Chambertin* Grand Cru 1999 Armand Rousseau

Ecco, l’ho fatto. Ci ho pensato a lungo e ho deciso di scriverne approfittando del solito calo di ascolti del fine settimana. Mi sono più volte chiesto a quante persone possano interessare le quattro considerazioni che di seguito scriverò. Una di quelle bottiglie che per averla bisogna spendere almeno 200 euro (e dico almeno riferendomi all’ultima annata commercializzata, su quanti euro occorrono per questa 1999 lascerei perdere), sempre che si riesca a reperirla.
La richiesta è di gran lunga superiore all’offerta.
E quindi, perché scriverne?
Perché innanzitutto esiste la cronaca e bisogna portargli rispetto ed in secondo luogo perché è giusto anche comprendere e far comprendere che chi svolge un ruolo, uno qualsiasi in questo “mondo del vino”, in maniera professionale cercando di dare il meglio di se, con certe bottiglie si deve misurare. Perché è da queste bottiglie che spesso nascono i parametri che utilizziamo per valutare il vino in senso assoluto. Se non bevo uno Chambertin di Armand Rousseau non so a quale livello di finezza ed eleganza possa arrivare un vino, se bevo solo Montepulciano industriale o di scarsa qualità non avrò mai idea di cosa possa essere un tannino setoso e via discorrendo.
Sì, ho usato il termine misurarsi non a caso, perché in un certo senso l’incontro con un vino è un po’ come un incontro di boxe, ci si misura, sulla breve o sulla lunga distanza, si cerca di capire il proprio avversario e alla fine si vede chi metterà ko l’altro.
Questo è stato un incontro sulla breve distanza. Poche, ahimé pochissime riprese.
Pochissime per due ragioni. La prima perché non ero solo. La seconda perché era il diciassettesimo vino servito. Ah, se state pensando che diciassette son troppi per riuscire a valutare la prova di un vino, posso aggiungere che il sedicesimo, cioè quello che ha preceduto lo stallone francese, era un altro francese, certo Chateau d’Yquem annata 1989. Cosa cosa? Uno Chambertin dopo un Sauternes? No, non è un gioco di parole. Dopo l’Yquem lo Chambertin e tale era la freschezza, la leggiadria, lo scalpitante incedere del Rousseau, che se esiste una regola esiste anche l’eccezione: ma quale palato stanco o saturo?
Prima ripresa: ecco, subito quattro buffettoni, ben piazzati, nitidi al volto, m’ha pigliato e me le ha date e più le prendevo e più mi andava di prenderle, ficcando proprio il mio naso in mezzo a suoi diretti. Ma quella era poesia e non ci potevo far niente.
Finezza, dicevo. Ecco, credo di non aver mai sentito un frutto così croccante e così ben definito, così invitante e sensuale: non parliamo di complessità né di ampiezza, anzi, si può tranquillamente dire che questo vino è solo un pargoletto e che avrà tutto il tempo di aprirsi, parliamo di una visceralità e di una profondità di sensazioni che il tempo svelerà e, soprattutto, di un effluvio di tale nitidezza e naturalezza espressiva come raramente o forse mai con tale intensità e forza, un do di petto infinito, abbia sentito. Liquirizia, spezie e la sua minerale carica terragna a corredo.
Seconda ripresa: ci vado piano, con timore, altrimenti le riprendo di santa ragione. Solo una goccia, solo una piccolissima goccia per bagnarmi le labbra e la lingua. Una sola goccia e il palato mi si satura. Si, una goccia basta perché il palato si saturi completamente di Chambertin 1999 Armand Rousseau. Qual forza, quale carica, quale impressionante rullo compressore sia è quasi inspiegabile. Sorso dalla tensione gustativa impressionante, elettrizzante, centro bocca voluttuoso e saporito, carnale e libidinoso, chiusura sapida interminabile.
Ko alla seconda ripresa.


*Chambertin è il più celebre tra i crus di Gevrey, 12.9 ettari di vigna considerata tra le migliori della Borgogna. È compreso tra la zona boschiva che occupa la parte superiore della collina, la Rue des Grands Crus e le vigne Latricieres a sud e Clos-de-Bèze a nord ad un'altezza compresa tra i 270 e i 280 metri. Ha pendenze meno importanti rispetto al vicino e benché sia di piccole dimensioni le caratteristiche microclimatiche possono essere abbastanza difformi. Ad esempio, la quasi totale assenza dei venti freddi a Nord, al confine con il Clos-de-Béze, permette di anticipare la vendemmia di almeno una settimana rispetto ad altre zone dello Chambertin. Rivolto verso levante beneficia perfettamente dei primo raggi mattutini, i terreni sono di roccia calcarea ricoperta da un sottile strato di detriti e di terre brune. I 12.9 ettari sono divisi tra 21 produttori, con parcelle minime di 0.05 ettari come quella posseduta da Dugat-Py (circa un paio di centinaio di bottiglie prodotte l’anno) fino ad una superficie massima di 1.95 ettari di proprietà del Domaine Rousseau. Il vitigno, inutile dirlo, è il Pinot Nero.

posted by Mauro Erro @ 10:42,

4 Comments:

At 12 settembre 2009 11:16, Anonymous Anonimo said...

mamma mia che sete...
paolo dc (senza alcun riferimento partitico...)

 
At 12 settembre 2009 20:38, Anonymous Nonsolodivino said...

complimenti, non l'ho mai assaggiato, ma avendo assaggiato il '99 di JL. Trapet mi immagino la tua soddisfazione.

 
At 12 settembre 2009 20:52, Anonymous Rinaldo said...

Contro un gran Pinot Noir c'è poco da fare: concretezza e fascino.

 
At 12 settembre 2009 22:49, Blogger Alessandro Castaldo said...

Assolutamente una delle massime espressioni del Pinot nero...è un punto di riferimento per chi vuole capire la finezza, l'eleganza e sontuosità di questo vitigno!!

 

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