Prove tecniche di Nip e Draff, i chiaroscuri della birra: Color tonaca di Frate

Non sappiamo quale arcano motivo abbia spinto Mauro ad “affidarsi” a noi ma sta di fatto che ora siamo qui e dobbiamo provare a giustificare la nostra presenza. Nip e Draff rappresentano rispettivamente un assaggio di birra da degustare e gli scarti del processo di brassaggio (noi diremmo le trebbie) e in questa sede non avrete altro che sorsetti di notizie di birre correlati da piccoli retroscena a volte seccanti a volte irridenti che forse vi faranno andare storta la sorsata o vi faranno vedere con occhi diversi la pinta che avete di fronte.
In pratica raccogliete tutto quello che verrà scritto qui ma non bevetevi tutto quello che vi diremo. Il mondo del nettare di Gambrinus è molto più vasto e complesso di come ce lo immaginiamo e la sua storia (ma anche geografia viste le evoluzioni degli ultimi tempi) è tanto vasta quanto inesplorata. Considerateci quindi come dei propositori o dei suggeritori tutti da testare perché non basta leggere che la Westvleteren è il massimo se non l’avete mai bevuta. E poi secondo voi a quale delle tre ci riferivamo? Alcuni diranno la 12 è ovvio. Ma quanto è scontata la risposta se non conoscete il sapore di una Westvleteren Blonde o non avete mai versato in una coppa una Westvleteren 8. Speriamo che vi venga la voglia di assaggiarle e riprovarle, di passare per l’Abbazia di Nostra Signora di St. Sixtus di Westvleteren (non senza prima aver telefonato il giorno prima e dato il vostro numero di targa) per ritirare una cassa di quelle che i monaci vi daranno (e non di quella che vorrete), o comunque per fermarvi nel loro locale “In de Vrede” sedersi è ordinarla. Quale? Quella delle tre che vi ha più colpito o quella delle tre che vi ha meno entusiasmato almeno per darle un’altra possibilità. Se lo farete vi renderete conto che sebbene si tratti di monaci cistercensi e sebbene facciano vita monastica, come si dice dalle nostre parti, alzano i soldi con la pala! Non è vero cari fraticelli dell’abbazia di Notre-Dame de Scourmont (Chimay per intenderci)?
Si è vero ai nostri cari monaci va il merito di aver dato sede fissa all’arte birraria (entro le mura dell’abbazia), nonché continuità storica tramandando la metodologia brassicola belga (una delle più complesse e imitate al mondo). Facciamo riferimento ai primi quaderni di brassaggio in cui le note dei vari step della produzione venivano riportati fedelmente, come ad esempio l’inoculo del mosto che poteva avvenire previa immersione della mano nel mosto per rilevarne lo stato ottimale o quando si riusciva a vedere la propria immagine riflessa in superficie. Certo è che oggi daremo a tale pratica una valenza da mago-alchimista, ma se valutiamo che il termometro di Fahrenheit è stato invento nel 1714 e l’idrometro di Marin nel 1768 tutto sembra aderire all’evoluzione storica della birra. A questo aggiungiamo anche la tecnica della rifermentazione in bottiglia o delle tre estrazioni da un'unica miscela di malti attraverso cui si dava vita a tre tipologie birrarie : la prima melior, la secunda e la tertia. La Prima melior, birra forte e gustosa era venduta per sostenere il monastero, la secunda, diciamo una birra da tavola, toccava ai nostri fraticelli e la tertia … beh quella la si offriva ai mendicanti. E voi a quale categoria appartenete? Gustativamente parlando s’intende!

Gianluca Polini e Francesco Immediata

posted by Mauro Erro @ 08:56,

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