Il Riposo della Polpetta

A quanti di voi sarà capitato di scegliere un libro perché semplicemente incuriositi dal titolo? Probabilmente, mi auguro, almeno più di quanto si compra una bottiglia di vino perché affascinati dall’etichetta! Ma se in un’affollata libreria vi saltasse agli occhi: “Il Riposo della polpetta” potreste rimanere indifferenti?
Questo titolo che ai più potrebbe sembrare stravagante nasconde, in effetti, una giusta e condivisibile intuizione: “Il riposo delle polpette”, scrive l’autore nella prefazione, “assomiglia molto a quello che succede nella nostra mente quando elaboriamo le idee. Le idee sono il risultato di esperienze, incontri, riflessioni, suggestioni. Tanti ingredienti che si mettono insieme e poi producono pensieri nuovi. Ma prima che ciò accada è utile far riposare quegli ingredienti, dargli il tempo di depositarsi, di amalgamarsi, rassodarsi. Il riposo delle polpette è come il riposo dei pensieri, dopo un po’ vengono meglio.”

Massimo Montanari, insegnante di Storia Medioevale e Storia dell’Alimentazione all’Università di Bologna e direttore del Master in Storia e cultura dell’alimentazione è l’autore del Riposo della Polpetta, una raccolta di un centinaio di suoi interessantissimi articoli apparsi negli ultimi cinque, sei anni sul mensile “Consumatori” rivista di Coop Adriatica e nelle pagine domenicali de La Repubblica. Di facile e piacevole lettura, il libro si rivela un tesoro di curiosità e spunti di riflessione che rimarcano la strettissima connessione tra presente e passato. Dai proverbi e ai modi di dire come “girare la frittata” o “farsi infinocchiare” alla nascita delle tecniche di conservazione dei cibi è tutto un susseguirsi di percorsi storici, culturali e sociali. Perché il barbecue è prerogativa maschile? Dove nascono le patatine fritte? Siamo sicuri che l’arancione sia il colore originale delle carote? E se vi dicessi che il bell’arancio che oggi appare normale sarebbe stato ottenuto attraverso le selezioni operate nel diciassettesimo secolo dagli orticoltori olandesi, in onore della famiglia reale (gli Orange appunto), mi credereste? Quando la cioccolata diventò dolce?
Tutto ha un senso e tutto ha un perché: persino ciò che ci sembra più banale contiene frammenti significativi della nostra storia ed esprime aspetti profondi della nostra cultura.
Pensiamo, per esempio, alla distanza fra le classi. Postulato fondamentale della cultura dei ceti dominanti, essa si esprimeva anche nei codici di comportamento alimentare, nel modo di pensare ai cibi e alla loro destinazione. E se ai giorni nostri il dittatore della Corea del Nord per sconfiggere la fame “incaricasse” i suoi scienziati di mettere a punto una nuova formula di impasto per gli spaghetti (aggiunta di soia e altro) per “ritardare” la fame, non dobbiamo affatto meravigliarci. Creare una formula che renda indigesto un piatto con l’obiettivo di saziare i poveri affamati era una pratica assai diffusa in passato, dal Medioevo, quindi, fino ai giorni nostri, pratica ovviamente pensata dai “padroni” per i quali il piacere della tavola era loro esclusivo privilegio. Così che, come la storia è contornata di eroi, anche la storia dell’alimentazione può averne di suoi. Zuco Padella, un contadino, “quasi ogni nocte” si faceva un varco nella siepe per raggiungere i peschi del bellissimo giardino di Messer Lippo, il signore. I continui tentativi maldestri di furto di pesche, frutto proibito ai poveri, diventano una vera e propria sfida al privilegio di classe: Zuco Padella è un eroe del riscatto sociale!
Le pratiche di cucina, ma più in generale tutto ciò che ha a che fare con il cibo (dai modi di produzione alle tecniche di trasformazione, dalle modalità di consumo alle ritualità conviviali) costituiscono un decisivo tassello del patrimonio culturale della società. Al cibo è legata l’identità dell’uomo, esso non è solo un oggetto nutritivo bensì una realtà culturale.
Il cibo e la cucina hanno sempre segnato i tempi e i comportamenti umani al punto che la cucina può essere assunta a metafora della vita – a meno che non ammettiamo che la vita stessa sia metafora della cucina”.

Adele Chiagano

Il Riposo della polpetta (e altre storie intorno al cibo)
Massimo Montanari
Ed. Laterza 2009

posted by Mauro Erro @ 08:37,

3 Comments:

At 20 aprile 2010 09:50, Anonymous Mafaldina said...

Ho letto questo libro non molto tempo fa e devo dire che si è rivelato piuttosto interessante.
Ne ho parlato anch'io sul mio blog: http://www.pastificiodeicampi.it/blog/2010/letture-gastronomiche-sulla-neve.html

 
At 20 aprile 2010 12:23, Anonymous Francesco Annibali said...

Interessanti i libri di Montanari. Ma tutti uguali: una volta che ne hai letto uno...

 
At 20 aprile 2010 12:52, Blogger Adele ch said...

Dici? Mi ero ripromessa di leggere altri libri di Montanari visto l'entusiasmo per questo. Ti farò sapere...

 

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