Piccole Vigne a Terra Madre Campania


Noi difendiamo la diversità.
A coloro che già stanno storcendo il naso diciamo che nessuno di noi ha intenzione di impugnare alcun vessillo ideologico; piuttosto, scusandoci della debolezza, rispondiamo ad un semplice bisogno: quello di uomini che vengono da mondi paralleli e amano ascoltare i silenzi dei contadini e osservare la sapienza, pagana e arcaica, di gesti che si tramandano e si rinnovano, di una conoscenza, l’unica, veramente consapevole; i bisogni di chi ormai si è abituato d’inerzia ai veloci cambiamenti di questa società, di chi cerca la propria identità.
I piccoli vignaioli. Molti dei quali, con le loro piccole aziende nascono non solo come rivendicazione orgogliosa di appartenenza ad una Terra, ma come esigenza spiccia, dopo quel maledetto settembre 2001, di difendere il proprio reddito, spesso non sufficiente per una vita dignitosa in questo nostro Sud, messo a rischio dal calare del prezzo delle uve che, quest’anno, ha raggiunto i più bassi livelli di sempre.
Piccole Vigne non poteva non incontrarsi con Terra Madre Campania, perché è la Terra che difendiamo. Anche da noi stessi.
Chè una vigna divorata dai boschi è come un libro bruciato in piazza.

Questa degustazione ha rappresentato l’esordio di Luciano Pignataro come Responsabile vino per Slow Food Campania e Coordinatore per la prossima guida Slow delle regioni Campania, Basilicata e Calabria. A lui il mio in bocca al lupo: che questa nuova avventura sia foriera di personali soddisfazioni, d’indimenticabili incontri e di buoni vini.
Voglio inoltre ringraziare Tommaso Luongo, colto e abile degustatore, pochi come lui, Delegato dell’Associazione Italiana Sommeliers di Napoli, per aver condito, come ciclicamente avviene ormai con le Piccole Vigne, il racconto delle sue impressioni tecniche.
L’auspicio personale che questo non sia il solo incontro tra buoni amici, ma, simbolicamente, il suggello di una prossima e fattiva collaborazione tra due grandi ed indispensabili associazioni.
Ringrazio Slow Food Campania, Gaetano Pascale e tutti coloro che si sono occupati dell’organizzazione di questa degustazione: una macchina perfetta che ha operato tra non poche difficoltà.
Infine i contadini, agricoltori e produttori: vi sono grato per la disponibilità, ma soprattutto per i vostri vini. Rendono il nostro lavoro di semplice racconto molto più semplice.
Vi lascio all’introduzione e alle note di Sara Marte, precedute da una mia breve presentazione delle Aziende. La ringrazio per aver gentilmente esaudito la mia richiesta.
Chè a noi piacciono i giovani, umili, preparati e perbene, non solo in vigna.


Nelle cose della natura c’è una verità intrinseca che mostra lo spirito e la sostanza della Terra. Qui, nelle nostrane "Piccole Vigne" c’è la bellezza del vino e la centralità del viticoltore ed il suo territorio. Educare a conoscere le diversità territoriali passa da qui ed attraversa nel bicchiere la Falanghina, il Fiano, Il Greco, Il Piedirosso, La Barbera e l’Aglianico. Così ecco le degustazioni che, come direbbe Luciano Pignataro, sono “i nostri spunti fuori dai riflettori”.

Quartum Cantina Di Criscio: Falanghina dei Campi Flegrei 2008 doc
Francesca Adelaide ha 25 anni e studia Ingegneria Gestionale; la sorella Rosa, che di anni ne ha 27, è architetto. Luigi, l’ultimo dei tre fratelli Di Criscio non ha ancora compiuto i 18. A loro si aggiungono Dario Mammalella che cura la parte commerciale e Marco Salvatore Tifeo, l’enologo, entrambi ventinovenni.
È questa ventata di gioventù che difende a denti stretti i due ettari di proprietà, dove si coltiva la falanghina, dall’invasione del cemento che caratterizza e ha caratterizzato quest’angolo di Napoli.
Le piante hanno mediamente 25 anni di età (la vigna è un corpo unico), le piante vecchie su piede franco mentre i nuovi impianti su portainnesti 1103 Paulsen. La conduzione è convenzionale, ma attenta, in cantina si lavora semplicemente con una classica vinificazione in bianco. Dopo tre mesi di affinamento, si commercializzano le trentamila bottiglie prodotte.
Si presenta di colore giallo paglierino limpido e luminoso. La struttura è esile e parla al naso con un linguaggio semplice ma non banale. Il primo impatto è di mela annurca. Esprime una grande freschezza al palato, risulta alquanto sapido. E’ tutto giocato su piccole piccolissime sfumature di fiori bianchi e leggeri sentori citrici. E’ fine e molto gradevole.

Ciro Picariello: Fiano di Avellino 2006 Docg.
A 28 anni, Ciro Picariello decide di lasciare il suo mestiere di Geometra e ritirarsi in campagna. Già da allora, la moglie Rita è al suo fianco. Anno domini 1993, s’impianta vigna, Fiano, nell’appezzamento di Summonte: 2,5 ettari di terreni a medio impasto a 650 metri d’altitudine. Tremila ceppi per ettaro allevati a spalliera con potatura Guyot.
Primo imbottigliamento nel 2004. Dal 2005 in poi al vigneto di Sumonte si aggiunge nel blend in bottiglia un altro a Montefredane: un terreno di due ettari e mezzo argilloso-calcareo acquistato nel 2003, a 550 metri d’altitudine su cui vengono impiantati 3400 ceppi di fiano.
Il colore giallo paglierino è abbastanza carico con riflessi dorati. E’ decisamente tipico nella sua mineralità viva e nella buona struttura. Si percepiscono al naso le erbe aromatiche e la frutta a pasta bianca. Al palato mantiene tutta l’eleganza espressa al naso e aggiunge una freschezza ben equilibrata al calore alcolico. E’ un vino presente e di buon corpo.

