Madonna dell’Olivo e l’olio di Antonino Mennella

Quando si parla di olio d’oliva ci si pone sempre la stessa domanda: come mai il consumo dell’olio extravergine di oliva di qualità, nonostante i riconoscimenti avuti dalla ricerca medica, l’affermazione a livello mondiale della cucina italiana che ne fa largo uso, le guide specializzate, le continue ricerche e la sua storia, continua ad essere ostacolato da cattive abitudini, luoghi comuni e considerazioni economiche che non tengono conto dei reali costi di produzione, assai onerosi soprattutto in Italia?
Nonostante l’attenzione, cresciuta soprattutto negli ultimi anni, il maggior concorrente dell’olio di qualità continua ad essere il prodotto industriale, dal gusto anonimo e dai prezzi competitivi, per non dire molto bassi, troppo forse, al di sotto comunque dei costi che una discreta produzione dovrebbe sostenere. Eppure noi facciamo un largo consumo oleario, l’olio per un italiano è come il latte: un alimento necessario, per usi e abitudini e per gusto. Nonostante questo, il prodotto che ci rappresenta come la pizza e gli spaghetti è quello che ha più problemi sul mercato. Nei nostri supermercati campeggia olio non italiano, un po’ come il latte, con la differenza che da nord a sud, escluso il Piemonte e la Valle D’Aosta, la nostra penisola è un fiorire di olivi e non di mucche. In ogni caso non ci stancheremo mai di ripetere quanto faccia bene l’olio di oliva, alla crescita, a prevenire malattie metaboliche e cardiovascolari in quanto ricco di antiossidanti e vitamina E, a favorire l’aumento del colesterolo buono e l’abbassamento di quello cattivo perché povero di acidi grassi saturi e ricco di monoinsaturi.
Se adesso provaste ad assaggiare l’olio di Antonino Mennella della Madonna dell’Olivo, una piccola azienda sita a Serre in provincia di Salerno, anche voi vi chiedereste tutto ciò. Provate il suo blend, l’olio extravergine Raro denocciolato ( 50 % ravece; 50% rotondella), per esempio, sentirete delle note fresche di erba di campo, buccia di pomodoro ed erbe officinali, menta e salvia soprattutto e prezzemolo. In bocca è un po’ amaro e una piacevole sensazione piccante ritorna, insieme ad echi balsamici, a stuzzicare le sensazioni retrolfattive. Un olio incantevole, di grande personalità, e molto delicato. Così come l’olio di oliva extravergine denocciolato Carpellese, cultivar della zona, elegante e dai toni leggermente più fruttati e floreali tra sfumature di nocciola e basilico, con la giusta dose di amaro e peperoncino piccante nel finale. Interessante (anche per il nome) l’olio extravergine di oliva Itran’s, monocultivar Itrana, dal naso pungente con sentori verdi e di fiori di campo. In bocca è presente una bella nota piccante, mentre l’amaro è più dosato e le sensazioni sono più fresche. Rotondella, moraiolo, leccino, ravece, carpellese, itrana e frantoio sono le cultivar presenti nei sei e ettari e mezzo gestiti da Antonino Mennella. Geologo di professione, olivicoltore per passione o meglio per fede, con un grande sogno: produrre oli unici, non uniformati, dai gusti differenti e capaci di esprimere al meglio le caratteristiche di ogni varietà. E così che l’appassionato Antonino studia le tipologie di cultivar e il loro adattamento all’ambiente, con scrupolo e dedizione, in campagna e ancora di più nel frantoio. Tutto nasce nel 2003 dopo l’incontro con Luigi Veronelli, quando decide di non lasciar morire gli olivi secolari di famiglia e sceglie di seguire per la produzione del suo olio proprio il metodo Veronelli: una sorta di disciplinare molto più rigido e restrittivo di quello della Dop. Fondamentale, secondo questo metodo di produzione, infatti, il massimo “rigore” e “la tracciabilità” dell’olio che non è solo un bollino di qualità, ma una scelta filosofica del produttore stesso. L’etichetta diventa così la vera e propria carta d’identità dell’azienda: indica al consumatore l’intero percorso di trasformazione nella più totale trasparenza. Pochi gli interventi in campagna, ma la differenza la fa la cura del dettaglio nel processo di trasformazione.

Le olive, raccolte direttamente dall’albero, arrivano intatte al frantoio entro quattro ore dalla raccolta. Qui si avvia immediatamente il processo di trasformazione monitorato in ogni suo passaggio per evitare il trasferimento di difetti all’olio cercando allo stesso tempo di garantire il maggiore rilascio di sostanze fenoliche che caratterizzano anche il gusto finale. A premiare il suo lavoro non sono mancati premi e riconoscimenti, come l’ultimo che classifica il suo unico blend, Raro, al primo posto tra i Best 20 premiati da Flos Olei 2010 come “Migliore Olio Extravergine di Oliva Blended Fruttato Intenso”.
Antonino non smette di credere nel suo sogno, nonostante gli sforzi per sostenere i costi di produzione e un mercato sempre più difficile. Non riesce a trovare seguito tra i coltivatori della zona, anzi con rammarico mi mostra piccoli oliveti secolari adiacenti al suo, completamente abbandonati. Ma nonostante le difficoltà continua ad aver voglia di sperimentare, ha da poco intrapreso, infatti, la coltura di asparagi selvatici da cui ricava una buonissima crema e non mancano progetti interessanti per il futuro.

Adele Chiagano


Olio extra vergine d’oliva denocciolato Madonna dell’Olivo 500 ml
10,00/15,00 €


Madonna dell’Olivo
Via Garibaldi, 18 - Serre (SA)
Tel: 0828-974950
info@madonnaolivo.it
www.madonnaolivo.it

posted by Mauro Erro @ 18:43,

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