Street food e Kebab
lunedì 14 giugno 2010
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Non solo in Italia – dove pare che i nomadi abbiano diffuso questa pratica alimentare forse tremila anni fa accolta molto bene dai nostri antenati romani: da Berlino a Bangkok, da New York a Shangai, mangiare per strada è un’abitudine comune, tradizionale e pratica, che offre al consumatore/passeggiatore un momento di condivisione collettiva (mangiare per strada è un fatto pubblico, anche se si è soli), detta mode e tendenze ed è capace, come in passato, di mescolare e fondere gli usi e i consumi alimentari più disparati, tanto da riadattare e occidentalizzare (nel nostro caso) molti cibi.
E se un tempo l’abitudine di consumare i pasti in piedi, velocemente, sostando in locali semi-aperti adiacenti alla strada (strutture, tra l’altro, ancora presenti tra le vestigia di Pompei) era prerogativa quasi esclusiva delle classi popolari che vivevano la strada, con l’avvento dell’industrializzazione e dell’entrata nel mondo del lavoro delle donne, il fenomeno aumenta. E se ai tempi dei romani mangiare per strada o mangiare velocemente era un sacrilegio, un fatto poco serio, oggi la pratica fa tendenza e ultimamente, con la crisi che avanza, è quasi una necessità!
Pensiamo ai Fast Good di Ferran Adrià ideati per offrire un servizio rapido, economico e di qualità, ai Pret a Manger londinesi o all’Atelier di Joel Robuchon. Ma al di là delle novità lanciate da cuochi affermati e non per garantire qualità e rapidità low cost o dar fastidio agli ammazza/fegato Mc Donald’s, il cibo di strada più affascinante e più vero rimane quello degli ambulanti o dei piccoli locali che affacciano sulla strada delle città. Al musso di porco o alle pizze a portafoglio da anni ormai e un po’ dappertutto si accompagna il kebab.
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Ottimo anche Aladdin in via Sant’Anna dei Lombardi, nel cuore del centro storico di Napoli a pochi passi dalla facoltà di architettura. Ormai i kebab fanno parte dei menù di pub e birrerie più disparate, tanto che c’è anche chi, come lo storico Babette in via Caravaglios 27, a Fuorigrotta, tra i crostoni e i fritti all’italiana, ha inserito nel suo menù l’esotico panino. Mentre chi vuole osare la fusion completa pare esista la pizza al Kebab alla pizzeria Cerveza a Saviano (Na), proprio all’entrata del paese: una pizza bianca con mozzarella, kebab, patatine e aggiunta di salsette piccanti. Ce n’è per tutti i gusti insomma. E se dobbiamo ricordarci, al momento di ordinare il nostro kebab, di specificare che non vogliamo la versione “classica” bensì quella “antica” servita nel pane arabo, dobbiamo altresì ricordare di rispettare un piatto che ci ha permesso di scoprire, per quanto occidentalizzati, gusti e sapori nuovi e che rappresenta, come un tempo furono la pizza e gli spaghetti, un esempio di integrazione culturale, scambio e incontro tra popoli lontani e diversi.
Iggy Pop - The Passenger -
Adele Chiagano
posted by Mauro Erro @ 08:33,
2 Comments:
- At 22 giugno 2010 alle ore 12:25, Giovanni Romito said...
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Come al solito Adele sei stata puntuale e interessante.
Mi permetto di suggerire il Neapolis in Via Palladino, nei pressi di Piazzetta Nilo, ideato e gestito da una famiglia greca. - At 26 giugno 2010 alle ore 18:51, adele said...
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Ciao Giovanni!
Grazie mille per la segnalazione:)