Cantina Bambinuto: Greco di Tufo Picoli Docg 2008
La vigna risale al 1993, la zona è la collina di Cutizzi, a Santa Paolina. I corpi dove si coltiva il greco diversi, almeno 4: dalla frazione Picoli, un pendio ben esposto di mezzo ettaro, si ricava il cru che dà il nome al vino. Nella vigna si utilizza il sistema della lotta integrata e gli interventi si effettuano solo quando necessario, il sistema d’allevamento è la spalliera con potatura guyot. In cantina con l’aiuto dell’enologo Antonio Pesce, si lavora con una vinificazione in bianco, criomacerazione, sosta sulle fecce fini. Il vino non viene commercializzato prima del maggio successivo.
I tre giovani fratelli Aufiero, Marilena più di tutti, impegnati dal 2006 in questa nuova piccola reatà.
Il colore è un giallo paglierino carico con riflessi dorati. I profumi non sono inaspettati con una mineralità spiccata. Si esprime elegantemente con sentori fruttati e note leggermente vegetali. Al palato regala qualcosa di più. E’ croccante, la frutta è soda, carnosa. Buona la persistenza. Bella la chiusura che lascia la bocca pulita.

Contrada Salandra: Piedirosso dei Campi Flegrei 2006 doc
L’incontro di Peppino Fortunato con la vigna avviene all’età di 17 anni, negli anni ’80, quando suo padre Francesco, falegname, decide di comprare due ettari di vigna a Pozzuoli. Di lì in poi, una serie di accadimenti casuali, come sempre nella vita succede, tra cui l’incontro fondamentale con la moglie Sandra Castaldo, porterà il giovane Peppino dalla meta quasi raggiunta di una Laurea in Ingegneria al mestiere di agricoltore e apicoltore. Sì apicoltore, e proprio i continui viaggi a Montalcino per la più importante fiera di settore, porterà la giovane coppia ad avvicinarsi al mondo del vino.
Producono circa 15.000 bottiglie di Piedirosso e Falanghina dei Campi Flegrei, due ettari di proprietà e due in gestione a Coste di Cuma, coltivati in maniera naturale. In cantina si utilizza solo l’acciaio.
Di colore rosso granata è limpido e abbastanza trasparente. Subito al naso si esprime come un bel rappresentante della tipicità di questo vitigno. Al naso è minerale, fruttato. Si sentono le erbe aromatiche. La bocca è in linea con il naso e si muove fresco, asciutto, di corpo snello e scorrevole. Piacevolissima la beva.

Anna Bosco: Barbera Armonico 2007 Sannio doc
È custodita dai fratelli Mario e Filippo Venditti (Anna Bosco, la mamma) la tradizione di famiglia, prima azienda certificata nel produrre Barbera del Sannio, attiva sin dal 1974. Pochissime bottiglie prodotte per passione e orgoglio delle proprie radici.
In contrada San Tommaso a Castelvenere, nell’ettaro e mezzo di proprietà. Piante di circa 15 anni su una media collina a circa 200 metri d’altitudine, allevate a spalliera. In Cantina solo acciaio per preservarne l’identità.
Il colore è luminoso, pieno, ricco, carico di un bel rosso rubino. Al naso io percepisco subito delle note balsamiche , sentori di frutta fresca . Il lampone ed i frutti rossi in genere , piacevoli, succosi, ricchi. In bocca è decisamente in linea con il naso. Ci regala ancora agilità, facile beva e una bocca pulita in barba ai suoi 14,5 gradi. Un gran bel bicchiere.

Casula Vinaria Aglianico 2008 Paestum igt
In tre non fanno cent’anni. Salde radici contadine, giravano sin da piccoli tra vigne e mosti, tra i nonni e i genitori che producevano vino per consumo personale. Armando Ruggiero, classe 1978, lungo praticantato da Bruno De Conciliis, diplomatosi perito agrario all’Istituto Tecnico di Eboli come gli altri due cugini e compagni di viaggio, Fiore e Daniele Iuorio (annate ’80 e ’82).
Poco più d’un ettaro ad Aquara, una vigna a 250 metri sul livello del mare, esposta a sud est, da terreni argillo-calcarei. Le piante d’aglianico innestate su un classico 420/A danno vita all’aglianico Brigante, lavorato solo in acciaio e commercializzato in 3.000 unità.
Solo due annate prodotte, ma quest’ultima, promette veramente bene.
Il colore è di un bel rubino brillante, vivo, giovane. Al naso esprime delle note speziate. Si riconosce la vaniglia, io noto leggero il pepe ed una mineralità celata ma presente. Percepisco una leggera nota di geranio e la frutta rossa matura. Il tannino è decisamente levigato direi quasi “preciso”. Lo trovo infine di buon corpo ed equilibrato. Direi che è ben fatto.

Mauro Erro e Sara Marte

posted by Mauro Erro @ 08:12,

2 Comments:

At 10 dicembre 2009 14:55, Blogger ettore galasso by irpiniadabere said...

Leggendo questo post, la cosa che maggiormente colpisce è la giovane eta' di tutti i protagonisti.Qusesto vuol dire che l'agricoltura e nello specifico la viticoltura e la sua naturale conseguenza cioè la produzione di vino è qualcosa che attrae i nostri giovani e questo è bene.
Da quanto scritto si deduce un denominatore comune : la passione !

 
At 30 dicembre 2009 19:52, Anonymous Anonimo said...

AGGIORNA IL BLOG!!!!!!!!!!

 

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