Il Giovedì Nero

Il Giovedì nero è un termine che passerà alla storia come l’inizio del crollo della borsa di Wall Street. Fu infatti giovedì 24 Ottobre 1929 – ieri, l’ottantesimo anniversario – il primo giorno di un periodo di crisi meglio conosciuto come grande depressione o più semplicemente La Crisi del 1929: la fase di recessione più importante che probabilmente il mondo occidentale post industriale abbia mai conosciuto.
Ma il Giovedì nero di cui parlo io è un altro e non passerà certo alla storia, e che queste considerazioni nascano nello stesso periodo dell’anno di quello ben più famoso è solo una coincidenza.
Il giovedì nero da cui nasce questo scritto, più precisamente, il pomeriggio del giovedì, è quello di un’umile bottega che vende vino (la nostra) dove si registrano i dati di minor incasso del’intera settimana. Vedere qualche cliente è merce rara.
Perché?
Semplice. Perché a Napoli, il Giovedì pomeriggio i negozi di alimentari, salumerie, macellerie et similia, sono chiusi per il loro giorno di riposo settimanale.
Quindi?
La prima riflessione evidente è che le persone vanno in giro per fare compere solo per necessità, ossia compere di generi alimentari di cui si ha bisogno altrimenti si sta a casa. Tra questi generi alimentari, pane, latte, pollame e affini, il vino non c’è.
La seconda riflessione diretta conseguenza della prima è che il vino è considerato alla stregua di un jeans o di una camicetta: si compra vino quando si va a fare shopping, ed in questo momento di crisi, si aspettano i saldi o si va in enoteca nei fine settimana quando si è ospiti a cena da qualche amico e non ci si può presentare a mani vuote o altrimenti quando si deve fare un regalo al professionista di turno per sdebitarsi di una cortesia avuta. Santi e feste di compleanno fanno il resto. Appassionati (vivaddio) esclusi.
E se volessimo allargare il focus d’indagine?
Bene, il grafico che apre queste elucubrazioni domenicali, riporta i dati, che mi ha gentilmente fornito Marco Baccaglio de I Numeri del Vino, del consumo procapite di vino degli Italiani dagli anni ’60 ad oggi: dai 100 e passa litri si è arrivati a poco più di 40 litri di vino procapite consumati oggi dagli Italiani.
Ma com’è che abbiamo tolto al vino lo status di alimento?
Quali sono i motivi di questa caduta libera dei consumi?
Il vino costa troppo o che?

A voi le risposte.

posted by Mauro Erro @ 07:22,

3 Comments:

At 25 ottobre 2009 10:44, Blogger RoVino said...

Le risposte possono essere molteplici, anche se io sono molto dubbioso su questi dati. Soprattutto non tornano con il boom del vino che c'è stato a metà degli anni '90 fino ai primi del 2000. Qualcosa non quadra. Ricordo benissimo che se andavo in enoteca alla ricerca di un vino, se questo era stato premiato, quasi sempre era finito. Quindi quel grafico non può essere corretto, manca sicuramente qualche dato fondamentale.
Detto questo, credo che l'aumento esponenziale del costo dei vini (e questo è avvenuto persino nei supermercati, e non si arresta neanche ora) ha dato sicuramente una bella stoccata alle vendite in Italia. Il costo della vita è aumentato in ogni cosa, dalle scarpe ai mobili, dalle lavatrici ai ristoranti, mentre gli stipendi, a chi ha la fortuna di averli, non sono affatto cresciuti, soprattutto hanno subito un tracollo con l'arrivo dell'euro.
E' ovvio che il vino paga, come del resto anche le birre che costano sopra i 5 euro, nessuno può permettersi di farne un uso quotidiano.

 
At 25 ottobre 2009 10:58, Blogger Mauro Erro said...

Però possiamo permetterci tante altre cose più o meno utili o no?
Tra l'altro la seconda domanda che mi viene da porti è: l'aumento del prezzo di una bottiglia è stata proporzionale all'aumento qualitativo del vino dagli anni '60 ad oggi?

 
At 25 ottobre 2009 14:34, Blogger FERDINANDO said...

Il consumo di vino è in calo sicuramente e i dati sono più che attendibili.Le cause vanno ricercate,secondo il mio parere, negli stravolgimenti che la nostra società ha avuto negl'ultimi 40 anni.Prima si lavorava molto piu fisicamente,lavori duri,si zappava molto di più la terra e quindi il vino era un supporto calorico importante.Io provengo da una famiglia di contadini e prima il vino sulla tavola non mancava mai.
Non solo supporto energetico ma dava anche calore la sera ,prima di andare a dormire.Oggi invece la vita è diversa,quando si sta seduti vicino ad una scrivania e concentrati sul lavoro,è difficile bere vino,perche il tempo per smaltirlo è molto più lungo e la sera ci sono i riscaldamenti.Poi mettiamoci la miriade di schifezze super alcoliche che la moda ha portato nei locali notturni più la scarsa cultura dell'alimentazione e la "bassa" cultura consumistica a spendere 200 euro per un pantalone e 2 per un vino e arriviamo al punto di oggi. Io speriamo che me la cavo...

 

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