna immagine, nessuna retorica.

Solounasequenzaininterrottadiparoleapparentementecasualicheinveceunsignificatocelhanno.

Trovi il nome di chi quel vino lo fa, unendo i grassetti che punteggiano lo stream of consciousness.

Poi basta prenderle a coppia, quelle parole, o a trio. Persino da sole.

“sinuosastoria”
“tortuosapurezza”
“montefredanestoriachiusa” (mah…)

L’azienda.

No… non ci credo… leggi meglio… ma sì…

“castagno”

L’Amico.

Fiano di Avellino D.O.C.G. 2005, Vadiaperti

Giampiero Pulcini

posted by Mauro Erro @ 11:18,

5 Comments:

At 8 luglio 2010 12:08, Anonymous tommaso said...

Concordo sul Maestro!

 
At 8 luglio 2010 12:33, Anonymous Marco said...

tutto torna. Era un mesetto che mi chiedevo come recuperare l'indirizzo di Giampiero ed ora, grazie ad una foto e ad un blog che seguo con passione, ti ho ritrovato. Ciao Giampiero: primo complimenti per il post, secondo, ti ricordi di me? ci siamo visti a Spoleto alla degustazione di Sangiorgi sui vini della sua vita e poi ci siamo fermati a parlare da Walter e io ti raccontavo di un posto vicino Corciano, bello come un Cantarelli del 21 secolo...se non mi hai cancellato dalla memoria è il caso che ci ritroviamo per finire un paio di discorsi ( e un paio di bottiglie...:-)). Naturalmente i miei più vivi complimenti al tenutario di questo piccolo, ma intenso, blog. Saluti a tutti.

 
At 8 luglio 2010 12:58, Anonymous Anonimo said...

Mi sto emozionando...La parola "Castagno" è quasi inevitabile quando si descrive un qualsiasi panorama Irpino, sarebbe stato drammatico leggere "Armando"

Lello

 
At 8 luglio 2010 14:03, Blogger Giampiero said...

Ciao Marco, certo che mi ricordo di te! Fatti vivo su "giampieropulcini@libero.it", che ci si trova di sicuro. Un salutone.

 
At 8 luglio 2010 22:28, Anonymous Anonimo said...

Dopo avere espresso il mio modestissimo parere sui vini "professorali" di cui al post successivo, mi sono trovato a rileggere, con maggiore attenzione, le impressioni di Giampiero sul Fiano di Vadiaperti, e mi sono detto: guarda un pò quante emozioni può suscitare un vino ... e quanta prosopopea se ne può trovare in altri che costano una tombola in più.
Luca

 

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